Milano, incendio Torre dei Moro: pannelli dei rivestimenti forniti prima dell’omologazione

Lombardia
©Ansa

È quanto si legge nella relazione degli investigatori dei vigili del fuoco, agli atti dell’inchiesta, relativa al grattacielo di 18 piani che prese fuoco lo scorso 29 agosto

I pannelli dei rivestimenti a "vela" della Torre dei Moro, grattacielo di 18 piani che prese fuoco come una torcia il 29 agosto a Milano, vennero forniti dalla Alucoil, produttrice spagnola, alla Zambonini, che si occupava delle facciate per conto della Moro Costruzioni, "prima che venisse rilasciata l'omologazione da parte del Ministero dell'Interno" del 2010. E la "installazione" dei pannelli, fatti di "materiale" che contribuì alla "propagazione" del rogo, avvenne "in maniera difforme" a quanto "previsto dal Certificato di prova" e dalla "omologazione". Lo si legge in una relazione del 21 settembre degli investigatori dei vigili del fuoco di Milano, agli atti dell'inchiesta dell’aggiunto Tiziana Siciliano e del pm Marina Petruzzella e depositata al Riesame, al quale alcune difese hanno fatto ricorso su sequestri di documenti e materiale nelle perquisizioni (LE INDAGINI - LE DICHIARAZIONI DI GIUSEPPE SALA - LE FOTO - LA MESSA IN SICUREZZA DELLA TORRE DEI MORO).

La relazione

Gli investigatori segnalano nella relazione di una ventina di pagine che dall'analisi di documenti acquisiti risulta "evidente che i primi tre ordini dei pannelli Larson Pe da parte della società Zambonini" erano stati "inviati alla società Alucoil" e da questa "evasi" prima che "fosse stata rilasciata l'omologazione datata 3 maggio 2010" da parte della "Direzione centrale per la prevenzione e la sicurezza tecnica" del Ministero dell'Interno. In più, la "quarta fornitura", che ci fu dopo l'omologazione, "non è stata accompagnata dalla prevista dichiarazione di conformità" richiesta da un decreto ministeriale. E l'installazione sulle facciate, stando alla relazione, "è avvenuta in maniera difforme" da quanto previsto dal Certificato di prova, ossia di "reazione al fuoco", rilasciato dall'Istituto Giordano spa il 3 agosto 2009. Inoltre, scrivono ancora i Vigili del Fuoco, la Zambonini "ha accettato le quattro forniture dei pannelli" malgrado presentassero "carenze documentali". La Moro Costruzioni, dal canto suo, "non ha controllato, in relazione alla fornitura e alla posa in opera dei pannelli" le "modalità realizzative sia durante l'esecuzione dei lavori che all'atto del collaudo". E non ha verificato le "carenze documentali". Gli inquirenti stanno indagando, a quanto si è appreso, pure su presunte irregolarità nell'ottenimento delle certificazioni di sicurezza sui pannelli e ipotizzano che quel materiale venne utilizzato per le "vele" per risparmiare.

"Forma a fini estetici ma non sicura"

Il grattacielo era "caratterizzato da una forma geometrica con evidenti funzioni estetiche che però ha contribuito (fattore forma, comportamento materiali e ventilazione) allo sviluppo dell'incendio". Nella relazione, che riporta anche i risultati di una serie di prove effettuate e un'accurata ricostruzione fotografica del maxi rogo, viene spiegato che il materiale di cui erano costituiti i pannelli "sandwich" delle facciate "a vela", che avevano una "anima" di 3 millimetri di polietilene rivestita da due strati di 0,5 millimetri di alluminio, "ha contribuito allo sviluppo e alla propagazione dell'incendio". E una intercapedine che c'era tra la facciata e la struttura dell'edificio avrebbe generato il cosiddetto "effetto camino", che ha permesso alle fiamme di divorare in pochi minuti tutta la Torre. Dalle analisi, scrivono gli investigatori, "si può concludere con ragionevole probabilità che l'incendio ha avuto origine da cause accidentali" e si è generato "verosimilmente da un mozzicone di sigaretta ancora acceso gettato dall'alto" e caduto nel balcone di un appartamento al 15esimo piano dove c'erano sacchi di spazzatura. Non si può escludere, come ipotesi "estremamente rara", anche il cosiddetto "effetto lente" (una bottiglia di vetro che riflette i raggi solari e incendia un oggetto). In un'altra relazione di novembre, poi, i vigili del fuoco mettono anche in luce guasti e malfunzionamenti dei sistemi antincendio, tra cui l'assenza di acqua negli "idranti" e le pompe "praticamente fuorigioco".

"Sottile parete ha collassato sotto effetto termico"

La "sottile parete in lamierino di tamponatura" dei balconi ha "collassato", si legge nella ricostruzione, "sotto l'effetto termico" e poi "fiamme, fumo e calore hanno sviluppato nel cavedio" convogliando "i fumi caldi esternamente verso l'alto". Le "sporgenze delle due vele", si legge, rispetto alla struttura del grattacielo "hanno generato angoli che hanno favorito l'aumento delle temperature", lo "sviluppo verticale del fuoco" e "l'innesco dei materiali presenti". Nei "pannelli sandwich" della facciata esterna e dei balconi il "sottile lamierino interno ed esterno ha permesso al materiale gommoso formante l'isolamento interno di cambiare di stato a causa della temperatura divenendo in forma semiliquida e gocciolando vigorosamente all'interno del cavedio". E ciò ha permesso "in un tempo rapidissimo di generare altri incendi all'interno del condotto a base della Torre", mentre i pannelli cadevano "a terra infuocati". Nell'annotazione viene anche segnalato "il testo internazionale dal titolo 'Rivestimento e sicurezza antincendio: Grenfell potrebbe accadere qui?", dove vengono "evidenziati i problemi che i rivestimenti a facciata hanno provocato a seguito di incendi" per cause accidentali, come quello della Grenfell Tower londinese del 2017 che causò 72 morti. Tra l'altro, gli inquirenti hanno analizzato pure un testo intitolato 'Report on the fire which occured at Torre del Moro' dell'ingegnere Frances Maria Peacock, esperta di incendi a livello internazionale. In più, nel lavoro dei vigili del fuoco in più passaggi si mettono in luce le 'falle' nella sicurezza sul fronte dei sistemi antincendio della Torre: l'acqua della riserva idrica, scrivono ad esempio, "non aveva di fatto la pressione sufficiente per essere portata ai vari piani dell'edificio dove era in corso l'incendio generalizzato".

Le indagini

Nelle indagini per disastro colposo sono indagati legali rappresentanti e responsabili delle società che hanno realizzato l'edificio e che hanno avuto a che fare con la produzione, lavorazione e posa dei pannelli, fatti di polietilene e alluminio e altamente infiammabili.

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