Irpef, ipotesi aliquota al 33% fino a 60mila euro: gli effetti sulle buste paga
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Il governo sta pensando a un nuovo intervento sugli scaglioni Irpef in vista della prossima Legge di Bilancio per il 2027. L’obiettivo è quello di applicare l’aliquota del 33% ai redditi fino a 60mila euro lordi: al momento riguarda chi guadagna tra i 28mila e i 50mila euro, mentre dai 50mila euro in su si passa direttamente al 43%. Ecco come cambierebbero gli stipendi dei lavoratori italiani.
Quello che devi sapere
Come funziona l’Irpef
L’Irpef – Imposta sul reddito delle persone fisiche - si applica sul reddito complessivo del contribuente. L’imposta lorda si calcola applicando al reddito complessivo, al netto degli oneri deducibili, le aliquote per scaglioni. L’Irpef dovuta è dunque determinata sottraendo dall’imposta lorda le detrazioni previste dalla normativa, come possono essere ad esempio quelle specifiche per tipologia di reddito prodotto (lavoro dipendente, pensione, autonomo), quelle per il coniuge e i figli (di età pari o superiore a 21 anni ma inferiore a 30 anni ovvero anche superiore a 30 anni in caso di disabilità accertata ai sensi dell’articolo 3 della legge n. 104/1992) e per gli ascendenti che convivano con il contribuente, oltre che le detrazioni riconosciute a fronte di alcune tipologie di spese sostenute durante l’anno (come salute, istruzione, interessi per il mutuo dell’abitazione e così via). Inoltre vanno sottratti i crediti d’imposta spettanti.
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Il governo Meloni e l’Irpef: le nuove aliquote
Dalla sua elezione nel 2022, il governo di Giorgia Meloni si è mosso per andare ad abbassare man mano l’Irpef, anche andando ad accorpare le aliquote previste in precedenza. Per effetto dell’ultima Legge di Bilancio, dal 1° gennaio del 2026 sono in vigore in tutto tre scaglioni Irpef:
- per i redditi fino a 28mila euro annui lordi si applica un’aliquota del 23% (che copre l’intero importo);
- per i redditi compresi tra 28.001 euro e 50mila euro si applica l’aliquota del 33% (6.440 euro + 33% sul reddito che supera i 28.000 euro fino a 50.000 euro);
- per i redditi che superano i 50mila euro si applica l’aliquota del 43% (13.700 euro + il 43% sul reddito eccedente i 50.000 euro).
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Ipotesi aliquota Irpef al 33% fino a 60mila euro: i benefici
Adesso l’esecutivo punta ad ampliare ancora la fascia di redditi con aliquota al 33%, estendendo il limite massimo da 50mila a 60mila euro. Che impatto avrebbe sulle buste paga dei lavoratori? Secondo alcune simulazioni, i redditi più vicini ai 60mila euro lordi potrebbero arrivare a risparmiare all’incirca mille euro di tasse all’anno.
A caccia di risorse
Come sempre, quando si parla di taglio delle tasse e di Legge di Bilancio, il nodo principale è trovare i fondi necessari a coprire gli interventi. L’ampliamento dell’aliquota del 33% fino a 60mila euro, almeno stando alle prime simulazioni, potrebbe costare alle casse pubbliche intorno ai tre miliardi di euro.
Il lapsus di Tajani
Ad annunciare la misura è stato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che negli scorsi giorni – con una dichiarazione ripresa anche sul sito della Farnesina - ha però parlato di "abbassare l'Irpef dal 35% al 33% fino a 60mila euro", confondendosi: l’aliquota del 35% è già stata abolita proprio dal governo Meloni.
Gli altri interventi in programma: dalle tredicesime al bollo auto
Tajani ha comunque delineato altri possibili campi su cui intervenire per abbassare la pressione fiscale sugli italiani. "Abbiamo una serie di idee da offrire ai nostri alleati a partire dalla detassazione delle tredicesime soprattutto le più basse, stiamo pensando a come ridurre il bollo auto, riflettiamo come dedurre le spese sanitarie nell'anno in corso: se qualcuno ha bisogno di cure importanti deve avere disponibilità economiche quindi si deve ridurre queste spese subito".
Giovani e lavoratrici madri
E ancora, ha continuato Tajani, "guardiamo ai giovani con detassazione per i primi cinque anni per le startup giovanili, per chi assume giovani, per chi investe nelle startup dei giovani" e "continueremo a guardare con attenzione alle donne lavoratrici, per dare agevolazione a quelle che hanno figli, per cui nessuna donna debba essere costretta a scegliere fra la maternità e il lavoro".
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