Elezioni America 2020, Delaware: il "primo Stato” cerca il suo primo Presidente Usa

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Fabio Russomando

Fabio Russomando

Nelle campagne elettorali presidenziali passate il Delaware non è mai stato determinante o tantomeno al centro dell’attenzione. Oggi non è più così

Nelle campagne elettorali presidenziali passate il Delaware non è mai stato determinante o tantomeno al centro dell’attenzione. Uno degli Stati più piccoli, solo un milione di abitanti, assegna appena 3 grandi elettori. Ma per la prima volta nella storia americana, il Primo Stato, cosi è chiamato per essere stata la prima delle tredici colonie ad approvare la costituzione nel 1787, si trova sotto i riflettori. Nei sobborghi di Wilmington vive Joe Biden e dalla sua casa, causa covid, ha condotto quasi tutta la sua campagna elettorale. Covid che ha colpito pesantemente anche il Delaware con il tasso di disoccupazione statale arrivato vicino al 9%.

L’economia del Delaware

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Un’economia che qui per quasi 200 anni è stata plasmata dalla presenza dell’azienda DuPont Co, che dalla produzione di polvere da sparo si è successivamente concentrata nella produzione prodotti chimici: il neoprene e il teflon. Ma il più grande motore economico dello stato rimane la finanza. Il Delaware è un vero e proprio paradiso fiscale che attrae le migliori aziende al mondo. Ma la presenza costante Joe Biden in Delaware, e a Wilgminton, ha giovato anche all’economia locale, colpita dal lockdown.

Le attività commerciali e turistiche

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Gli eventi della campagna elettorale del candidato democratico che si sono svolti da queste parti hanno portato un inaspettato beneficio economico per le attività commerciali e turistiche. Tra queste anche la pizzeria di Gianni Esposito, da dove un anno e mezzo fa è iniziata la campagna elettorale di Biden con l’annuncio della sua candidatura. Esposito, però, grazie al voto anticipato che ha già visto la partecipazione di circa 60 milioni di americani, ha votato per Trump “Non ho votato per Joe, perché non mi fido delle persone che comporranno il suo governo”. Ma Gianni Esposito, a Wilgminton, non è l’unico immigrato che voterà Trump, anche Joseph, originario della Jamaica e autista di Uber, si schiera a favore dell’attuale Presidente degli Stati Uniti “Se vince Biden l’America è finita”.

Dal 1992 il Delaware ha sempre sostenuto i candidati dem

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I voti dei repubblicani nel Delaware negli ultimi anni non sono serviti alla causa del candidato Presidente di turno. Dal 1992 ad oggi infatti la maggioranza della popolazione ha sempre promosso il candidato di sinistra regalando i tre grandi elettori ai dem. "Voterò per Biden - afferma un ragazzo supporter di Sanders - anche se le mie idee sono un po’ più progressiste di quelle di Joe. Per quello che è a rischio con questa elezione, Biden è il candidato giusto”. La corsa alla Casa Bianca di Joe Biden qui rappresenta quella di un parente. A Wilmington lo definiscono “one of us”, uno di noi e ognuno ha una storia da raccontare. "Certamente Joe è il padre di Wilmington, - afferma una infermiera in pausa da uno dei suoi turni covid - chiunque, indipendentemente dalla condizione economica, dal sesso o dalla razza è parte della sua famiglia”.

La sfida tra repubblicani e democratici

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La carriera politica di Joe Biden è iniziata proprio da queste strade nel ‘72 quando fu eletto senatore e quando il Delaware era ancora uno Stato a maggioranza repubblicana. Oggi i democratici comandano a livello statale e locale occupando tutte le posizioni più importanti. Negli ultimi 20 anni si è passati a the Delaware way, espressione coniata per indicare un modello di politica centrista che avvicinava repubblicani e democratici a una situazione anche qui polarizzata. E oggi proprio qui in Delaware, terra di Biden, Lauren Witzke candidata repubblicana, supporter di QAnon, movimento che sostiene che Donald Trump sia impegnato in una guerra segreta contro i pedofili-cannibali presenti nel Partito Democratico e tra le stars di Hollywood, e vicina al gruppo di estrema destra Proud Boys, è in corsa per un posto in Senato. "Abbiamo milioni di immigrati che arrivano qui illegalmente. Dobbiamo sicuramente mettere il nostro sistema di immigrazione in pausa, - dice - mettere in sicurezza i nostri confini a sud, ma anche chiudere l’immigrazione per dieci anni per ricostruire i nostri valori che abbiamo in America e qualcosa di migliore. Dobbiamo aumentare i nostri salari. L’immigrazione di massa ha portato il livello dei nostri stipendi verso il basso”. Ex tossicodipendente e spacciatrice, ha anche lavorato per un cartello messicano. Oggi è una trumpista che dovrà vedersela contro il senatore Chris Coons, uomo fidato di Joe Biden. 

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