Blocco navale, stretta sui ricongiungimenti familiari, espulsioni più facili. Sono alcune delle misure contenute nel Ddl Immigrazione approvato mercoledì scorso dal Consiglio dei Ministri. A fronte del numero di sbarchi, i rimpatri in Italia procedono a rilento rispetto ad altri Paesi dell'Ue. Anche di questo si è parlato nella puntata del 12 febbraio di "Numeri", approfondimento di Sky TG24
Dalla stretta sui ricongiungimenti familiari a quella sulla protezione complementare: il Ddl Immigrazione approvato l'11 febbraio dal Consiglio dei Ministri fissa una stretta sui flussi migratori, a partire dall'autorizzazione di blocchi navali sulle acque territoriali in caso di allarme sulla sicurezza nazionale. Il provvedimento punta a rendere le espulsioni più rapide per gli stranieri condannati per un ampio ventaglio di reati e per chi partecipa a rivolte nei Centri di permanenza per rimpatri (Cpr) che da ora saranno strutture ‘blindate’. Ma quali saranno i possibili effetti? Anche di questo si è parlato nella puntata del 12 febbraio di Numeri, approfondimento di Sky TG24.
Quanti migranti sbarcano da navi Ong
La stretta italiana segue quella messa in campo da diversi Paesi europei ma su ogni singola misura occorre valutare l’impatto effettivo. È il caso, per esempio, del blocco sostanziale sulle attività delle organizzazioni non governative (Ong) che si occupano di salvataggio dei migranti in mare. Come evidenziano recenti dati del Viminale, in un anno di flussi ingenti, come è avvenuto nel 2023, la quota di migranti sbarcati da imbarcazioni riconducibili a Ong ha rappresentato solo l’8,5% rispetto ad altri mezzi.
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Quali sono i Paesi "sicuri" secondo l'Ue?
Per accelerare le richieste di asilo e le procedure di rimpatrio, l’Unione Europea ha stilato una lista di Stati terzi considerati "sicuri". Nell'elenco figurano Marocco, Tunisia, Egitto, Kosovo, India, Bangladesh e Colombia, dove sono in vigore accordi in base al quale una persona che non ha diritto di soggiornare negli Stati membri viene riammessa nel Paese d'origine.
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Quanti migranti provenienti da Paesi sicuri sono sbarcati in Italia?
Secondo dati del Ministero dell’Interno, sul totale dei migranti maggiorenni sbarcati in Italia nel 2025 meno del 40% arriva dai Paesi "sicuri" individuati dall’Ue. Il 62% proviene, invece, da Paesi terzi dove le procedure di rimpatrio sono più complesse.
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Rimpatri, confronto con il resto dell'Ue
Nonostante l’adozione di leggi che accelerano le pratiche di espulsione, l’Italia si colloca dietro ad altri Paesi Ue per numero di rimpatri effettivi. Dati Eurostat relativi al terzo trimestre 2025 indicano che la Penisola ha ultimato 1.110 procedure, molte meno rispetto a Germania, Francia, Svezia, Polonia e altri Paesi europei che non sono di primo approdo.
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Il caso della Germania
A determinare l’andamento delle espulsioni non è solo la burocrazia del Paese sulla gestione dei flussi, ma anche le nazioni di origine dei migranti. È il caso della Germania, che nell’ultimo scorcio dell’anno ha rimpatriato in Europa il maggior numero di cittadini stranieri. Stando ai dati Eurostat, il 26% delle espulsioni ha riguardato immigrati provenienti dalla Turchia, Paese con cui Berlino ha rapporti privilegiati. Seguono Georgia, Paesi balcanici (anche Ue), Asia e Russia/Bielorussia. Mentre una quota residuale (11%) arriva dall’Africa dove le procedure di rimpatrio sono più difficili a causa, soprattutto, della mancanza di accordi bilaterali tra i governi.
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