Intelligenza artificiale, mappa delle imprese in Italia: quante sono e le principali sfide

Economia
©IPA/Fotogramma

Introduzione

Dimensioni micro, nate da non più di cinque anni, orientate ai servizi. È l’identikit delle imprese italiane specializzate nell’intelligenza artificiale fotografato ne "L'economia dell'intelligenza artificiale. La mappa delle Imprese AI-focused in Italia”, realizzata da InfoCamere e Università di Padova per "Digitalmeet 2026" e presentata nei giorni scorsi a Palazzo Madama su iniziativa del senatore questore Antonio De Poli (Udc).

Quello che devi sapere

I dati di una crescita repentina

La ricerca calcola che alla fine dello scorso anno nella Penisola risultavano operative 14.840 imprese in grado di offrire servizi di intelligenza artificiale. Di queste, oltre il 70% sono sorte tra il 2021 e il 2025 e la quasi totalità (93,1%) può essere classificata come micro-impresa. In termini assoluti, lo scorso anno gli addetti che operano nel settore hanno superato quota 105.800, oltre 22mila in più rispetto al 2022. "L'ecosistema delle imprese italiane che fanno dell'intelligenza artificiale il cuore della propria offerta è in rapida espansione", sottolinea De Poli secondo il quale si tratta di "un'energia imprenditoriale giovane e innovativa” che necessita di essere accompagnata nella crescita.

 

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I ritardi del capitale umano

Nel corso della giornata dedicata al tema dell’intelligenza artificiale e dell’alfabetizzazione digitale, il senatore centrista ha sottolineato in particolari due aspetti critici legati alla proliferazione delle imprese IA in Italia. “Il primo tema è il capitale umano: queste imprese hanno bisogno di competenze altamente qualificate e dobbiamo creare le condizioni per trattenere in Italia i talenti che formiamo”, sostiene De Poli. Come evidenzia la ricerca, con una quota di laureati tra i 25 e i 34 anni pari al 31,6% l’Italia fatica a tenere il passo della media Ue dove in questa fascia d’età il 44,1% possiede un titolo universitario spendibile anche nelle aziende IA.

 

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Sviluppo Ia nelle pmi

Per De Poli una seconda criticità riguarda l'adozione dell'IA nelle piccole e medie imprese laddove il “76% non ha investito né prevede di investire in IA" e solo il "7% ha avviato una formazione strutturata”. “Dobbiamo quindi creare un ponte tra chi sviluppa l'intelligenza artificiale e chi deve utilizzarla, favorendo una vera trasformazione digitale dei processi produttivi. La sfida è costruire un ecosistema in cui imprese, università e istituzioni lavorino insieme. Perché non basta comprare l'intelligenza artificiale: bisogna promuovere una vera trasformazione digitale, mettendo al centro la persona e non la macchina", spiega.

 

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L’impatto sulla produttività

Secondo Paolo Gubitta, professore ordinario di organizzazione aziendale all'Università di Padova e coordinatore scientifico della ricerca UniPD - Infocamere per "Digitalmeet", l’offerta di intelligenza artificiale emersa “può contribuire alla trasformazione del sistema produttivo italiano”. “Nel 2024, le imprese AI-focused osservate nel confronto dei bilanci presentano una produttività mediana del lavoro superiore del 9,8% a quella delle imprese comparabili e un valore aggiunto mediano più alto del 50%”, sottolinea Gubitta.

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Aziende IA a caccia di talenti

A fronte di evidenze positive sulla produttività, la ricerca mostra come le aziende italiane che fanno dell’IA il nucleo della propria attività siano disposte a offrire riconoscimenti economici più alti al personale. Nelle imprese IA il costo mediano del lavoro risulta più alto del 74% rispetto ad altre realtà comparabili.

Ritorno dell'investimento

Per queste imprese, il 92% delle quali iscritte al Registro da meno di dieci anni, la fase di avvio è caratterizzata soprattutto da investimenti in personale qualificato in attesa di ritorni futuri in termini di valore aggiunto. A guardare i bilanci, tra il 2020 e il 2024, il valore della produzione mediano è cresciuto del 124,2%, il valore aggiunto mediano del 139,4%. Dati che secondo Gubitta fanno emergere “differenze rilevanti” delle quali – spiega - occorre approfondire le “determinanti organizzative”.

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Angi-Fiera Mi: “Per 90% manager italiani IA centrale”

Sul ruolo dell’IA per lo sviluppo industriale l’indagine "The Navi World Vision" realizzata da Associazione nazionale giovani innovatori (Angi) calcola che per nove manager italiani su dieci l’intelligenza artificiale rappresenta un asset centrale ma circa la metà (53,4%) evidenzia come la mancanza di competenze limiti la piena implementazione nel mondo delle imprese. Secondo lo studio, condotto in collaborazione con Fiera Milano e presentato in occasione del "Business Leaders Summit", oltre al tema delle competenze emergono altri ostacoli all’adozione dell’IA nelle imprese, dall’incertezza sull’investimento ai timori legati ai rischi di attacchi e i costi in cyber-sicurezza.

 

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