Il nuovo leader dell'Iran ordina di mantenere chiuso lo Stretto di Hormuz, minaccia ritorsioni e chiede ai Paesi della regione di chiudere le basi americane. Intanto crescono le voci sul suo stato di salute: secondo media Uk sarebbe gravemente ferito e ricoverato in terapia intensiva
Dopo giorni di attesa e speculazioni, oggi è finalmente arrivato il primo messaggio alla nazione della nuova Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei. Un discorso carico di toni bellici e richiami alla continuità con l'era del padre Ali Khamenei, ma pronunciato senza alcuna apparizione pubblica. Le sue parole sono state lette da una speaker della tv di Stato, mentre sullo sfondo compariva soltanto la sua immagine. Un'assenza che alimenta il giallo sulle sue condizioni di salute. (SEGUI LA LIVE PER TUTTI GLI AGGIORNAMENTI)
Il primo discorso della Guida suprema iraniana
Nel messaggio, Mojtaba Khamenei ha ribadito la linea dura della Repubblica islamica nel pieno della guerra in corso. "Lo Stretto di Hormuz rimane chiuso. I Paesi della regione chiudano le basi americane. Non ci arrenderemo mai e vendicheremo il sangue dei nostri martiri", ha dichiarato. Il nuovo leader ha insistito sulla necessità di "sconfiggere il nemico" e ha avvertito che l'Iran "sarà costretto ad attaccare coloro che cooperano" con gli avversari.
Accanto ai toni militari, Khamenei ha rivolto un appello all'unità interna e alla continuità istituzionale: "Promettiamo alla defunta Guida suprema che seguiremo il percorso tracciato e faremo del nostro meglio per proseguire quanto fatto in passato. Chiedo a tutti i leader politici dell'Iran di mostrare unità". Ha inoltre affermato che Teheran è "pronta a migliorare i rapporti con i Paesi vicini", pur ribadendo che ogni attacco riceverà una risposta.
Il giallo sulla sua salute: nessuna apparizione, voci di coma e ferite gravi
La mancata presenza di Mojtaba Khamenei nel suo primo discorso ufficiale ha riacceso i dubbi sul suo reale stato di salute. A tre giorni dalla nomina, la nuova Guida suprema continua a non mostrarsi in pubblico. Ieri l'ambasciatore iraniano a Cipro aveva confermato che Khamenei sarebbe rimasto ferito nel primo giorno di bombardamenti di Stati Uniti e Israele, il 28 febbraio, un attacco in cui sono morti sei membri della sua famiglia, incluso il padre Ali Khamenei. Secondo il Daily Mail, Mojtaba sarebbe in coma all'ospedale universitario Sina di Teheran e avrebbe perso una gamba nell'attacco. Una parte della clinica sarebbe stata isolata per garantirne la sicurezza. Nessuna conferma ufficiale è arrivata da Teheran, ma il fatto che il discorso sia stato letto da una giornalista e non pronunciato da lui alimenta ulteriormente le speculazioni.
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Una figura da sempre nell'ombra e una successione controversa
L'assenza di Mojtaba Khamenei non sorprende del tutto: anche in passato è apparso raramente in pubblico e non ha mai ricoperto incarichi governativi ufficiali. Per anni ha operato nell'ufficio del padre come figura influente ma discreta, cablogrammi statunitensi diffusi da Wikileaks lo descrivevano come "il potere dietro le vesti".
La sua nomina ha sollevato critiche e accuse di deriva dinastica: la Repubblica islamica, nata dalla rivoluzione del 1979, prevede che la Guida Suprema venga scelta per autorevolezza religiosa e politica, non per successione familiare. L'ascesa del figlio di Ali Khamenei ha quindi alimentato timori di una trasformazione del sistema in una sorta di monarchia religiosa. Oggi, però, il vero nodo riguarda la sua capacità di esercitare il potere nel pieno di una crisi regionale senza precedenti. E la sua assenza pubblica, proprio nel giorno del primo messaggio alla nazione, non fa che aumentare le domande.