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Aggressione a Niccolò Bettarini: condanne fino a 9 anni per tentato omicidio

4' di lettura

"È finito un incubo. Giustizia è stata fatta", ha commentato il figlio di Simona Ventura dopo la condanna a pene tra i 4 e i 9 anni ai quattro imputati per l'aggressione dello scorso luglio

Sono stati condannati a pene comprese tra i 5 e i 9 anni di carcere i quattro giovani imputati per l'aggressione a Niccolò Bettarini, figlio dell'ex calciatore Stefano e della conduttrice tv Simona Ventura. Durante l'aggressione, avvenuta lo scorso primo luglio davanti alla discoteca 'Old Fashion' di Milano, il giovane Bettarini è stato accoltellato e preso a calci e pugni. La sentenza è stata emessa dal Gup, Guido Salvini, al termine del processo di primo grado che si è svolto con rito abbreviato. Il Pubblico Ministero, Elio Raimondini, aveva chiesto 10 anni di carcere per ogni imputato. 

Le parole di Bettarini

"È finito un incubo. Giustizia è stata fatta". Sono queste le parole pronunciate da Bettarini subito dopo la sentenza. Il figlio di Simona Ventura, che ha parlato di sentenza equilibrata, ha ribadito di voler rinunciare al risarcimento chiesto e anche alla provvisionale di 200 mila euro. "Non mi interessano i soldi, ma solo che giustizia sia stata fatta". "Pene giuste per i 4 imputati accusati del tentato omicidio di Niccolò. È quello per cui abbiamo lottato fino alla fine". Queste, invece, le parole dell'avvocato Alessandra Calabrò, legale di parte civile del figlio di Stefano Bettarini e Simona Ventura. "La giustizia ti sorprende, quando funziona - ha aggiunto il legale -. Lo abbiamo percepito sin dall'inizio, dal momento in cui, nell'immediatezza del fatto, le forze dell'ordine hanno proceduto all'arresto dei responsabili, passando alla puntuale attività d'indagine del Pm Elio Ramondini e infine alla fase processuale, con l'equilibrio, l'attenzione e la grande professionalità del Gup Guido Salvini".

La sentenza

Il giudice, nel processo con rito abbreviato che consente un sconto di un terzo della pena, ha condannato tutti gli imputati per tentato omicidio, ma ha differenziato le posizioni e le pene. In particolare, a Davide Caddeo, 29enne difeso dal legale Robert Ranieli, accusato di aver sferrato le otto coltellate è andata la pena più alta, 9 anni di carcere. L'imputato, durante il dibattimento, aveva ammesso di aver sferrato due coltellate a Bettarini. Alessandro Ferzoco, difeso dall'avvocato Mirko Perlino, è stato invece condannato a 5 anni e 6 mesi; ad Albano Jakej, difeso dall'avvocato Daniele Barelli, è stata inflitta una pensa di 6 anni e 6 mesi; infine ad Andi Arapi, difeso da Fabrizio Cardinali, è stata comminata una condanna a 5 anni; a loro è stata concessa l'attenuante del "reato diverso da quello voluto". In altre parole, i tre volevano picchiare Bettarini, ma non tentare di ucciderlo e non c'è prova che sapessero che Caddeo, conosciuto a malapena dagli altri, avesse con sé un coltello. Riconosciute, poi, a tutti gli imputati le attenuanti generiche equivalenti all'aggravante contestata dalla Procura, cioè l'aver agito per motivi abietti e futili e, in particolare, "discriminatori" per quella frase "sei il figlio di Bettarini, ti ammazziamo" che lo stesso 20enne sentì quel mattino. Arapi, tra l'altro, incensurato ha anche ottenuto i domiciliari, mentre gli altri tre restano in carcere. A Bettarini, parte civile, è stata riconosciuta una provvisionale di 200mila euro.

Proseguono le indagini

Il Gup ha trasmesso gli atti del processo alla Procura affinché indaghi anche su altre persone che potrebbero aver partecipato all'aggressione di Bettarini. Il giudice ha disposto la trasmissione dei verbali delle testimonianze rilasciate nel corso del processo in cui sono stati sentiti lo stesso Niccolò, due suoi amici e un altro ragazzo. Oltre ai quattro imputati, infatti, il Pm aveva posto sotto indagine altre persone finite poi in uno stralcio dell'inchiesta. Ora, alla luce della sentenza, la Procura dovrà valutare anche la posizione degli altri indagati. Bettarini, secondo quanto ricostruito, è stato colpito con otto coltellate quel mattino all'uscita della discoteca. Caddeo, l'unico degli imputati ad avere il coltello, ha ammesso di averne sferrate solo due. Il sospetto della presenza di un secondo accoltellatore ha sempre aleggiato sulle indagini, anche se allo stato non sono stati trovati riscontri di questa ipotesi. Stando a quanto emerso dal processo, uno degli imputati, Alessandro Ferzoco, e la sua compagnia di amici avevano avuto nei giorni precedenti una lite, in un altro locale, con un amico di Bettarini. Una lite che si è riaccesa quella notte del primo luglio all'Old Fashion. Caddeo quella sera si era aggiunto agli amici di Ferzoco, ma nessuno lo conosceva bene e nessuno sapeva che aveva con sé un coltello. Da qui la differenziazione con la sentenza delle posizioni e delle pene.

Data ultima modifica 18 gennaio 2019 ore 18:16

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