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Coronavirus, 258 vittime e 11mila contagi. In Italia dichiarato stato di emergenza

Virus Cina, stato di emergenza per 6 mesi

5' di lettura

Aumenta la diffusione del contagio fuori dalla Cina, anche se con numeri contenuti. Il mondo blocca i voli da e per il Paese asiatico. In Italia positiva ai test una coppia di turisti cinesi ora ricoverata a Roma. Angelo Borrelli nominato commissario per l'emergenza

Aumenta ancora la diffusione del nuovo coronavirus: in Cina i casi confermati sono quasi 10mila - un centinaio in altri 22 Paesi. Al momento i decessi causati dal coronavirus, confinati alla sola Cina, hanno avuto un’accelerazione negli ultimi giorni e ora superano i 250 (I SINTOMI - LE COSE DA SAPERE - LA COSTRUZIONE DEGLI OSPEDALI IN TIMELAPSE - LE PRIME FOTO DEL VIRUS ISOLATO IN LABORATORIO - LA MAPPA INTERATTIVA). La Cina è ormai quasi blindata via terra e via aerea: continua ad allungarsi infatti la lista di Stati e compagnie aeree che hanno deciso lo stop ai voli da e verso il Paese asiatico. In Italia intanto il Consiglio dei ministri ha decretato lo stato di emergenza (COME FUNZIONA E COSA PREVEDE), dopo i primi due casi di coronavirus accertati ufficialmente nel Paese: a risultare positiva ai test una coppia di turisti cinesi ora ricoverata allo Spallanzani di Roma. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato la chiusura del traffico aereo da e per la Cina, gli italiani presenti a Wuhan, ha comunicato il ministero della Difesa, rientreranno in patria il 3 febbraio. Angelo Borrelli (CHI Èè stato nominato commissario delegato per l'emergenza (LO SPECIALE CORONAVIRUS).

La situazione in Italia

Provenienti da Wuhan, i due turisti cinesi erano atterrati a Milano il 23 gennaio e avevano fatto alcune tappe intermedie prima di arrivare 4 giorni fa in un hotel della capitale. Dall'Ospedale Spallanzani intanto è arrivato il primo bollettino: le loro condizioni sono "discrete, il marito ha un interessamento polmonare più pronunciato". Marito e moglie nel loro tour sono passati anche per Firenze dove hanno soggiornato due giorni ma non sembrerebbe abbiano toccato la città di Milano. In tutto nel centro di riferimento per le malattie infettive "sono ricoverati 12 pazienti provenienti da diverse zone della Cina. Presentano sintomi modesti e sono sottoposti a test: in 9 sono stati isolati e già dimessi dopo il risultato negativo. Altri 20 asintomatici che hanno avuto contatti primari con la coppia sono in osservazione". "Siamo quasi del tutto tranquilli che non ci siano stati altri contagi", ha tranquillizzato Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'ospedale Spallanzani che ha aggiunto: "Il Centro europeo ha pubblicato nuove stime confermando che la trasmissione è possibile solo quando si hanno sintomi".

La diffusione del contagio nel resto del mondo

Il contagio continua però a diffondersi anche nel resto del mondo, sebbene con numeri contenuti, anche attraverso preoccupanti contagi da persona a persona (TUTTI I LUOGHI DEL MONDO IN CUI SI SONO REGISTRATI CASI). In Germania un bambino è stato infettato dal padre, in quello che appare essere il primo caso su un paziente così piccolo. Ora tutta la famiglia, compresi altri due fratellini, sono sotto osservazione. Il padre è dipendente dell'impresa bavarese Webasto attorno alla quale ruota il maggior numero dei 6 casi tedeschi, colpiti dal virus dopo la visita in azienda di una donna cinese, risultata poi affetta una volta tornata in Cina. È delle ultime ore anche la notizia dei primi due contagiati in Gran Bretagna e del primo in Spagna, alle Canarie. In Europa si contano poi, oltre ai due turisti cinesi ricoverati a Roma, altri 6 casi in Francia e uno in Finlandia.

Gli stop ai voli e i rimpatri

Negli Stati Uniti i contagi confermati sono 7: nella serata di venerdì il ministro della Sanità Usa ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria nazionale e lo stop a tutti i cittadini stranieri transitati in Cina nelle due settimane precedenti; imposta anche la quarantena ai cittadini statunitensi in arrivo dalla regione di Hubei. La Thailandia e il Giappone sono i Paesi fuori dalla Cina più colpiti, con rispettivamente 19 e 15 casi. Singapore ne ha 13, Taiwan 10 e l’Australia 9. Poi ancora, tra gli altri, in Malaysia, Corea del Sud, Vietnam, Emirati, Canada, Cambogia, India, Nepal, Filippine e Sri Lanka (LA MAPPA INTERATTIVA). Tutti negativi invece i test sui 70 casi sospetti che avevano allarmato la Turchia. Come altri Paesi, anche Ankara ha fermato i voli da e per quattro città cinesi e ha inviato un aereo a recuperare i propri cittadini in Cina. E sono già rientrati in patria in mattinata circa 200 francesi su un aereo militare inviato da Parigi e 83 britannici che hanno volato con 27 persone di altre nazionalità su un charter messo a disposizione da Londra. Sono in corso anche le operazioni di evacuazione dei tedeschi, mentre arriveranno lunedì a Pratica di Mare i 70 italiani rimpatriati da Wuhan. Per tutti, al rientro è previsto un periodo di quarantena di almeno 14 giorni, il tempo di incubazione del virus, in strutture isolate. E dopo il blocco dei voli, anche la Cina corre ai ripari per rimpatriare i propri cittadini rimasti bloccati all'estero e provvederà a farli rientrare con aerei charter.

La Cina ammette i propri ritardi

La Cina ha ammesso intanto i ritardi nella risposta alla scoperta del virus di Wuhan. "In questo momento mi sento in colpa, con rimorso e rimprovero", ha detto Ma Guoqiang, segretario del Partito comunista cinese (Pcc) della città, la massima carica politica locale. "Se fossero state adottate prima le misure di controllo rigorose, il risultato sarebbe stato migliore dell'attuale", ha detto in un'intervista all'emittente statale Cctv, diventando il primo funzionario cinese di un certo livello a fare il mea culpa a fronte di una situazione in cui oltre 50 milioni di persone sono in quarantena negli sforzi per abbattere il contagio.

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