Aborto, il Texas torna indietro di 100 anni: chi lo pratica rischia il carcere

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La Corte suprema dello Stato ha autorizzato l'entrata in vigore di una legge del 1925 che vieta l'interruzione di gravidanza e punisce con la carcerazione chi lo pratica, ribaltando la sentenza di una corte inferiore che l'aveva bloccata temporaneamente

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Si manifestano le prime conseguenze dirette e drammatiche della decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha abolito il diritto all'interruzione di gravidanza ribaltando la 'Roe v. Wade':  la Corte del Texas ha autorizzato l'entrata in vigore di una legge del 1925 che vieta l'aborto e punisce con la carcerazione chi lo pratica, ribaltando la sentenza di una corte inferiore che l'aveva bloccata temporaneamente. Il Texas torna così indietro di quasi un secolo in termini di diritti. Mentre New York invece va nella direzione opposta: sfida i 9 saggi sull'aborto e anche sulle armi, mettendosi alla guida degli Stati democratici decisi a rispondere alla svolta di destra del massimo organo giudiziario americano, che sta accelerando la spaccatura del Paese sul piano politico e ideologico. Anche Google ha deciso di scendere in campo, promettendo di cancellare i dati di localizzazione delle donne che visitano le cliniche abortiste.

Le conseguenze della sentenza della Corte Suprema Usa

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Si tratta dell'ultima di una serie di battaglie legali innescate dalla cancellazione la settimana scorsa della sentenza Roe v Wade da parte della Corte Suprema Usa che ha così revocato il diritto federale all'interruzione di gravidanza.
In Texas, questo ha portato automaticamente al ritorno in vigore della legislazione del '25 che vieta l'aborto e punisce chi lo pratica. Cliniche per l'interruzione di gravidanza avevano ottenuto da un giudice della Contea di Harris uno stop temporaneo con la motivazione che la legge era stata di fatto abrogata dalla Roe v Wade ma la sentenza è stata ribaltata dalla Corte Suprema del Texas.

 

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