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Israele, Benjamin Netanyahu incriminato in tre inchieste: c’è anche accusa di corruzione

4' di lettura

Il leader israeliano incriminato per frode e abuso di ufficio in due casi e per frode, abuso di ufficio e corruzione in un altro. “C'è un tentativo di ribaltamento di potere nei confronti del primo ministro”, commenta. Il procuratore generale: “Giornata dura e triste”

Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano (CHI È), è stato incriminato per corruzione, abuso d’ufficio e frode nell'ambito di tre inchieste giudiziarie che lo riguardano. “C'è un tentativo di ribaltamento di potere nei confronti del primo ministro”, ha commentato Netanyahu riguardo alle accuse del procuratore generale dello stato Avichai Mandelblit. “È una giornata dura e triste per il popolo israeliano e per me personalmente”, ha detto invece Mandelblit. È la prima volta nella storia di Israele che un premier in carica è accusato di corruzione. L'accusa arriva in un momento delicatissimo per il Paese: dopo due tornate elettorali, non è riuscito a formare un governo e si avvia a nuove elezioni.

Le tre inchieste

Le inchieste in cui è coinvolto Netanyahu sono tre. La prima è il Caso 1000, ovvero l'inchiesta che vede il premier accusato di aver accettato regali - soprattutto sigari e champagne - da facoltosi imprenditori (Arnon Milchan e James Packer) per circa 691mila shekel, pari a circa 180mila euro, in cambio di favori: i reati ipotizzati sono frode e abuso d'ufficio. Stesse accuse per la seconda inchiesta, il Caso 2000: riguarda le intese con Arnon Mozes, editore del quotidiano "Yediot Ahronot", per avere una copertura informativa benevola in cambio della promessa di una riduzione delle tirature di un giornale rivale (il dossier vede anche Mozes incriminato da Mandelblit). La terza inchiesta, quella più delicata, è il Caso 4000 sui rapporti intercorsi tra il 2012 e i 2017 tra Netanyahu, all'epoca ministro delle comunicazioni, e il mogul Shaul Elovitch della compagnia di tlc Bezeq, proprietaria del sito di informazione Walla. Anche in questo caso si ipotizzano favori al gruppo in cambio di una copertura giornalistica benevola per il premier e per la sua famiglia. E proprio in relazione a quest'ultima indagine c'è l'accusa più pesante, l'incriminazione per corruzione, oltre a quelle per frode e abuso d'ufficio.

Netanyahu: “Processo influenzato da considerazioni estranee”

Dopo la notizia dell’incriminazione, Netanyahu - che ha sempre respinto ogni accusa - ha commentato: “Io ho molto rispetto per la magistratura ma bisogna essere ciechi per non vedere che lì succede qualcosa di non buono". Il leader di Likud ha poi aggiunto che la decisione di Mandelblit è stata resa nota in un "momento politico delicato di Israele" e questo dimostra "quanto questo processo sia influenzato da considerazioni estranee".

Procuratore: “Ho deciso con cuore pesante, ma in piena coscienza”

Il procuratore generale Mandelblit, da parte sua, ha sottolineato di aver agito solo in base a considerazioni legali ed evidenze. “Nessuna altra considerazione mi ha influenzato”, ha assicurato. E ancora: "Ho deciso con cuore pesante, ma in piena coscienza. Questo era il mio dovere di fronte ai cittadini di Israele”. Su Twitter, ha commentato la decisione del procuratore anche il leder centrista Benny Gantz, maggiore rivale di Netanyahu: “Un giorno triste per lo stato di Israele". Le opposizioni hanno chiesto le dimissioni del premier.

Non è detto che si arriverà presto al processo

Comunque, nonostante la formale incriminazione, non è detto che Netanyahu si troverà a fronteggiare un immediato processo. Secondo i media locali, occorreranno mesi prima che le accuse formali siano emesse. Netanyahu, poi, potrebbe rivolgersi alla Knesset per invocare l'immunità parlamentare ma non c'è attualmente nessun Comitato parlamentare che possa decidere, visto che manca una maggioranza di governo. E se anche un nuovo governo dovesse costituirsi e respingere la richiesta di immunità, si potrebbe arrivare a maggio o giugno prima di una decisione formale. Per la corruzione la legge prevede una pena fino a 10 anni di carcere, mentre per la frode la pena è fino a 3 anni.

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