Il ministro degli Esteri francese ha presentato una denuncia per "i presunti fatti" che coinvolgono il diplomatico Fabrice Aidan, menzionato nei dossier. "Sto aprendo un'indagine amministrativa per avviare un procedimento disciplinare”. Anche un sultano nello scandalo. I dem attaccano: “Censure inutili”
Continua ad allargarsi a macchia d’olio il caso Epstein. Ieri il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot ha dichiarato di aver presentato una denuncia alla giustizia transalpina per "i presunti fatti" che coinvolgono un diplomatico francese, Fabrice Aidan, menzionato nei dossier. "Sto anche avviando un'indagine amministrativa per contribuire al lavoro della giustizia e avviare un procedimento disciplinare", ha aggiunto Barrot. Fabrice Aidan, il cui nome è stato menzionato da Mediapart, è un segretario generale degli Affari Esteri attualmente in congedo per motivi personali e lavora per un gruppo energetico, secondo una fonte a conoscenza del caso. Barrot si è dichiarato "sconvolto" e "indignato" per le rivelazioni. "Quando ho appreso queste informazioni, sono rimasto inorridito e ho fatto quello che chiunque avrebbe fatto al mio posto" denunciando i fatti alle autorità.
Le parole di Trump del 2006
Dagli sviluppi del caso, il presidente degli Usa Donald Trump pur ritenendosi assolto dalle carte pubblicate è consapevole dei rischi che i dettagli contenuti nei file rappresentano. "Grazie al cielo lo state fermando. Tutti sanno quello che fa". Era il 2006 quando il tycoon si congratulò con l'allora capo della polizia di Palm Beach per le accuse pubbliche, le prime, a Epstein. Parole che ora alimentano i dubbi su quanto il presidente realmente sapesse del pedofilo. L'aver ammesso che "tutti sapevano" di quello che faceva Epstein appare in contraddizione rispetto alle sue ripetute dichiarazioni sul non essere stato a conoscenza di nulla. Eppure nella telefonata del 2006 al capo della polizia di Palm Beach il presidente fece espressamente riferimento - riporta il Miami Herald - alle adolescenti con cui il pedofilo si accompagnava oltre a descrivere Ghislaine Maxwell come l'"agente " dell’uomo, una "malvagia che pensa solo a se stessa".
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Un sultano nello scandalo
Dai documenti pubblicati spunta anche il nome di un uomo d'affari degli Emirati, il sultano Ahmed bin Sulayem. Nel 2005 ricevette una email in cui il pedofilo gli scriveva: "Mi è piaciuto il video di torture". Fra i due i rapporti erano stretti. Tanto che nel settembre 2015 il sultano raccontò a Epstein di una ragazza, scendendo nei dettagli.
I file censurati
Mentre i dettagli sull'ex finanziere morto suicida in carcere continuano a rincorrersi, le polemiche e le critiche contro il Dipartimento di Giustizia si moltiplicano. I democratici lo hanno accusato di aver censurato inutilmente e senza motivo molti file continuando con quell'insabbiamento che si protrae da mesi. "In sole due ore di accesso ai file non oscurati abbiamo trovato i nomi di almeno sei uomini" che non avrebbero dovuto essere censurati, hanno denunciato. I nomi sono stati poi rivelati dai media.