Lavoro, gli stipendi tornano a salire meno dell'inflazione e cala il potere d’acquisto

Economia
©IPA/Fotogramma

Introduzione

"Dopo dieci trimestri consecutivi in cui la crescita tendenziale delle retribuzioni è stata superiore a quella dell'inflazione, nel secondo trimestre 2026 si registra un'inversione di tendenza", ha comunicato l'Istat (Istituto Nazionale di Statistica) diffondendo i dati sulle retribuzioni contrattuali.

Quello che devi sapere

I dati di retribuzioni e inflazione

Nel secondo trimestre, infatti, la crescita annua media delle retribuzioni contrattuali orarie è del 2,5% (per il settore privato +2,3% e per la Pubblica amministrazione +2,7%). Nello stesso periodo l'inflazione si attesta invece al 3%, sempre su base annua.

 

Leggi anche: Busta paga, flat tax al 5% su aumenti di stipendio e al 15% sui turni: come funziona

Retribuzioni contrattuali a giugno +0,5% sul mese, +2,4% in un anno

L’Istat segnala anche che a giugno le retribuzioni contrattuali orarie aumentano dello 0,5% rispetto al mese precedente e del 2,4% rispetto a giugno 2025. L'incremento su base annua è stato del 2,4% nel settore privato (3,2% nell'agricoltura, 2,7% nell'industria e 2,2% nei servizi privati) e del 2,3% per la Pubblica amministrazione. I settori che presentano gli aumenti tendenziali più elevati sono igiene ambientale (+5,7%), gas e acqua e chimiche (entrambi +5,2%). L'incremento è invece nullo per le farmacie private.

 

Leggi anche: Lavoro, le nuove professioni più pagate dalle aziende in Italia e nel mondo

pubblicità

A fine giugno 3,9 milioni di dipendenti in attesa del contratto

Inoltre, a fine giugno 2026 i contratti in attesa di rinnovo erano 25 per un totale di circa 3,9 milioni di dipendenti coinvolti: meno di un terzo (1,1 milioni) appartiene al settore privato e il resto (2,8 milioni) alla Pubblica amministrazione. Inoltre, tra giugno 2025 e giugno 2026, il tempo medio di attesa di rinnovo per i lavoratori con contratto scaduto è passato da 24,9 a 17,9 mesi; in lieve crescita per il settore privato (da 15,6 a 17,7 mesi) e in decisa riduzione per la Pubblica amministrazione (da 34,4 a 18 mesi), grazie ai rinnovi del triennio 2022-2024.

 

Leggi anche: Rinnovo contratto enti locali, c'è accordo: fino a 154 euro di aumento di retribuzione

A giugno tutti i contratti della Pa erano scaduti

Sempre alla fine di giugno 2026, per l'insieme dei settori economici, i contratti collettivi nazionali in vigore per la parte economica erano 50 per il 69,9% dei dipendenti coinvolti (circa 9,1 milioni). Tale percentuale - sottolinea ancora l'Istat - sale all'89,3% nel settore privato ed è pari a zero nella Pubblica amministrazione, dove tutti i contratti sono scaduti. Nel corso del secondo trimestre 2026 sono stati recepiti sei contratti: uno nel settore agricolo, uno nel settore industriale e quattro nei servizi privati.

 

Leggi anche: Rapporto Inps 2026, occupazione in crescita ma gli stipendi restano bassi. I dati

pubblicità

Unc: "Sulle retribuzioni sotto l'inflazione si torna alla dura realtà"

"Finita l'illusione ottica di un rialzo delle retribuzioni sopra il livello dell'inflazione", ha commentato il presidente dell'Unione nazionale consumatori, Massimiliano Dona, a proposito del dato Istat secondo cui, dopo dieci trimestri consecutivi in cui la crescita tendenziale delle retribuzioni è stata superiore a quella dell'inflazione, nel secondo trimestre 2026 si registra un'inversione di tendenza. "Ora si torna alla dura realtà e al fatto che gli stipendi non sono mai stati adeguati al costo della vita, né durante il governo Meloni né prima. È dal 1992 che c'è questo problema, irrisolto", sostiene Dona.

Sindacati e associazioni al lavoro insieme per contratti e salari

Il tema dei contratti e dei salari insieme alla rappresentanza, sia sindacale sia datoriale, rimane intanto al centro del confronto avviato da Cgil Cisl e Uil e 14 associazioni imprenditoriali. La riunione, nella sede di Confindustria, ha portato intorno a un unico tavolo le diverse sigle, dopo che i sindacati da una parte (il 17 giugno) e le imprese dall'altra (il 10 luglio) hanno già raggiunto un'intesa tra loro. L'obiettivo ora è lavorare insieme e quindi arrivare a un nuovo accordo quadro interconfederale, da chiudere entro fine settembre. "La possibilità c'è", ha detto il vice presidente di Confindustria per il Lavoro e le Relazioni industriali, Maurizio Marchesini. Con nuove regole messe nero su bianco si punta a contrastare il dumping e gli accordi pirata, misurando e certificando il peso effettivo delle sigle. Soddisfatti sia i sindacati sia le imprese per l'avvio del tavolo di confronto, che proseguirà a settembre: già fissato il calendario con sette date (il 10 e 11, il 17 e 18, il 21 e 22 e il 28). "È un'occasione che non va sprecata", afferma il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, mentre la leader della Cisl, Daniela Fumarola, parla di un "incontro importante e utile" e ricorda le cinque priorità della piattaforma sindacale (contrattazione, rappresentanza, formazione, sicurezza e partecipazione). Il numero uno della Uil, Pierpaolo Bombardieri, rimarca infine la "comune volontà di trovare delle soluzioni". Dalle imprese, anche Confcommercio parla di "un passaggio significativo" e le confederazioni artigiane - Confartigianato, Cna, Casartigiani e Claai - rilanciano il confronto "per difendere la buona contrattazione".

 

Leggi anche: Quali università garantiscono gli stipendi più alti in Italia? La classifica

pubblicità