Tfr nei fondi pensione o in azienda, cosa rende di più? I dati
Da domani saranno in vigore le nuove regole sui fondi previdenziali complementari. I neoassunti con contrattio nel settore privato avranno 60 giorni di tempo per scegliere se tenere il loro Tfr in azienda. In caso contrario andrà in automatico in un fondo pensione. Cosa potrebbe essere più conveniente? Anche di questo si è parlato nella puntata di “Numeri” del 29 giugno
TFR E FONDI PENSIONE, LE NUOVE REGOLE PER I NEOASSUNTI
- Da domani, 1° luglio, entrano in vigore le nuove regole sui fondi per la pensione complementare. I neoassunti nel settore privato, esclusi i lavoratori domestici, avranno due mesi di tempo per decidere se mantenere il loro Tfr in azienda. In caso contrario andrà in automatico in un fondo pensione. In quanti fanno già questa scelta? Qual è il rendimento più vantaggioso? Anche di questo si è parlato nella puntata di Numeri, approfondimento di Sky TG24, del 29 giugno.
LE NOVITÀ
- L’ultima Manovra ha stabilito dunque come regola generale l’adesione automatica al fondo pensione previsto dagli accordi o dai contratti collettivi. Se non è previsto un fondo di riferimento, il Tfr andrà al fondo Cometa (quello per i dipendenti dell'industria metalmeccanica). Se invece si procede con la rinuncia, il Tfr maturato man mano dal lavoratore potrà anche essere destinato a una forma di previdenza complementare diversa da quella prevista dal contratto collettivo (a scelta del dipendente), sempre che non si decida di tenerlo invece in azienda.
DOVE FINISCE IL TFR DEI LAVORATORI?
- Guardando ai dati diffusi dalla Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione (Covip), al momento soltanto il 29% dei Tfr finisce nei fondi pensione, mentre il 71% viene utilizzato per la futura liquidazione.
QUANTI INVESTONO NEI FONDI PENSIONE
- Sempre dagli ultimi dati Covip emerge inoltre come solo il 32,1% dei lavoratori dipendenti iscritti a un fondo pensione vi abbia effettivamente versato delle somme (percentuale che scende al 13,6% per gli autonomi, a cui non spetta però il Tfr).
GLI INVESTIMENTI DEI FONDI
- Tra le novità in arrivo c'è il fatto che i contributi dell'adesione automatica non verranno più investiti nel cosiddetto comparto garantito del fondo (che assicura la restituzione di quanto versato, spesso con un rendimento minimo), ma in quello più coerente con l'orizzonte temporale a disposizione del lavoratore e con la sua età anagrafica. Di fatto questo significa che, con i soldi dei neoassunti, i fondi acquisteranno titoli, obbligazioni e azioni che presentano rischi maggiori rispetto a prima.
TFR O FONDI? ESEMPI DI CAPITALE FINALE
- È bene ricordare che i fondi presentano alcuni vantaggi, come il contributo aggiuntivo a carico del datore di lavoro (se previsto dai contratti collettivi) e minori tasse.
LA MEDIA ANNUA DEI RENDIMENTI
- Il Tfr in azienda però cresce in automatico, permettendo di mantenere il potere d’acquisto, soprattutto quando i mercati sono turbolenti. Negli ultimi 20 anni il rendimento medio annuo è stato del 2,4%, contro l'1,1% e l'1,4% nel caso di fondi obbligazionari chiusi e fondi obbligazionari aperti.
TFR E FONDI PENSIONE, I RENDIMENTI IN PERCENTUALE NEGLI ULTIMI 20 ANNI
- Va detto però che molto dipende dal tipo di fondo in cui si investe. Per fare un esempio: il rendimento medio negli ultimi 20 anni di quelli aperti azionari è stato del 3,8%, di quelli chiusi azionari del 4,2%.