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Benjamin Netanyahu, chi è il primo ministro israeliano a caccia del quinto mandato

5' di lettura

Il 17 settembre l’attuale capo del governo israeliano cercherà di assicurarsi per la quinta volta la guida del Paese. Un profilo per capire chi è e quali sono le sue chance di vittoria

Il 17 settembre si terranno nuove elezioni politiche in Israele. Per i cittadini israeliani si tratta della seconda chiamata alle urne in pochi mesi dopo che le votazioni dello scorso 12 aprile hanno prodotto un risultato tale da non consentire la formazione di una coalizione di governo. I due partiti che, secondo i sondaggi, si contenderanno la vittoria sono il Likud e la coalizione centrista chiama Blu e Bianco. Il primo è guidato dall’attuale primo ministro Benjamin Netanyahu, da 23 anni protagonista della politica dello stato ebraico alla ricerca del quinto mandato nella sua lunga carriera politica. Ecco qualche informazione sul personaggio. 

Netanyahu e gli Stati Uniti

Getty Images

Nato a Tel Aviv nel 1949, Benjamin Netanyahu ha trascorso una parte significativa della sua giovinezza negli Stati Uniti. Il futuro primo ministro d’Israele ha vissuto una prima volta oltre-Atlantico tra il 1963 e il 1967 quando la famiglia seguì il padre, uno storico, a cui era stato offerto un posto in un’Università americana. Netanyahu è ritornato poi negli Stati Uniti una volta completato il servizio militare in Israele prendendo una laurea presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston. Ma il suo rapporto con il paese a stelle e strisce non è finito lì. Nel 1982 fu nominato infatti il numero due della diplomazia israeliana a Washington diventando anche un volto noto nei media americani sui quali difendeva strenuamente, in ottimo inglese, il suo Paese. Anche grazie alla padronanza della lingua e alle relazioni intessute sul suolo americano, nel 1984 divenne ambasciatore di Israele presso le Nazioni Unite, carica che mantenne fino al 1988. 

Netanyahu e i militari

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1971 - Benjamin Netanyahu (D) quando faceva parte dell’unità speciale Sayeret Matkal commando unit

All’età di 18 anni, dopo il primo soggiorno americano al seguito del padre, Netanyahu ritornò in Israele dove trascorse 5 anni sotto le armi diventando anche capitano dell’unità speciale Sayeret Matkal partecipando nel 1973 alla Guerra del Kippur. L’ambiente militare è stato importante per il futuro primo ministro anche in un altro senso. Nel 1976 suo fratello maggiore, Jonathan fu ucciso in un’operazione di salvataggio di alcuni ostaggi nell’aeroporto di Entrebbe in Uganda. La sua morte commosse l’opinione pubblica israeliana e il suo nome, racconta la BBC, divenne leggendario nel Paese. Benjamin fondò un centro anti-terrorismo dedicato al fratello scomparso. 

Netanyahu Primo Ministro

 

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1996, Netanyahu durante la sua prima visita ufficiale negli Stati Uniti da primo ministro 

La “prima volta” di Netanyahu come primo ministro risale al 1996, quando si aggiudicò la vittoria con appena l’1% di margine. Da allora e per i 23 anni successivi il leader del Likud è rimasto uno dei protagonisti principali della politica israeliana e mediorientale uscendo vincitore dalle urne altre quattro volte, l’ultima il 12 aprile scorso (anche se in questa occasione, come detto, non è riuscito a formare un governo). Grazie a quell’ultimo exploit, a luglio è comunque diventato il leader israeliano che ha detenuto più a lungo il potere, superando uno dei padri fondatori dello stato ebraico, David Ben-Gurion. Nel corso della sua carriera politica, Netanyahu ha ricoperto anche la carica di ministro degli Esteri e di ministro delle Finanze. 

Netanyahu e Trump

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L’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti nelle elezioni del 2016 ha regalato a Benjamin Netanyahu un grande alleato. Da quando è entrato alla Casa Bianca, Trump non ha mai mancato di far sentire il proprio supporto a Israele e al suo leader, con le parole e con i fatti. La lista delle concessioni di Trump a Israele è lunga, secondo il quotidiano inglese The Guardian. Tra queste, la riduzione degli aiuti umanitari ai palestinesi, l’accettazione di Gerusalemme come capitale di Israele e la chiusura del consolato americano di Gerusalemme che serviva, di fatto, come sede per gestire i rapporti diplomatici con i rappresentanti palestinesi.

I due leader, inoltre, si sono spesso trovati d’accordo sulle politiche da seguire nei confronti dell’Iran, e Netanyahu ha di certo apprezzato il riconoscimento della sovranità di Israele sulle alture del Golan da parte degli Stati Uniti. 

Netanyahu e il quinto mandato

Getty Images
Riuscirà Benjamin Netanyahu a conquistare per la quinta volta la poltrona di Primo Ministro? La risposta a questa domanda è incerta quanto i sondaggi elettorali che vedono il Likud e l’alleanza centrista Blu e Bianco da settimane in un serrato testa a testa. Di conseguenza, il risultato delle prossime elezioni è più incerto che mai, come testimoniano gli scenari post-elettorali disegnati dall’agenzia Reuters: si va dalla conferma di Netanyahu come primo ministro, ad un governo di centro-destra senza Netanyahu, passando per un esecutivo di centro-sinistra fino a nuove elezioni nell’impossibilità, un’altra volta, di formare una coalizione. Sull’esito delle urne ma, soprattutto, sulla situazione politica successiva potrebbero poi pesare anche le accuse di corruzione mosse contro il primo ministro, accuse per cui potrebbe anche essere incriminato. Una decisione in merito è attesa entro la fine del 2019.

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