Fondi Lega, nove in totale gli indagati per peculato

Lombardia
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Nella rogatoria del 18 agosto i pm parlano anche della "società di sede panamense che scherma un conto in Svizzera", finita anch'essa al centro delle indagini

Sono nove in totale gli indagati per peculato nell'inchiesta sul caso Lombardia Film Commission. Oltre ai quattro ai domiciliari da giovedì scorso, tra cui i tre commercialisti di fiducia della Lega Michele Scillieri, Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, e al prestanome Luca Sostegni, fermato nel luglio scorso, figurano anche Pierino Maffeis, Elio Foiadelli e Vanessa Servalli, amministratori di società riconducibili ai tre professionisti. Indagato anche l'imprenditore Francesco Barachetti. E' quanto emerge dalla richiesta di rogatoria in Svizzera depositata negli atti dell'indagine. Nella rogatoria del 18 agosto i pm parlano anche della "società di sede panamense che scherma un conto in Svizzera", finita anch'essa al centro delle indagini. (LA VICENDA - LE INDAGINI)

Le accuse

Maffeis è indagato in qualità di amministratore della Eco srl, società che trasferì il denaro ricevuto da Andromeda srl, amministrata di fatto da Scillieri, per la vendita del capannone di Cormano alla Barachetti service, "simulando il pagamento di fatture per operazioni inesistenti". Foiadelli risponde in qualità di amministratore della Sdc "che dietro emissione e annotazione di fatture per operazioni inesistenti riceveva il denaro da Immobiliare Andromeda e lo trasferiva a Di Rubba e Manzoni", i due contabili della Lega, "e a persone giuridiche a costoro riferibili". Servalli, poi, è indagata in qualità di amministratore della Taaac srl, "società immobiliare veicolo domiciliata presso lo studio di Michele Scillieri".

Negli atti della rogatoria i pm riportano anche la testimonianza di Roberto Tradati, responsabile della fiduciaria Fidirev attraverso la quale sarebbero transitati parte degli 800mila euro incassati dalla vendita gonfiata del capannone. "Scillieri - ha detto - è venuto da me per comunicarmi che aveva intenzione di riportare anche fisicamente i soldi in Italia e di chiudere il mandato fiduciario". E lui gli disse, però, che era "necessario risolvere in Svizzera la situazione della Gleason", società panamense che era amministrata da "Dreieck, una fiduciaria svizzera che gestisce anche società panamensi". In questo modo i pm riassumono l'operazione: "Sostegni - il presunto prestanome in carcere - compra per un euro una società di sede panamense che scherma un conto svizzero, gestito da una fiduciaria svizzera, gravato da un debito e ripiana questo debito con la provvista proveniente da Andromeda". "Questi 400 mila euro sarebbero ritornati versati in questa Fidirev, dove Scillieri aveva la mia firma - ha detto Sostegni - per operare sul conto, e poi da lì io non so dove sono andati a finire i soldi". Il presunto prestanome ha spiegato al giudice che Scillieri avrebbe versato "50.000 euro a settimana" sul suo conto personale "e io li giravo su questo conto della Fidirev, ma è tutto". 

Le testimonianze

Intanto, davanti ai pm di Milano, l'ex assessore lombardo alla Cultura, Cristina Cappellini, parlando di Alberto Di Rubba, uno dei tre commercialisti arrestati, ha messo a verbale che "il nome di Di Rubba circolava come quello che doveva mettere a posto i conti della Lega, e non solo di Film Commission. Era uomo di stretta fiducia di Salvini, faceva parte del suo entourage". "L'indicazione della candidatura di Di Rubba - ha aggiunto Cappellini - come persona giusta al posto giusto (alla presidenza di Lombardia Film Commission, ndr) è derivata da Centemero", tesoriere e deputato della Lega. Il verbale è stato depositato nel luglio scorso. 

"Ricordo anche di aver commentato 'caspita, danno un milione alla Lombardia Film Commission'. La fondazione ha un bilancio di 500mila euro ed era nota per la propria scarsa proattività". Lo ha messo a verbale, testimoniando davanti ai pm di Milano, una dirigente della direzione 'autonomia e cultura' della Regione, aggiungendo che "gli operatori del settore audiovisivo si lamentavano tutti del fatto che in Lombardia, la regione più importante d'Italia, la Film Commission faceva pochissimi bandi". Parte del finanziamento, 800mila euro, venne utilizato per l'acquisto del capannone di Cormano. I soldi di quella vendita, secondo i pm, sarebbero finiti in parte nelle tasche dei contabili della Lega arrestati e in parte in Svizzera. La teste ha spiegato che era "meravigliata" per quell'ingente finanziamento perché "l'ente faceva poco e gli altri enti avevano ottenuto finanziamenti comparativamente inferiori". Il finanziamento venne deciso con una delibera della Giunta regionale, guidata all'epoca da Roberto Maroni.

Le perquisizioni

Intanto oggi proseguono le attività del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf nella sede della Barachetti service, di proprietà dell'imprenditore Francesco Barachetti, che, stando agli atti, avrebbe ricevuto negli anni circa due milioni di euro dalla Lega. Le perquisizioni nell'azienda al centro di un nuovo filone di indagini, anche su presunti 'fondi neri' riferibili al partito, sono scattate giovedì scorso. Allo stesso modo, vanno avanti le attività dei finanzieri anche nello studio di Scillieri, il quale, secondo il prestanome Luca Sostegni che sta collaborando coi pm, era la "mente" di diverse operazioni.

Prestanome: "Strano che altri non sapessero"

"Quando Scillieri parlava di retrocessione da impiegarsi per la campagna elettorale della Lega lo diceva ridendo, però sull'argomento è tornato con me più di una volta, e anch'io ho fatto qualche battuta, anche se ho sempre pensato che le retrocessioni fossero per Di Rubba e Manzoni (...) Tuttavia mi suona strano che su vicende di questo genere chi era sopra di loro non ne sapesse nulla", ha spiegato in uno degli interrogatori Luca Sostegni. "Fu Manzoni - ha aggiunto - a chiedere a Scillieri di domiciliare presso il suo studio la sede del partito di Salvini". Manzoni, uno dei tre commercialisti arrestati, "mi ha confidato che era diventato una persona importante nella Lega, assieme a Di Rubba e che erano amici di Centemero e Salvini". 

Matteo Salvini: "Non c'è una lira da trovare"

Sulla questione è intervenuto Matteo Salvini, leader della Lega: "Dei processi surreali mi interessa poco. Ho fiducia nella magistratura, non parlo di giustizia a orologeria. Non c'è una lira da trovare. I pochi soldi che abbiamo ce li danno volontariamente cittadini e imprenditori", ha detto a Rtl 102.5.

Contabile indagato: "Mai stati 49 milioni su conti della Lega"

"Personalmente reputo che non vi siano mai stati 49 milioni quali disponibilità liquide sui conti della Lega nel periodo di mia competenza, in quanto occorre distinguere fra i conti di disponibilità dell'associazione federale e i conti in disponibilità delle articolazioni locali che (...) anche prima del 2015 di fatto avevano conti correnti sui quali aveva firma solo il delegato locale". Lo ha messo a verbale con dichiarazioni ai pm di Milano il revisore contabile alla Camera per la Lega, Andrea Manzoni, ai domiciliari. Manzoni ha spiegato che, dopo che a fine 2013 fu nominato segretario Matteo Salvini e Giulio Centemero tesoriere nel settembre 2014, quest'ultimo "mi chiamò quale contabile e quindi mi occupai personalmente della contabilità". "Reputo quindi un errore - ha aggiunto Manzoni con dichiarazioni spontanee ai pm lo scorso 3 settembre - cumulare la disponibilità sui conti correnti dei quali poteva disporre il tesoriere con quella delle giacenze sui conti correnti delle articolazioni locali sui quali il tesoriere non aveva potere di firma". Poi, ha aggiunto, "dal giugno 2015 abbiamo costituito delle associazioni regionali". Nell'estate 2014, ha raccontato ancora Manzoni, Centemero "mi dice che dall'analisi fatta dalla PWC (società di revisione, ndr) con quel livello di spese la vita del partito è di circa 6 mesi e che bisogna intervenire in maniera robusta con interventi che prevedono anche la cassa integrazione dei dipendenti". 

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