Busta paga, flat tax al 5% su aumenti di stipendio e al 15% sui turni: come funziona
EconomiaIntroduzione
L’ultima legge di Bilancio prevede i cosidetti “bonus busta paga”: isolano determinate voci retributive dal calcolo dell’imponibile ordinario soggetto alle aliquote progressive Irpef, assoggettandole, invece, a un’imposta sostitutiva fissa e più vantaggiosa. Si tratta, nello specifico, di due aliquote, del 5 e del 15%, sugli aumenti di stipendio previsti dai rinnovi contrattuali e sulle ore di lavoro svolte di notte, nei giorni festivi o come reperibilità. Ecco tutto quello che c’è da sapere.
Quello che devi sapere
Due aliquote distinte
Il meccanismo del “bonus busta paga” produce un effetto immediato sul netto percepito mensilmente dal lavoratore. Come detto, la normativa prevede due aliquote agevolate distinte, ciascuna legata a precisi requisiti reddituali riferiti all’anno precedente e a tetti massimi di importo agevolabile. Ecco i dettagli
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L’aliquota del 5%
Un primo capitolo del bonus riguarda gli incrementi retributivi che arrivano dal rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro. Per sostenere la contrattazione collettiva, il legislatore ha previsto un’aliquota pari al 5%, applicabile agli aumenti salariali previsti dai contratti collettivi sottoscritti nel triennio compreso tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2026.
L’Agenzia delle Entrate - nella circolare n. 2/E2026 di febbraio - ha spiegato che questa tassazione è pensata solo per i lavoratori che nell’anno precedente hanno percepito un reddito da lavoro dipendente non superiore a 33.000 euro lordi. Il calcolo di tale soglia deve tenere conto di tutte le retribuzioni imponibili che arrivano da rapporti di lavoro subordinato, anche se svolti con diversi datori di lavoro.
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Cosa rientra nel 5%
L’aliquota del 5% non si applica solo alla paga base oraria incrementata, ma si estende anche a tutti gli istituti retributivi indiretti e differiti che subiscono una rivalutazione automatica a causa del rinnovo contrattuale. Rientrano dunque nel bonus le quote di aumento riferite alle mensilità aggiuntive, al trattamento di fine rapporto, alle ferie, ai permessi e alle indennità speciali collegate a particolari mansioni svolte dal dipendente.
E sui superminimi individuali assorbibili? La parte di incremento retributivo teorico, anche se interamente assorbita dal superminimo preesistente, rientra comunque nell’aliquota ridotta al 5%.
La detassazione del 15%
Il secondo capitolo del “bonus bustapaga” riguarda invece le prestazioni lavorative svolte in condizioni di particolare disagio o flessibilità organizzativa. Qui la tassazione sostitutiva è fissata al 15% e si applica sulle maggiorazioni retributive corrisposte per il lavoro notturno, per le prestazioni effettuate nei giorni festivi e per le indennità collegate alla turnazione strutturata. Per accedere a questo vantaggio, il limite massimo di reddito percepito nell’anno precedente è fissato a 40.000 euro lordi. La norma stabilisce poi un tetto massimo di somme agevolabili, che è fissato a 1.500 euro lordi annui per ciascun lavoratore dipendente.
Le esclusioni
Il “bonus busta paga” prevede alcune esclusioni. Oltre allo straordinario diurno e feriale, c’è poi l’esclusione dei lavoratori impiegati nei settori del turismo, dei pubblici esercizi, della ristorazione e degli stabilimenti termali. Per questi comparti, la legge prevede già uno strumento di tutela specifico (il trattamento integrativo speciale per il turismo). Quindi, per evitare sovrapposizioni, è stato decisa che le categorie appena citate non possano beneficiare anche del “bonus busta paga”.
Il lavoratore può rinunciare
Per avere la tassazione con imposta sostitutiva, il lavoratore dipendente non deve presentare una specifica istanza, avviene tutto in automatico. Va ricordato però che è riconosciuta al lavoratore anche la possibilità di avvalersi della tassazione ordinaria, attraverso un’espressa rinuncia scritta dell’imposizione sostitutiva.
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