Migranti, le nuove norme Ue sui Paesi sicuri e la stretta sulle richieste d’asilo

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Ludovica Rossi

Ludovica Rossi

Il Parlamento europeo ha approvato due nuove norme in materia migratoria che definiscono quali possono essere considerati “Paesi sicuri” e che, di fatto, rendono più facile il respingimento dei richiedenti asilo

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Sono due i nuovi regolamenti approvati in via definitiva dall’Eurocamera riunita in sessione plenaria a Strasburgo martedì 10 febbraio, che andranno a modificare le procedure d’asilo dell’Ue. La prima, adottata con 408 voti a favore, 184 contrari e 60 astensioni, consiste nella creazione di un elenco di sette Paesi di origine sicuri, comprendente Bangladesh, Colombia, Egitto, Kosovo, India, Marocco, Tunisia. A cui si sommano i Paesi candidati all’ingresso nell’Unione, e quindi Albania, Montenegro, Georgia, Moldavia, Ucraina, Macedonia del Nord, Bosnia Erzegovina, Serbia e Turchia.

Ii Paesi di origine sicuri

Nel concreto ciò renderà più difficile per i cittadini provenienti da questi Paesi veder accettate le proprie richieste d’asilo, poiché, essendo quelli da cui provengono Stati considerati “sicuri”, verrebbe meno la loro necessità di ricevere protezione. Spetterà al singolo richiedente dimostrare che le nuove disposizioni non devono applicarsi nel suo caso, a causa di un fondato timore di persecuzione o del rischio di subire gravi danni in caso di rimpatrio. Sarà la stessa Commissione Ue a monitorare la situazione nei Paesi inclusi nell’elenco, valutandone eventuali rimozioni.

 

I Paesi terzi sicuri

La seconda norma, approvata con 396 voti a favore, 226 contrari e 30 astensioni, definisce invece il concetto di “Paese terzo sicuro”, dove potranno essere trasferiti i richiedenti asilo non cittadini di quel determinato Paese, le cui domande sono dichiarate inammissibili in Ue. Per rendere possibile il trasferimento sono necessarie alcune condizioni, come l’esistenza di un legame famigliare, linguistico o culturale tra il richiedente e il Paese terzo; o il fatto che il richiedente sia transitato in quel Paese terzo prima di arrivare in Ue e avrebbe potuto chiedervi protezione; o, infine, l’esistenza di un accordo bilaterale, multilaterale o dell’Ue con quel Paese. 

I Paesi terzi sicuri

Pro e contro nell’Eurocamera

Velocizzare i processi di asilo e di rimpatrio, agevolando procedure oggi lente e frammentate grazie a un pacchetto di regole chiare e condivise: questi sono i principali punti di forza citati da chi, in seno all’Eurocamera, ha votato a favore dei regolamenti. Tra loro vi è Alessandro Ciriani, relatore di Ecr sul dossier dei Paesi di origine sicuri che, ospite a Generazione Europa su Sky Tg24 ha dichiarato: “Finalmente l’Europa ha deciso di rioccuparsi dei temi migratori, anziché subirli. Tutti hanno fatto un bagno di realtà e si sono accorti che la politica delle porte aperte non produce l’effetto desiderato, perché non consente nessuna integrazione delle persone straniere. Al contrario, le condanna alla povertà culturale, alla miseria economica, ad entrare nelle fila della criminalità producendo degrado”.

Dall’altro lato, chi si oppone alla stretta denuncia la chiusura di un’Europa sempre più fragile e incurante dei diritti umani e del diritto d’asilo. È di questo avviso Cecilia Strada, esponente del Partito Democratico: “Von der Leyen continua a ripetere che l’approccio alla migrazione è fermo e giusto. Finora abbiamo visto benissimo la parte ferma, ma non ancora quella giusta. Il voto sui Paesi sicuri è un passo verso la riduzione dei diritti fondamentali e credo che questo sia un grande problema non soltanto per le persone in movimento, ma per tutti noi. Servono politiche sociali che generino integrazione e vadano oltre la propaganda del ‘chiudiamoli fuori’. Le nostre economie hanno bisogno di questi lavoratori e lavoratrici, quindi il tema è come regolarizzare: la regolarizzazione porta benefici che la condizione giuridica di ‘irregolare’ non arreca nella nostra società”. 

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