Milano, imbrattata la scritta in ricordo di Sergio Ramelli

Lombardia

Il giovane fu ucciso nel 1975 da esponenti di Avanguardia Operaia. Il sindaco Sala sulla fiaccolata in onore del giovane organizzata dall'estrema destra: "Prefetto l'ha vietata"

È stata imbrattata nella notte tra domenica 28 e lunedì 29 aprile la scritta in ricordo di Sergio Ramelli, il militante del Fronte della Gioventù di cui oggi, lunedì 29 aprile, si ricorda l'anniversario dell'omicidio, avvenuto nel 1975 per mano di esponenti di Avanguardia Operaia. A scoprire l'atto di vandalismo è stata una volante della polizia, che passando intorno alle 3:30 in via Paladini ha notato che la lastra che copre la scritta 'Ciao Sergio' era stata coperta di vernice rosa. 

La scritta contro Ramelli in viale Gran Sasso

In viale Gran Sasso, invece, è comparsa una scritta contro Ramelli, non lontano dal luogo dove venne assassinato. "100 Ramelli", vergato in rosso e seguito da un simbolo anarchico, è stato vergato da ignoti, secondo i residenti, nella notte tra domenica 28 e lunedì 29 aprile. Un muro che risente della 'guerra' di slogan tra un vicino centro anarchico e la sede di Forza Nuova, in piazzale Aspromonte. "Passano i primi e scrivono 'Asilo resiste' (il centro sociale sgomberato a Torino, ndr) - racconta una donna - poi gli altri e lo cambiano in 'resisteva'; quindi altri cancellano, e altri ancora riscrivono. Questo muro sembra un campo di battaglia".

Le tensioni a Milano

Un altro segnale del clima di tensione che si respira in questi giorni a Milano, con due corone partigiane date alle fiamme, gli adesivi sul volto della partigiana Lia al Teatro della Cooperativa, lo striscione per Mussolini esposto in corso Buenos Aires. Oggi, poi, le due manifestazioni di segno opposto: l'estrema destra che ricorda Ramelli, con il corteo vietato dal prefetto, e gli antifascisti in presidio a piazzale Dateo.

Sala: "Una pagina brutta e triste"

"Questa pagina di Ramelli è brutta e triste e sono sempre pronto e disponibile per dare la giusta dimensione possibile a quello che è successo", dice il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, deponendo una corona di fiori in occasione della commemorazione presso i giardini che portano il nome dell'esponente del fronte della gioventù ucciso, a 18 anni, il 29 aprile del 1975.
In mattinata, Sala aveva così commentato la decisione del prefetto di Milano di vietare la fiaccolata annunciata dall’estrema destra in ricordo di Ramelli, Enrico Pedenovi e Carlo Borsani: "Riguardo alla manifestazione, dico che il prefetto l'ha vietata e quindi non va fatta".
"Lo dico - ha proseguito - anche a quelle forze costituzionali che appoggiano questa manifestazione".
Secondo Sala, "bisogna capire quale è l'ordine a cui si vuole stare vicino. Se il prefetto dice che non va fatta, il prefetto è il titolare a fare rispettare l'ordine sul territorio".

Salvini: "Violenza mai la soluzione"

"Io ricordo un ragazzo massacrato a sprangato per un'idea. La violenza da qualunque parte arrivi non è mai una soluzione". Così il ministro degli Interni Matteo Salvini ha risposto a una domanda sulla fiaccolata in onore di Ramelli. "Mi auguro che tutto venga fatto nel rispetto della legge, della decenza e del buongusto. Penso che nessuno si offenda se viene ricordato un ragazzo ucciso a sprangate per un'idea", ha detto Salvini. Se saranno esposti striscioni inneggianti al fascismo oppure verranno fatti saluti romani? "Ci sono le forze dell'ordine, ci penseranno loro", ha concluso il ministro.

La Russa visita la scritta

"A distanza di 44 anni l'omicidio di Sergio Ramelli continua a impensierire la sinistra. Su alcuni grandi giornali, si è arrivati perfino a scrivere spudorate menzogne come quella che il militante del Fronte della Gioventù sarebbe morto durante gli scontri con Avanguardia Operaia, e non a seguito di un infame agguato". Così Ignazio La Russa, senatore di Fratelli d'Italia, a margine della sua visita in via Paladini, dove è andato a "rendere omaggio a Sergio Ramelli e a valutare i danni alla scritta, che è già stata ripulita". "Nel giorno del suo anniversario - ha concluso La Russa - c'è anche chi, sempre a sinistra, manifesta per protestare contro il suo ricordo. È qualcosa di inaccettabile e che riempie il cuore di stupore e tristezza, perché un ragazzo come Sergio, che ho avuto l'onore di conoscere e frequentare, dovrebbe essere il simbolo non di una parte ma di tutti coloro che rifiutano la violenza politica e guardano a un futuro migliore".

La Russa sul corteo

"Vietare il corteo è un errore clamoroso, ma l'anno prossimo va pensato come comitato, senza sigle di partito", continua La Russa sul corteo. Nel pomeriggio, La Russa sarà alla commemorazione a cui prenderà parte anche il sindaco. Non sarà alla manifestazione di questa sera - dice - perché in partenza per Roma, e rimane convinto che "non c'è ragione di vietare il corteo. Se ci sono saluti romani è la magistratura a decidere se è reato, non si può mica bloccare la circolazione perché qualcuno passa con il rosso. Poi io spero che il divieto non venga violato". Dietro il no al corteo, organizzato da Forza Nuova, CasaPound e Lealtà e Azione e appoggiato da vari partiti tra cui Fdi, per La Russa c'è "un motivo di opportunità, per questo per l'anno prossimo voglio pensare a come ricordare Ramelli come simbolo di libertà, non divisivo, ma di tutta Milano". In questo senso, anche "Forza Nuova e CasaPound hanno tutto il diritto di partecipare". Così come "io se fossi invitato alla commemorazione di Fausto e Iaio - dice - andrei e li ricorderei per quello di buono che hanno fatto".

La commemorazione per Pedenovi

Una seconda commemorazione si è, come da tradizione, svolta anche in viale Lombardia, nel posto dove venne ucciso il consigliere provinciale del Msi Enrico Pedenovi il 29 aprile 1976, alla presenza del senatore Ignazio La Russa e dell'assessore regionale alla sicurezza Riccardo De Corato e del vicesindaco Anna Scavuzzo, mentre il sindaco Sala non ha potuto partecipare per un altro impegno a Palazzo Marino. Una seconda corona di fiori è stata depositata sotto la targa che ricorda l'uccisione da parte del Comune di Milano. "Il sindaco avrebbe dovuto essere anche qui - ha affermato De Corato - proprio perché si trattava di un consigliere provinciale, un esponente politico del territorio".

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