Caso Epstein, la denuncia di due deputati: “Nei file censurati nomi di sei uomini”

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Secondo i membri del Congresso il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti avrebbe oscurato il nome di almeno "sei uomini" probabilmente implicati nel caso. Uno dei sei ricoprirebbe una posizione di alto livello in un governo straniero mentre un altro sarebbe una personalità di spicco

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Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti avrebbe oscurato il nome di almeno "sei uomini" probabilmente implicati nel caso di Epstein: a denunciarlo sono i deputati Ro Khanna e Thomas Massie, dopo aver avuto accesso ai documenti non censurati sul pedofilo. I due - un democratico e un repubblicano - intenderebbero concedere al ministero guidato da Pam Bondi il tempo necessario per rimuovere gli omissis dalle carte ma non escludono la possibilità di rendere pubblici i sei nomi durante una seduta della Camera, così da godere dell'immunità. Uno dei sei uomini, ha detto Massie, ricoprirebbe una posizione di alto livello in un governo straniero mentre un altro sarebbe una personalità di spicco.

La posizione di Re Carlo sul fratello Andrea

Intanto il caso Epstein ha investito anche la Gran Bretagna. Re Carlo, preoccupato per le rivelazioni sul fratello Andrea, si è detto pronto a collaborare con la polizia. In particolare la polizia britannica è incaricata di valutare l'eventuale rilevanza penale delle informazioni confidenziali che l'ex principe Andrea avrebbe condiviso con Jeffrey Epstein su alcune missioni svolte in anni in cui era emissario e testimonial commerciale per conto di vari governi britannici in Asia. L’annuncio è arrivato ieri da Buckingham Palace, con una nota senza precedenti nella quale ricorda come Carlo abbia già "mostrato la profonda preoccupazione", attraverso azioni "senza precedenti", sul coinvolgimento del fratello nello scandalo dei legami con il defunto finanziere pedofilo americano. Sul caso sono intervenuti anche i principi William e Kate, definendosi “molto preoccupati”. 

Ghislaine Maxwell non parla

Intanto non ha parlato Ghislaine Maxwell, chiamata a testimoniare alla Camera sul caso Epstein, in un videocollegamento dal carcere a porte chiuse. L'ex compagna e complice del finanziere suicidatosi in carcere si è avvalsa della facoltà di non rispondere, invocando il quinto emendamento della Costituzione, che garantisce il diritto al silenzio per non autoincriminarsi. Gli avvocati di Maxwell, condannata a 20 anni per aver aiutato Epstein ad abusare sessualmente di ragazze minorenni, hanno fatto sapere che parlerà solo se riceverà la grazia presidenziale. Sono pronti intanto a deporre a fine febbraio Bill e Hillary Clinton, ma è battaglia se la loro testimonianza debba essere pubblica, come vuole l'ex coppia presidenziale, o a porte chiuse, come vorrebbero i repubblicani, forse nel timore che l'interrogatorio possa diventare un imbarazzante boomerang anche per Donald Trump. Dai nuovi file pubblicati dalla giustizia Usa emerge che Maxwell aiutò Bill a fondare e finanziare le sue iniziative filantropiche dopo la presidenza, prima però dell'incriminazione di Epstein in Florida nel 2006.   

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