Fondi pensione, quando sono deducibili e qual è il limite nel 2026: le novità
EconomiaIntroduzione
Il tema delle pensioni continua a rimanere centrale in Italia: nel primo trimestre del 2026 quelle anticipate liquidate dall’Inps sono state nel complesso 56.004, con un calo dell'8,97% rispetto allo stesso periodo del 2025 (quando furono 61.524). Una diminuzione, questa, legata anche ai recenti interventi che hanno reso più difficile e meno conveniente l'uscita dal lavoro prima dell'età di vecchiaia. E tra gli interventi sul settore, la legge di Bilancio ha previsto anche alcune novità per quanto concerne la previdenza complementare.
Quello che devi sapere
Cos’è la previdenza complementare
La previdenza complementare, come spiegato dal sito del ministero del Lavoro, “rappresenta il secondo pilastro del sistema pensionistico il cui scopo è quello di integrare la previdenza di base obbligatoria o di primo pilastro”. Il suo obiettivo è “concorrere ad assicurare al lavoratore, per il futuro, un livello adeguato di tutela pensionistica”. Questo sistema è basato su “forme pensionistiche incaricate di raccogliere il risparmio previdenziale mediante il quale, al termine della vita lavorativa, si potrà beneficiare di una pensione integrativa”. E, importante sottolinearlo, “sono previste una serie di agevolazioni fiscali, riconosciute anche a favore dei familiari fiscalmente a carico, che rappresentano una ulteriore opportunità di risparmio”.
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A chi sono rivolti i fondi pensione
In sostanza questi fondi pensione sono strumenti d’investimento che prevedono il versamento regolare di contributi: al termine della propria carriera lavorativa, si traducono quindi in una integrazione alla pensione che si riceve. I destinatari dei fondi pensione, spiega ancora il Ministero, sono: i lavoratori dipendenti, privati e pubblici; i soci lavoratori e i lavoratori dipendenti di società cooperative di produzione e lavoro; i lavoratori autonomi e i liberi professionisti; persone che svolgono lavori non retribuiti in relazione a responsabilità familiari; lavoratori con un'altra tipologia di contratto (ad es. un lavoratore a progetto o occasionale).
Quali tipi di fondi esistono
Guardando invece a quali tipi di fondi pensione esistono, sono essenzialmente tre le forme pensionistiche complementari successive all’entrata in vigore della riforma del 1993 che ha istituito la previdenza complementare:
- i fondi chiusi di origine "negoziale", istituiti dai rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro nell'ambito della contrattazione nazionale, di settore o aziendale;
- i fondi aperti istituiti da banche, imprese di assicurazioni, società di gestione del risparmio (SGR) e società di intermediazione mobiliare (SIM);
- i Piani pensionistici individuali (PIP), contratti di assicurazione sulla vita con finalità previdenziale. Le regole che li disciplinano non dipendono solo dalla polizza assicurativa ma anche da un regolamento basato sulle direttive della COVIP.
La deducibilità fiscale dei fondi pensione
Come detto, esistono una serie di agevolazioni fiscali per chi aderisce alle forme di previdenza complementare. In primo luogo, è possibile sottrarre l’importo dei contributi versati al fondo a cui si è iscritti dal reddito disponibile: questo permette di abbattere la quota di IRPEF che si andrà a pagare. Proprio su questo punto è intervenuta la legge di Bilancio del 2026, che ha portato l’importo massimo deducibile fino a quota 5.300 euro. È importante però sottolineare che in questo contesto non va considerato il TFR, che non può essere portato in deduzione.
Quanto si risparmia sull’IRPEF
Come detto, la deducibilità dei contributi versati al fondo pensione va a impattare sulla tassazione IRPEF. L’ammontare del beneficio fiscale varia, dunque, in base al reddito imponibile totale e alla quota che si riesce a portare in deduzione: per esempio chi ha un reddito superiore a quota 50mila euro e rientra nello scaglione IRPEF più alto (43%) avrà un vantaggio maggiore in termini assoluti se potrà dedurre fino al limite di 5300 euro.
Quando si può sforare quota 5300 euro
C’è però un caso che dà diritto a sforare il tetto massimo di 5300 euro deducibili ogni anno: per coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 2007, infatti, esiste la possibilità di portare il limite a quota 7.950 euro per 20 anni a partire dal sesto anno di partecipazione a un fondo pensione. La ratio della norma risiede nel fatto che, abitualmente, chi ha iniziato a lavorare dopo quella data ha avuto uno stipendio iniziale relativamente basso e dunque non ha potuto usufruire di tutto lo spazio fiscale fino al tetto di 5300 euro. Dunque, se nei primi cinque anni di adesione si è rimasti sotto quella soglia di deducibilità, tutto lo spazio che non si è usato può essere recuperato nei quindici anni successivi fino a un massimo, come detto, di 7950 euro di deduzione all’anno.
La conversione dei premi di risultato
Infine, è importante sottolineare che qualora l’azienda per cui si lavora abbia un piano di welfare, è possibile sforare ulteriormente il limite dei 5.300 euro annui: infatti, se si decide di convertire il premio per i risultati in contributi al fondo pensione, questi risultano deducibili anche se portano a sforare la quota massima prevista dalla legge. In questi casi il nuovo limite da rispettare diventa 8.300 euro all’anno.
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