Libia, scontri a Tripoli per l'arrivo in città del premier "parallero" Bashagha

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Pesanti combattimenti hanno costretto il neo primo ministro e la sua delegazione a lasciare subito la capitale, sede dell'esecutivo riconosciuto dall'Onu del rivale Dbeibah che rifiuta di cedere il potere senza libere elezioni. Durante la guerriglia è rimasta ferita anche una guardia dell'ambiasciata italiana

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Combattimenti tra milizie rivali a Tripoli hanno seguito l'arrivo questa mattina del primo ministro del governo libico Fathi Bashaga, nominato lo scorso 10 febbraio dal Parlamento di Tobruk in opposizione all’esecutivo di unità nazionale, riconosciuto dall'Onu, di Abdul Hamid Dbeibah. Ieri sera Bashaga, sostenuto dal maresciallo della Cirenaica Khalifa Haftar, aveva annunciato il suo ingresso nella capitale libica "accompagnato da diversi ministri, per iniziare il lavoro", dopo che il suo nuovo governo era stato nominato dal Parlamento. Nelle stesse ora Dbeibah, in previsione dell'arrivo del primo ministro rivale, aveva ordinato all'aeronautica militare di "colpire i movimenti militari non autorizzati nella capitale".

Bashaga costretto a lasciare la capitale libica

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Gli scontri hanno costretto Bashaga e la sua delegazione a lasciare la città. Lo ha annunciato l'ufficio stampa di Bashaga, che ha aggiunto di aver preso questa decisione "per fermare lo spargimento di sangue e garantire la sicurezza e la sicurezza delle persone".  Secondo il The Libya Observer, citando fonti locali, nella capitale ora prevale una "cauta calma". 

Ferita anche una guardia dell'ambasciata italiana

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Nel corso dei combattimenti è rimasta ferita anche una guardia libica dell’ambasciata italiana, come riporta il sito Abaad News.  "L'Amministrazione della protezione delle missioni diplomatiche annuncia il ferimento di uno dei propri elementi per colpi di arma da fuoco esplosi negli scontri che si sono verificati a Tripoli, mentre sta lavorando per proteggere l'ambasciata italiana", si legge. Da fonte informata si è appreso che la guardia è stata colpita da proiettili vaganti e non nell'ambito di uno scontro a fuoco mirato.

Il governo di Ddeibah per ora non ha lasciato dichiarazioni

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Non sono ancora giunte reazioni dal governo di Dbeibah, che si era insediato il 15 marzo 2021 in seguito a un accordo tra le fazioni libiche mediato dall'Onu, con l'obiettivo di portare il Paese a elezioni che ponessero fine a dieci anni di instabilità e guerra civile seguiti alla deposizione e all'assassinio del presidente Muammar Gheddafi. Gli scontri tra i leader politici portarono però a un rinvio sine die del voto, inizialmente previsto lo scorso 24 dicembre.

A far salire la tensione anche i dissiti sulla divisione dei proventi del greggio

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La Libia è tornata quindi a spaccarsi in due, con le autorità della Cirenaica, sostenute dalle milizie di Haftar, opposte a quelle di Tripoli. Nonostante il sostegno di Haftar, che nel 2019 aveva tentato di conquistare la capitale ed era stato respinto dall'intervento turco a fianco dell'allora premier Fayez al-Serraj, Bashagha, ex ministro dell'Interno, non è finora riuscito a estromettere Dbeibah, il quale ha dichiarato che si dimetterà solo per lasciare il posto a un governo eletto. I rivali di Dbeibah ritengono però il suo compito concluso con il fallito tentativo di organizzare le elezioni. La crescente instabilità politica ha portato nelle scorse settimane a ripetute interruzioni della produzione petrolifera, principale fonte di introiti del Paese nordafricano. A far salire la tensione hanno contribuito proprio i dissidi sulla divisione dei proventi del greggio.

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