Pet Parenting, 4 persone su 10 scelgono gli animali domestici al posto dei figli
LifestyleIntroduzione
Secondo i dati dello studio State of Pets 2026 di The Harris Poll, 4 americani su 10 se dovessero scegliere tra avere un figlio o un animale domestico opterebbero per il secondo, contro il 21% che deciderebbe invece di aggiungere un bambino alla famiglia. E il 55% dei giovani Millennial e Gen Z ha già preso in considerazione l’idea di costruire la propria vita intorno a un animale piuttosto che a un bimbo. Inoltre, l’83% dei proprietari di animali ha dichiarato che considera il proprio cane o gatto come un figlio: un’affermazione che ormai è comune, ma che può nascondere comportamenti rischiosi.
Quello che devi sapere
I motivi della scelta degli animali domestici
Secondo quanto rilevato da State of Pets 2026, tra le ragioni che spingono gli americani a preferire un animale ci sono il non sentirsi nella fase di vita adatta per avere un figlio (45%), la maggiore semplicità di gestione rispetto a un bambino (35%), il minore impatto economico (32%), la minore responsabilità richiesta (28%) e la scelta consapevole di restare senza figli (24%).
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I risvolti concreti
Il fenomeno si riflette anche nelle scelte di vita più concrete: il 54% dei Millennial e dei Gen Z lascerebbe un’eredità al proprio animale se ne avesse la possibilità, mentre quasi la metà dei proprietari single (49%) dichiara di aver rinunciato alla ricerca di un partner, affidandosi alla compagnia del proprio pet.
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Una dinamica generazionale
A confermare che si tratta di una dinamica generazionale, e non solo economica, è anche il report 2026 sulla pet-parenthood generazionale di Rover, secondo cui il 66% della Gen Z considera il proprio animale un figlio a tutti gli effetti, e circa la metà tra Gen Z (51%) e Millennial (48%) lo vede come una sorta di “prova generale” prima di un bambino, contro appena il 28% dei Baby Boomer.
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I dati sui giovani italiani
La stessa dinamica generazionale emerge anche guardando all’Italia: secondo una ricerca Ipsos per Changes Unipol sul rapporto tra italiani e animali domestici quasi 4 giovani su 10, il 37% dei Millennial e il 36% della Gen Z, ritengono che un animale domestico possa sostituire un figlio, contro appena il 13% dei Baby Boomer, a fronte di una media nazionale al 28%.
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La dog wellness negli Usa è un settore da 20 miliardi di dollari
L’affetto per un animale domestico si traduce inevitabilmente nel modo in cui ci si prende cura di lui o lei, e guardando di nuovo agli Stati Uniti anche il loro benessere è ormai diventato essenziale ed è equiparato a tutti gli effetti a quello di un essere umano. Il business della toelettatura ha superato i confini della semplice pulizia e ha varcato quelli del wellness, diventando anche anti invecchiamento: secondo il New York Times, a Manhattan si spendono anche mille dollari per una sessione di dog grooming. E un rapporto pubblicato da Future Market Insights, società specializzata in ricerca di marketing, quest'anno l'industria del pet grooming arriverà a 19,5 miliardi di dollari, mentre entro il 2036 sfiorerà i 50 miliardi.
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I rischi degli “animali come figli”
Una deriva affettiva che nasconde però un lato d’ombra, evidenziato dalla ricerca internazionale di psicologia animale e antrozoologia. Secondo una recente review pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Animals, condotta da un team di veterinari di atenei fra cui la UNAM e l’Università di Pisa, l’eccessiva umanizzazione degli animali da compagnia porta loro frequentemente a disturbi comportamentali come ansia da separazione, aggressività e forme di stress cronico. Il motivo principale risiede nell’incapacità dei proprietari di interpretare i reali bisogni etologici e nutrizionali della specie, proiettando sull’animale bisogni, emozioni e aspettative umane. “Il rischio del pet parenting non è amare troppo il proprio animale, ma amarlo nel modo sbagliato, proiettandogli addosso aspettative ed esigenze che appartengono a un essere umano e non a un cane o a un gatto”, spiega il dott. Vittorio Saettone, veterinario ed Head of R&D&QA di Schesir, realtà italiana leader a livello globale nella nutrizione naturale per cani e gatti. “Rispettarli significa prima di tutto conoscerli: capire il loro linguaggio del corpo, i loro tempi e modi di socializzazione, le loro reali esigenze alimentari e comportamentali, che restano profondamente diverse da quelle di un bambino, per quanto affetto si possa provare. Condividere il pasto, offrire dolci o snacks pensati per il palato umano, o replicare un’alimentazione ‘di famiglia’ senza tenere conto delle specifiche esigenze nutrizionali di cane e gatto, può generare nel tempo carenze, sovrappeso o vere e proprie patologie causate da alimentazione non corretta. Una nutrizione realmente rispettosa della specie parte dalle materie prime, dagli ingredienti e dal loro specifico equilibrio nutrizionale, non dalle abitudini a tavola di chi li adotta. Lo stesso vale sul piano comportamentale: un cane o un gatto a cui non viene lasciata libertà di esprimere i propri istinti, annusare, esplorare, socializzare con i propri simili, può sviluppare ansia, frustrazione o comportamenti compulsivi, esattamente come accade quando si ignorano i suoi reali bisogni alimentari”.
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