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Silvia Romano, gli inquirenti italiani: portata in Somalia dopo il sequestro in Kenya

I titoli di Sky Tg24 delle ore 8 del 31/08

2' di lettura

Sviluppi dall’inchiesta della Procura di Roma sul rapimento, il 20 novembre, della cooperante italiana. Nuovi elementi fanno pensare al trasferimento in territorio somalo. Tornano in carcere 3 sospettati: la Procura generale del Kenya contesta aggravante del terrorismo

Silvia Romano potrebbe essere stata portata in Somalia subito dopo il sequestro. È quanto emerge dall’inchiesta della Procura di Roma sul rapimento, avvenuto in Kenya il 20 novembre scorso, della cooperante italiana. Nuovi elementi sono emersi dopo il terzo incontro tra investigatori nel Paese africano, a cui hanno partecipato anche i carabinieri del Ros. Nelle scorse settimane era emerso che la giovane era ancora in vita il giorno di Natale.

Gli elementi che sembrano portare in Somalia

Gli sviluppi dell’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Sergio Colaiocco, fanno propendere per un trasferimento in territorio somalo poco dopo il sequestro della cooperante. Gli elementi su cui si basa questa ipotesi sono legati al fatto che, in base a quanto accertato dagli inquirenti, prima e dopo il sequestro ci sono stati contatti telefonici tra gli autori materiali del rapimento e la Somalia. Altro elemento acquisito è che si è trattato di un sequestro su commissione e che i mezzi (armi e moto) di cui erano dotati i rapitori (un gruppo composto da otto persone) sono giudicati da chi indaga "sproporzionati" rispetto al livello medio delle bande criminali kenyote. Infine, la fuga: dopo che Silvia è stata prelevata in un centro commerciale nella città di Chacama, a circa ottanta chilometri dalla capitale Nairobi, è avvenuta in direzione della Somalia.

In carcere tre persone accusate del sequestro

Intanto, fonti giudiziarie italiane hanno fatto sapere che la Procura generale del Kenya ha contestato l'aggravante del terrorismo alle tre persone accusate del sequestro di Silvia Romano. Per loro è stato disposto il carcere e la contestuale revoca della libertà su cauzione. Un risultato, hanno spiegato le fonti, ottenuto anche grazie alla collaborazione tra investigatori italiani e kenyoti e al supporto dell'intelligence italiana. Tornano in carcere, quindi, Abdulla Gaba Wario, Moses Luwali Chembe e Said Adhan Abdi, accusati di far parte della banda di criminali che il 20 novembre scorso ha prelevato la ragazza. Nelle prossime settimane è in programma un nuovo incontro tra investigatori. Le autorità kenyote hanno messo a disposizione del team di inquirenti italiani documenti, verbali e tabulati telefonici.

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