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Usa al voto per le elezioni di midterm, è un "referendum" su Trump

Il presidente Donald Trump durante un comizio elettorale in Illinois (Getty)
8' di lettura

Nel turno elettorale del 6 novembre c'è in gioco il futuro dell'amministrazione del tycoon per i prossimi due anni: si vota per rinnovare tutta la Camera e per un terzo del Senato, oltre che per i governatori di 36 stati

Strada verso le Presidenziali del 2020 in discesa o piena di ostacoli: gli Stati Uniti vanno al voto il 6 novembre per le elezioni di midterm (COSA SONO LE ELEZIONI DI META’ MANDATO - SI VOTA ANCHE PER I REFERENDUM) e per il presidente Donald Trump è tempo di un “referendum” sulla sua figura e sul suo operato alla Casa Bianca a due anni dall’elezione. Il voto è atteso con grande interesse ovunque nel mondo, per capire se la dottrina dell'”America First” e del "Make America great again" continuerà sulla sua strada per trovare piena attuazione nei prossimi due anni, oppure se il progetto anti-globalista e protezionista subirà un'inevitabile frenata, con un bienno da “anatra zoppa” per il tycoon approdato alla Casa Bianca nel 2016. Sono tanti i temi che potrebbero pesare sugli esiti di questo voto. In questa America, in allarme per la dozzina di pacchi bomba inviati a esponenti democratici e celebrità oppositrici di Trump, sul tavolo ci sono il voto delle donne, forse mai così importante dopo l’inizio dell’era del #MeToo, e un’affluenza che si preannuncia su livelli record. E poi la questione immigrazione, con la marcia della carovana di 7mila migranti dal centro America verso gli Usa, e lo spettro che continua ad aleggiare sull’amministrazione Trump: il Russiagate.

Per cosa si vota

Con le elezioni di midterm verranno rinnovati tutta la Camera, circa un terzo del Senato e molti incarichi locali tra cui i governatori di 36 Stati. Attualmente entrambi i rami del Congresso sono a maggioranza repubblicana, una situazione frutto dell’ultimo voto di midterm del novembre 2014, quando era ancora presidente Barack Obama. Per strappare la Camera ai Repubblicani, i Democratici dovrebbero sottrarre al partito rivale almeno 22 seggi (I SONDAGGI). Attualmente i Repubblicani hanno la maggioranza con 235 seggi sui 435 totali, contro i 193 dei Democratici. Sette seggi sono vacanti, e i deputati che li occuperanno saranno eletti il 6 novembre. Per ottenere il controllo del Senato, dove il mandato è in scadenza per 35 senatori (26 democratici e 9 repubblicani), i Dem dovrebbero prendere due seggi al partito di Trump. Attualmente la camera alta del Congresso è infatti a maggioranza repubblicana per soli due voti (51 a 49). In tutto sono 75 i match più incerti per un posto alla Camera dei rappresentanti, e riguardano 30 Stati Usa: da New York al Midwest in Iowa, dalla Florida alla traballante roccaforte repubblicana del Texas. Al Senato i confronti più avvincenti sono in Nevada, Arizona, Missouri. I principali stati che andranno al voto per eleggere i nuovi governatori sono la Florida, l'Ohio, il Wisconsin, l'Iowa e il Nevada. Una delle situazioni più interessanti è proprio in Florida, oggi governata dai Repubblicani, dove il candidato dei Democratici, Andrew Gillum, sindaco afroamericano di Tallahassee, potrebbe ottenere una vittoria particolarmente importante. Infine, in molti Stati si va alle urne anche per alcuni referendum come l’abolizione della schiavitù in Colorado o la legalizzazione della marijuana per uso ricreativo in Michigan e North Dakota. Tra i voti più attesi quello a San Francisco sulla "Proposition C", per introdurre un'imposta per i big dell'hi-tech.

Democratici: buone chance per il controllo della Camera, poche al Senato

Lo scenario sul voto resta comunque incerto, con i Democratici che hanno buone ragioni per sperare di riconquistare almeno la Camera dei rappresentanti. Mentre i Dem sembrano avere buon possibilità di soffiare il controllo della camera bassa al partito dell’elefante, secondo le ultime proiezioni del sito FiveThirtyEight, al Senato le chance di vittoria per i Dem sono quasi vicine allo zero. Due i punti di forza che potrebbero rivelarsi fondamentali per lo sgambetto dei Democratici a Trump: l'affluenza record, secondo le previsioni mai così alta per le midterm da almeno 40 anni, e, nell'era del #metoo, il voto delle donne, con il primato assoluto di candidate al Congresso, ben 257 su entrambe i fronti. Tra di loro c’è Alexandria Ocasio-Cortez, nuova star democratica in grado di vincere le primarie del partito a New York. Sul fronte dei Repubblicani invece si punta soprattutto sull'effetto Trump, forte soprattutto di un'economia americana che continua a correre come non mai. Senza parlare di come il tycoon, che sta battendo a tappeto il Paese, si senta a suo agio nel fare della questione immigrazione il punto di forza del rush finale verso il voto, pur con l’incertezza della vicenda della carovana di 7mila migranti dal centro America verso gli Usa. Il tycoon ha poi una carta ancora da poter giocare in campo economico: quella di un ulteriore taglio delle tasse per la classe media.

Le incertezze per il presidente Trump e lo spettro dell’impeachment

Ma più di uno spettro aleggia sull’amministrazione Trump. Il primo è proprio la carovana dei 7mila migranti, che rischia di trasformarsi in una vera e propria crisi nazionale e umanitaria proprio alla vigilia delle elezioni. Trump sta pensando di chiudere la frontiera con il Messico ed è pronto a schierare almeno 800 militari al confine. I migranti “saranno fermati”, continua ad assicurare il tycoon, che con queste ultime mosse ha tentato di riportare il tema dell’immigrazione al centro del dibattito alzando il tiro su un tema a lui da sempre congeniale. Trump è preoccupato infatti dall’impatto caso dei pacchi bomba inviati ai suoi oppositori (tra cui Obama e Hillary Clinton, ma anche l’attore Robert De Niro), che potrebbe far pendere da una parte o dall’altra il voto degli indecisi. A tutto questo c’è da aggiungere l’ultima triste vicenda di violenza che ha colpito gli Usa: la sparatoria nella sinagoga di Pittsburgh, dove sono state uccise 11 persone della comunità ebraica e ferite altre 6. Trump è finito sotto attacco perché accusato, ha riportato il Washington Post, di aver fomentato l'estremismo di destra e di non aver condannato con forza questi episodi di violenza. Per il presidente c'è poi la preoccupazione più grande: negli Usa la chiamano “October surprise”, la temutissima mossa prima di ogni elezione che in questo caso potrebbe arrivare all'improvviso dal Russiagate. E se il Congresso dovesse tornare, almeno in parte, in mano ai Democratici, la campagna per un impeachment o per una destituzione del presidente – per cui almeno una parte di esponenti ed elettori dem spinge fortemente - assumerebbe un vigore finora mai visto.

Le sfide: tante "prime volte"

Le elezioni di midterm potrebbero anche infrangere molti tabù, soffitti di cristallo e “rivoluzionare” il Congresso: tra donne, minoranze e Lgtbq, il 6 novembre potrebbe portare in dote molte “prime volte”. Le 257 candidate tra Camera e Senato battono ogni record di partecipazione femminile. Altre 16 sono candidate a diventare governatrici. In Texas c’è la super sfida tra l'ex candidato alla Casa Bianca Ted Cruz e l'astro nascente dei Democratici Beto O'Rourke, che qualcuno già vede in corsa per la Casa Bianca nel 2020. Veronica Escobar e Sylvia Garcia sono in corsa per diventare le prime due ispaniche a rappresentare in Congresso il repubblicano Texas, in prima fila nella lotta all'immigrazione. Nell’Arizona, invece, dove si sfidano la repubblicana Martha McSally e la democratica Kyrsten Sinema, in caso dovesse vincere quest’ultima sarà la prima donna apertamente bisessuale eletta in Senato. Così come un’altra prima volta potrebbe arrivare dal Michigan: se eletta Rashida Tlaib sarebbe la prima musulmana al Congresso. A New York Alexandria Ocasio-Cortez potrebbe diventare la più giovane della Camera a 29 anni. Più a sud Stacey Abrams, appoggiata da Barack Obama e Bernie Sanders, lotta per diventare la prima afroamericana governatrice della Georgia, mentre il sindaco democratico di Tallahasse Andrew Gillum potrebbe diventare il primo governatore afro-americano della Florida. Rimanendo sulla costa atlantica, lo stesso risultato potrebbe ottenerelo Ben Jealous nel Maryland. Infine, vincendo in Colorado Jared Polis sarebbe il primo governatore apertamente gay eletto negli Stati Uniti.

La data del 6 novembre 

La scelta del 6 novembre come data per il voto di metà mandato è stata fatta perché la votazione, solitamente, si tiene il martedì che segue il primo lunedì del mese di novembre. Questa tornata elettorale arriva a due anni da quella presidenziale. Al contrario delle elezioni presidenziali però, che utilizzano il sistema dei collegi e dei cosiddetti “Grandi Elettori”, nelle midterm elections i cittadini scelgono con il voto diretto i propri rappresentanti. È prevista la possibilità di votare anticipatamente e l’opzione vale in 37 Stati (più il District of Columbia). L’elettore può presentarsi di persona al seggio senza dover giustificare il motivo per cui non può recarsi alle urne il giorno del voto. Le regole e le tempistiche cambiano di Stato in Stato e in alcuni casi è possibile votare anche per posta. A essere eletti sono tutti i 435 membri della Camera dei rappresentanti, mentre per il Senato si elegge un terzo dei suoi 100 membri. Per essere eletti alla Camera è necessario avere almeno 25 anni, la cittadinanza statunitense da almeno 7 anni e vivere nello Stato che si intende rappresentare. Mentre per il Senato occorre avere almeno 30 anni, essere un cittadino americano da almeno 9 anni e - anche in questo caso - abitare nello Stato che si rappresenta. 

Data ultima modifica 05 novembre 2018 ore 10:44

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