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Aggressione a Niccolò Bettarini: imputato ammette l'accoltellamento

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3' di lettura

L'aggressione ai danni di Niccolò Bettarini è avvenuta il luglio scorso fuori dalla discoteca Old Fashion, in 4 sono finiti a processo, per loro la procura ha chiesto 10 anni di carcere

È arrivata una prima ammissione nel processo ai quattro aggressori di Niccolò Bettarini, figlio di Stefano Bettarini e Simona Ventura, colpito con calci, pugni e otto coltellate fuori da una discoteca di Milano, lo scorso 1 luglio. Durante il dibattimento, che si sta svolgendo con rito abbreviato, uno dei quattro imputati, Davide Caddeo, attraverso una memoria difensiva depositata dai suoi legali, Antonella Bisogno e Robert Ranieli, ha ammesso di aver colpito Bettarini con almeno una coltellata. Secondo la ricostruzione del Pubblico Ministero Elio Ramondini, però, il ragazzo avrebbe sferrato tutte e otto le coltellate.

Le ammissioni

Da quanto appreso al lato dell'udienza di mercoledì 28 novembre, Caddeo, 29 anni, ha fornito un'ammissione parziale. L'accusa nei confronti del giovane, infatti è che sia stato proprio lui a colpire Bettarini con otto coltellate. Il 29enne ha invece ammesso di aver colpito il ragazzo con almeno un fendente. Caddeo, nella memoria difensiva presentata, ha raccontato che in quella mattina era in corso una rissa e che lui era ubriaco, il comportamento 'strafottente' di Bettarini gli avrebbe fatto perdere la testa, per questo lo ha colpito. L'imputato prosegue il suo racconto spiegando la sua preoccupazione nel vedere a terra sanguinante il 19enne.

Le accuse ai quattro imputati

Nella scorsa udienza il Pm Ramondini, ha chiesto 10 anni di carcere per tentato omicidio per Caddeo, accusato di aver sferrato tutte le otto coltellate che hanno ferito il giovane, per Alessandro Ferzoco , Andi Arapi e Albano Jakej. Secondo le accuse, infatti, i quattro si erano "certamente" prefigurati che quel pestaggio e quei fendenti in "parti vitali" con una lama da 20 centimetri "avrebbero comunque potuto produrre conseguenze mortali", anche in considerazione della "loro superiorità numerica e della violenza della loro azione". Il Pm ha anche contestato a tutti gli imputati l'aggravante di aver "agito per motivi abietti, perché discriminatori, e futili" per quella minaccia, "sei il figlio di Bettarini, ti ammazziamo", che lo stesso Niccolò ha sentito quel mattino. Dopo il deposito della memoria di Caddeo da parte dei suoi difensori, è possibile che nell'udienza di domani, giovedì 28 novembre l'imputato venga ascoltato in aula per chiarire la sua versione davanti al giudice.

Salvato dagli amici

Stando a quanto ricostruito durante le indagini, il giovane Bettarini riuscì a salvarsi solo grazie all'intervento di alcuni amici che si gettarono nella mischia, tra questi anche una ragazza.  

Data ultima modifica 28 novembre 2018 ore 13:16

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