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Trump su impeachment: “Non è giusto, democratici sono Partito dell’Odio e male per Paese”

3' di lettura

Il presidente Usa su Twitter: “Non ho fatto nulla di sbagliato”. Messa in stato d’accusa più vicina dopo voto della commissione Giustizia della Camera, che ha formalizzato le accuse di abuso di potere e ostruzione al Congresso. Voto finale la prossima settimana

“Non è giusto che sia messo in stato di accusa quando non ho fatto nulla di sbagliato!” Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, su Twitter, torna a intervenire sull'impeachment (IL CASO UCRAINA-TRUMP). “La sinistra radicale, i democratici che non fanno nulla sono diventati il Partito dell'Odio. Sono un male per il Paese!", ha aggiunto. (I CAPI D'ACCUSA PER TRUMP - PELOSI: ABUSO DI POTERE)

Trump a un passo dall'impeachment

Lo sfogo del capo della Casa Bianca è arrivato all’indomani del voto della commissione Giustizia della Camera, che ha formalizzato le accuse di abuso di potere e ostruzione al Congresso. Un passo che avvicina l’impeachment: il tycoon, infatti, potrebbe essere incriminato per gravi reati contro la Costituzione. L'atto finale la prossima settimana, quando a votare sarà l'aula della Camera a maggioranza democratica. Poi, salvo clamorose sorprese, a inizio gennaio partirà il processo davanti al Senato.

La Casa Bianca: “Siamo di fronte a una farsa”

"Siamo di fronte a una farsa", ha denunciato la Casa Bianca, ribadendo come tutta la vicenda dell'Ucrainagate sia una montatura politica messa in piedi dai democratici per far cadere il presidente. Trump, pur parlando di "situazione surreale e fuori controllo" e di "vergogna nazionale", ha ostentato sicurezza, giocando la carta dell'accordo con la Cina proprio nel giorno finora più drammatico della sua presidenza. "Il partito repubblicano è più unito che mai e l'approvazione nei miei confronti al suo interno è al 95%, un record!", ha twittato il tycoon. Questo significa che nell'aula del Senato, a maggioranza repubblicana, non dovrebbero esserci sorprese.

I prossimi passaggi

A confortarlo ci sono le parole del leader dei senatori conservatori, Mitch McConnell: "Tutti sappiamo come andrà a finire. Non c'è alcuna chance che il presidente Trump venga rimosso dal suo incarico", ha detto. Manca ancora un timing ufficiale per i lavori dell'aula la prossima settimana, ma l'inizio del dibattito per arrivare al voto finale dovrebbe essere calendarizzato per mercoledì 18. Per mettere il presidente formalmente in stato di accusa basta la maggioranza semplice, mentre al termine del processo in Senato la maggioranza richiesta è quella dei due terzi.

I precedenti

Con Trump sono quattro i presidenti della storia degli Stati Uniti per i quali all'aula della Camera è stato chiesto di votare l'impeachment. I precedenti sono quelli di Andrew Johnson nel 1868, che venne assolto, Richard Nixon nel 1974, che si dimise prima del voto, e Bill Clinton nel 1998, che fu messo in stato di accusa e fu poi assolto in Senato. Le accuse di abuso di potere e ostruzione al Congresso sono riferite alle pressioni che Donald Trump avrebbe esercitato sull'Ucraina per convincere il neo presidente Volodymyr Zelensky ad avviare indagini sia sulle attività del figlio di Joe Biden nel Paese sia sulle presunte interferenze di Kiev nelle elezioni americane del 2016 (per il tycoon volte a favorire Hillary Clinton). Solo così, secondo l'accusa, il tycoon avrebbe permesso di sbloccare 400 miliardi di dollari di aiuti militari a Kiev e invitato Zekensky alla Casa Bianca.

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