Elezioni in Israele, Netanyahu a un soffio dalla maggioranza

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Exit poll delle elezioni in Israele: Bibi Netanyahu sarebbe in testa, a un soffio dai 61 seggi necessari per conquistare la maggiornaza della Knesset, il parlamento israeliano. Battuto il generale Gantz, che si fermerebbe a 32 seggi.

Israele, al terzo giro di elezioni in meno di 12 mesi (l'ultima a settembre 2019) e con l'incubo del quarto voto all'orizzonte, sembra aver scelto il premier Benjamin Netanyahu per mettere fine all'impasse politica che da quasi un anno blocca il Paese.

Il leader del Likud ribalta i pronostici

Il 'Mago' ha fatto un nuovo miracolo: il Likud di Benyamin Netanyahu (chi è il leader israeliano) torna primo partito in Israele con 37 seggi, ribaltando i pronostici della vigilia e l'ultima tornata elettorale dello scorso settembre. Il suo grande avversario, Benny Gantz, leader del partito centrista Blu-Bianco, si ferma a 32 seggi, secondo i primi exit poll diffusi dalla tv Canale 13 alla chiusura delle urne. Tuttavia il blocco di destra si fermerebbe a 60 seggi, mentre la maggioranza della Knesset è di 61. Lo stesso quorum avrebbe il centrosinistra se Avigdor Lieberman, con i suoi preziosi 8 seggi, decidesse di unirsi a Gantz, arrivando così a 60 scranni. In terza posizione si assesterebbe la Lista Unita della minoranza arabo-israeliana, con 14-15 seggi, seguita dai partiti religiosi ultra-ortodossi, Shas e United Torah Judaism (oscillano tra 7 e 9 seggi); la coalizione di sinistra Labor-Gesher-Meretz prenderebbe tra 6 e 7 come la destra religiosa di Yamina.

Netanyahu sfiora i 61 seggi per la maggioranza

Altissima l'affluenza, come non si vedeva dal 1999: altro che elettori frustrati e annoiati, gli israeliani si sono riversati nei seggi, più che per convinzione, probabilmente stufi di un Paese bloccato nell'impasse, con un governo ad interim impossibilitato a prendere qualsiasi decisione di peso, comprese quelle di bilancio, con conseguenze anche su servizi e welfare. Gli elettori sono stati corteggiati quasi uno per uno, da Netanyahu e dall'ex capo di Stato maggiore Gantz; il primo impegnato nella lotta per la sopravvivenza politica (il 17 marzo è fissato l'inizio del suo processo per corruzione, frode e abuso di fiducia in tre casi), il secondo che ha tentato per la terza volta di mettere fine all'era di 're Bibi', dopo oltre 13 anni del leader del Likud al potere, di cui gli ultimi dieci ininterrotti.

Affluenza altissima dopo campagna al veleno

La campagna elettorale è stata segnata da colpi bassi, fake news, video ingannevoli, l'intero armamentario di una guerra senza esclusione di colpi, condannata dallo stesso presidente Reuven Rivlin che ha sottolineato come gli israeliani "non meritino un'altra terribile campagna elettorale che scade in simili livelli di sporcizia". Netanyahu ha già ringraziato su Facebook gli elettori che hanno votato il suo partito. Poi ha telefonato agli altri leader della coalizione per incontrarsi immediatamente domani mattina ed esaminare i prossimi passi. Hanno concordato – hanno fatto sapere dal Likud – per la formazione di "un forte governo nazionale" quanto più rapidamente possibile.

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