Ideputati Ro Khanna e Thomas Massie accusano il Dipartimento di Giustizia di aver coperto i nomi di sei uomini “ricchi e potenti” nei file desecretati sul finanziere morto nel 2019. Dopo aver visionato i documenti integrali, li hanno resi pubblici in Aula. Tra i nomi il miliardario Leslie Wexner, il ceo di DP World Sultan Ahmed bin Sulayem e un “Nicola Caputo”, che l’ex eurodeputato italiano smentisce categoricamente di essere. Nessuna incriminazione è stata formalizzata
Il caso Jeffrey Epstein continua a infiammare Washington. Ad aprire un nuovo scontro sono stati il deputato democratico Ro Khanna e il repubblicano Thomas Massie, che hanno accusato il Dipartimento di Giustizia di aver oscurato senza base legale i nomi di sei uomini nei documenti ufficiali resi pubblici sul finanziere morto in carcere nel 2019. I due parlamentari, tra i promotori della legge che ha imposto all’amministrazione Trump la pubblicazione dei file, hanno avuto accesso alla versione non censurata dei fascicoli. Successivamente, prima in conferenza stampa davanti al Dipartimento di Giustizia e poi in Aula alla Camera, hanno deciso di rendere pubbliche le identità.
La denuncia: "Nessuna ragione per oscurarli"
Secondo Khanna e Massie, i sei uomini comparirebbero in una raccolta di fotografie in stile “mug shot” - una sorta di schedario con 20 individui - insieme a Epstein, Ghislaine Maxwell, due vittime note e diverse donne. I parlamentari sostengono che i nomi non avrebbero dovuto essere coperti dagli omissis previsti dalla legge approvata dal Congresso lo scorso novembre, che limita la discrezionalità del Dipartimento di Giustizia nelle redazioni. “Non c’è nulla nella nostra legislazione che consenta di oscurare i nomi di quegli uomini”, ha dichiarato Massie. Khanna ha accusato apertamente il Dipartimento di aver continuato a violare lo spirito della norma. “Perché ci è voluto che io e Thomas Massie andassimo al Dipartimento di Giustizia per rendere pubbliche queste sei identità?”, ha detto dalla Camera. “Se in due ore abbiamo trovato sei uomini che stavano nascondendo, immaginate quanti uomini stanno coprendo in quei tre milioni di fascicoli”.
Secondo i due deputati, alcuni degli uomini potrebbero essere implicati in accuse legate al traffico sessuale. Tra loro - hanno aggiunto - figurerebbe anche un alto funzionario di un Paese straniero. Al tempo stesso, non hanno presentato prove dirette di reati né risultano incriminazioni formali.
I parlamentari hanno inoltre segnalato che numerosi documenti presentano ancora parti oscurate, ritenendo possibile che alcune redazioni siano state effettuate in precedenza dall’Fbi o da un gran giurì, prima della procedura di pubblicazione del Dipartimento di Giustizia.
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I sei nomi letti in Aula
Khanna ha quindi reso pubblici i nominativi:
- Leslie (Les) Wexner, miliardario fondatore di Victoria’s Secret, Abercrombie & Fitch e Bath & Body Works
- Sultan Ahmed bin Sulayem, presidente e amministratore delegato di DP World e della Ports, Customs & Free Zone Corporation di Dubai
- Salvatore Nuara, che secondo alcune ricostruzioni sarebbe un ex detective del dipartimento di polizia di New York
- Zurab Mikeladze
- Leonic Leonov
- Nicola Caputo
Non è immediatamente chiaro, hanno precisato i media americani, chi siano con esattezza alcuni dei soggetti citati.
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Il caso Wexner
Il nome più rilevante sul piano pubblico è quello di Leslie Wexner, 88 anni, per lungo tempo legato a Epstein, che aveva gestito parte dei suoi investimenti. Un rappresentante legale di Wexner ha dichiarato che nel 2019 un assistente procuratore federale aveva informato i suoi avvocati che l’imprenditore era considerato una fonte di informazioni su Epstein e non un obiettivo dell’indagine. Secondo la difesa, Wexner avrebbe collaborato pienamente e non sarebbe più stato contattato. Massie ha però richiamato un documento Fbi del 2019 in cui Wexner sarebbe stato indicato come co-cospiratore in relazione al traffico sessuale di minori.
Le email al sultano bin Sulayem
Particolare attenzione ha suscitato il nome di Sultan Ahmed bin Sulayem, figura di primo piano nell’economia degli Emirati Arabi Uniti. Secondo quanto riferito, il 25 aprile 2009 Epstein avrebbe inviato a un indirizzo riconducibile al manager un'email con la frase: “Ho adorato il video della tortura”. In uno scambio del settembre 2015, bin Sulayem avrebbe scritto a Epstein di una giovane donna conosciuta a Dubai, descrivendo il rapporto in termini espliciti. Secondo ricostruzioni riportate dalla stampa americana, Epstein e bin Sulayem sarebbero stati presentati dall’investitore immobiliare Andrew Farkas. Epstein avrebbe inoltre favorito contatti tra il manager emiratino e Tom Pritzker, erede della catena Hyatt, e tentato di promuovere un accordo con Wexner.
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Il nome “Nicola Caputo” e la replica italiana
Tra i sei figura anche un “Nicola Caputo”. Alcuni media statunitensi hanno ipotizzato possa trattarsi dell’ex europarlamentare italiano, politico campano attivo dagli anni ’90, già consigliere comunale a Teverola, consigliere regionale della Campania nel 2005 ed eurodeputato in più legislature. Contattato dall’Ansa, Caputo ha smentito categoricamente: “Non c’entro niente con questa storia. Il Nicola Caputo che cercate non sono io. Nel 2009 ero solo un consigliere regionale e non avevo contatti con gli Stati Uniti”. Ha inoltre annunciato l’intenzione di rivolgersi all’ambasciata americana per chiarimenti e di tutelare la propria reputazione in sede legale, parlando di rischio di “linciaggio mediatico”.
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Anche il fratello di Elon Musk nei documenti
Nell’ultima tranche di documenti pubblicati compare più di cento volte anche il nome di Kimbal Musk, fratello di Elon Musk. Secondo quanto riportato da Forbes, le email includerebbero scambi su feste, inviti sull’isola privata di Epstein e un ringraziamento del 2012 per averlo messo in contatto con una donna. Kimbal Musk ha dichiarato di aver incontrato Epstein una sola volta nel suo ufficio di New York e di non essere mai stato sull’isola.