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Usa, Trump: "Se lo shutdown continua dichiaro emergenza nazionale"

3' di lettura

Dopo l’ennesimo “no” al muro con il Messico dei leader Dem al Congresso, il tycoon interrompe il dialogo e minaccia la misura straordinaria: "Così otterrei un ammontare enorme di fondi". Poi annulla la partecipazione al Forum di Davos. Allarme Fitch: tripla A a rischio

L’accordo sul muro tra Stati Uniti e Messico sembra ancora lontano, la soluzione alla crisi dello shutdown negli Usa rimane un miraggio. E il presidente Donald Trump minaccia di "dichiarare l'emergenza nazionale, se lo shutdown continua" (cosa significa). Un provvedimento che - ha aggiunto - "mi darebbe un ammontare enorme di fondi", quelli necessari per realizzare il muro al confine senza passare per l'autorizzazione del Congresso. Proprio al Congresso si è svolto un incontro tra i leader democratici, Nancy Pelosi e Chuck Schumer, che, invitati alla Casa Bianca, hanno ribadito: “Niente fondi per il muro”. In risposta, Trump ha abbandonato l’incontro, da lui organizzato per cercare di superare lo stallo che da venti giorni blocca il Paese con lo shutdown (TRUMP, LA FOTOSTORIA).

Trump cancella la partecipazione al Forum di Davos

Trump ha anche cancellato la sua partecipazione al World Economic Forum di Davos. Lo ha annunciato lo stesso tycoon su Twitter chiedendo scusa agli organizzatori e dando la colpa di questa decisione alla "intransigenza dei democratici" che sta causando lo shutdown.

Trump: “Una perdita di tempo”

"Bye, bye, non abbiamo più niente da dirci", ha detto il tycoon lasciando la Situation Room dopo l’ennesimo “no” alla sua proposta di finanziare una barriera al confine sud degli Usa, definendo il confronto con gli interlocutori "una totale perdita di tempo". Poche ore prima, parlando agli americani in diretta tv e a reti unificate, il presidente americano aveva ribadito: "Senza un accordo sulla sicurezza al confine col Messico potrei ricorrere alla dichiarazione dell'emergenza nazionale", aggiungendo che "tutti i lavoratori colpiti dallo shutdown saranno pagati". Al momento, Trump si trova nel fuoco incrociato di democratici, che lo accusano di tenere in ostaggio il Paese con lo shutdown, e alcuni repubblicani, mentre un milione di dipendenti pubblici è a casa e una lunga lista di servizi pubblici essenziali resta paralizzata.

Lo shutdown continua

A lanciare l'allarme sui pericoli di uno shutdown continuato sono gli esperti dell'agenzia internazionale di rating Fitch: se lo stallo dovesse proseguire e avere un impatto sul tetto del debito, gli Stati Uniti rischiano di perdere la “tripla A”, con tutte le conseguenze del caso sui mercati. Ma al momento Trump resta fermo sulle sue posizioni e finché non si stanziano 5,7 miliardi di dollari per finanziare il muro col Messico lo shutdown “andrà avanti”. "Quanto sangue americano deve ancora scorrere perché il Congresso agisca?", ha detto il presidente durante il discorso tv. Per la speaker Pelosi e il leader dem al Senato Schumer, che hanno replicato sempre in diretta tv, si tratta solo di "cinica propaganda". "Il presidente non può tenere in ostaggio un intero Paese per il muro", hanno sottolineato, chiedendo di separare la questione della sicurezza da quella dello shutdown: "Tutti vogliamo la sicurezza ma nel rispetto dei valori dell'America, il cui simbolo è la statua della libertà, non una barriera alta 30 metri".

Data ultima modifica 10 gennaio 2019 ore 20:07

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