Guerra in Ucraina, cocktail cambiano nome e no a vodka: le proteste simboliche anti-Russia
I barman americani cambiano nome ai drink russi, in segno di supporto per lo Stato di Kiev: il Moscow Mule diventa Kiev Mule, il White e il Black Russian ora sono White e Black Ukranian. Alcuni governatori americani mettono al bando il più famoso liquore russo, così fanno anche Australia e Nuova Zelanda. Sono tutti piccoli segni di protesta contro il conflitto armato
Il dissenso contro la guerra in Ucraina scatenata dalla Russia passa anche da gesti simbolici. Le iniziative per “oscurare” l’influenza russa sulla cultura occidentale hanno iniziato a moltiplicarsi negli ultimi giorni. Si va dal boicottaggio che alcuni Stati stanno portando avanti contro la circolazione di prodotti russi – vodka in primis – alla scelta dei barman americani di cambiare i nomi russi di popolari cocktail
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Si è così tornati a parlare di “cancel culture”, una sorta di "damnatio memoriae" moderna con cui un personaggio o un oggetto, simboli di correnti culturali ben riconoscibili, vengono sostanzialmente eliminati – cancellati, appunto – da media e social media, o da particolari circoli intellettuali, sociali e professionali
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Negli Stati Uniti, in quest’ottica, una schiera di barman ha deciso di chiamare Kiev Mule il Moscow Mule, per eliminare il riferimento alla capitale russa e inserire quello alla città ucraina. Il White Russian e il Black Russian, altri cocktail molto popolari nel mondo, diventano White Ukranian e Black Ukranian. La Caipiroska, a base di vodka russa (è proprio questo che la differenzia dalla Capirinha, dove invece l’acolico principe è la cachaça), diventa Caipi Island
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Al di là di gesti simbolici come questi, oltre alle sanzioni già inflitte dai Paesi occidentali contro Mosca, sempre negli Stati Uniti c’è chi attacca l’influenza della Russia in Occidente colpendo uno dei suoi principali prodotti di esportazione, la vodka
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È una misura a metà tra l’economico e il culturale. In ogni parte del mondo, il liquore distillato è praticamente sinonimo di Russia. Secondo quanto riporta Forbes, i governatori di alcuni Stati americani stanno portando avanti misure per limitare o eliminare del tutto la vendita di vodka russa nei loro negozi. Succede in New Hampshire, in Ohio, in Utah, in Alabama, in Pennsylvania e in Texas
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Iniziative simili, riporta Bloomberg, sono sul tavolo dei governi di Paesi molto più vicini alla Russia: Danimarca, Lituania e Finlandia (in foto, il Museo della vodka a Mosca)
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Anche Australia’s Endeavour Group, azienda leader nella distribuzione di alcolici in Australia, ha iniziato a ritirare dai suoi negozi i liquori prodotti in Russia, come ha fatto anche la West Auckland Trusts in Nuova Zelanda
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Qeste piccole misure piccole si vanno ad aggiungere a quelle più grandi organizzate a livello internazionale e alle decisioni di svariate aziende, come ad esempio Netflix che ha deciso di non distribuire più le produzioni russe già in agenda e di bloccare le acquisizioni di titoli russi per il futuro
Sempre nel mondo della cultura, è arrivata la decisione della National Academy of Television, Arts and Sciences (NATAS) di escludere dai titoli che potranno competere per gli Emmy Awards, i più importanti premi per l’industria delle produzioni televisive, tutti quelli finanziati o comunque legati al governo di Mosca. L’European Film Academy esclude la Russia dagli European Film Awards, lo stesso fa il Festival internazionale del cinema di Toronto
Intanto tra i media di diversi Paesi si è acceso il dibattito su come chiamare la capitale ucraina. Il nome più utilizzato è sempre stato Kiev, ma l’invasione russa e i molti tentativi dell’Ucraina di liberarsi dall’influenza, anche culturale, di Mosca hanno fatto pensare all’eventualità di usare invece Kyiv
Kiev è infatti la traslitterazione dal cirillico del nome della città in lingua russa. Kyiv, invece, insieme ad altre varianti come Kjiw, è la trasposizione dal cirillico del nome della capitale ucraina, in lingua ucraina
In Italia negli scorsi giorni si è poi discusso sulla decisione dell’Università Bicocca di Milano di cancellare un corso previsto sullo scrittore russo Fedor Dostoevskij. L’annuncio è stato accolto con forti proteste e accuse di censura, così l’ateneo milanese ha fatto dietrofront