Mutui, tasso medio al 3,43% ad aprile: la guerra in Iran pesa sulle rate variabili
EconomiaIntroduzione
Gli effetti della guerra nel Golfo Persico iniziano a farsi vedere anche sul mercato immobiliare italiano. Come evidenzia l’ultimo rapporto mensile dell’Associazione bancaria italiana (Abi) ad aprile il tasso medio applicato dalle banche sui nuovi mutui è salito al 3,43%, sei centesimi in più rispetto al mese precedente. Secondo il vicedirettore Abi, Gianfranco Torriero, si tratta di "primi segnali". "Dobbiamo vedere la dinamica dei prossimi mesi", ha affermato. Ecco perché, entro la fine dell'anno, il costo delle rate mensili a tasso variabile potrebbero raggiungere quelle a tasso fisso.
Quello che devi sapere
Inflazione in salita ad aprile
Un’ulteriore spia sul cambio di vento innescato dal conflitto arriva dagli ultimi dati Istat sull’inflazione che ad aprile certificano un aumento del +2,7% su base annua. A pesare sono soprattutto i rincari dei prodotti energetici a partire dal gasolio che, sull’onda delle tensioni sulla navigazione nello Stretto di Hormuz, ha registrato un balzo del +38,4% sul 2025. L’indice dei prezzi aumenta anche sui prodotti alimentari, dai pomodori ai finocchi, con rincari annui oltre il 20%.
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I timori sul calo dei prestiti
Dati positivi arrivano invece sul fronte dei prestiti bancari. Abi certifica che ad aprile i finanziamenti concessi a famiglie e imprese sono saliti del +2,7%, in linea con il percorso intrapreso a partire dal marzo dell’anno scorso. Emergono tuttavia segnali di un’inversione di tendenza per i timori legati al prolungamento del conflitto. Secondo un sondaggio realizzato da Bankitalia il settore creditizio prospetta una possibile fase di irrigidimento. Sulla stessa linea è la previsione di Torriero (Abi) che intravede uno scenario di incertezza caratterizzato da una diminuzione degli investimenti delle imprese e dunque un calo della domanda di prestiti.
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Il possibile rialzo dei tassi di interesse
Di fronte alla ripresa dell’inflazione, la riunione di giugno della Banca Centrale Europea (Bce) potrebbe alzare il costo del denaro dopo lo stop deciso lo scorso aprile. A ipotizzare questo scenario è Deutsche Bank che nell’ultimo report stima una stretta monetaria almeno fino a settembre 2026 quando, si spera, sarà completato l’impegno di Francoforte a stabilizzare i prezzi nell’Eurozona “senza gravare eccessivamente sulla crescita economica”. L’istituto intravede un aumento dell’indice dei prezzi a consumo armonizzato a livello europeo del +3,1% quest’anno e del +2,5% nel 2027, due punti percentuali in più nell’arco del biennio considerato rispetto alle stime pre-conflitto.
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Tasso Euribor in salita
Sul fronte dei finanziamenti per la casa, l’Euribor a tre mesi, l’indice di riferimento per i mutui a tasso variabile, dopo mesi di “bonaccia” con un valore fluttuante intorno al 2% ha ripreso a salire dallo scoppio del conflitto. Le ultime rilevazioni indicano un tasso sopra il 2,25%. Resta ancora ad oggi netta la distanza rispetto al tasso fisso che con la soluzione green viaggia oltre il 3%. Secondo Guido Bertolino, responsabile business development di MutuiSupermarket, nei prossimi mesi potrebbe verificarsi un pareggio tra soluzione fissa e variabile. “Il gap si andrà a colmare nel giro di 6-7 mesi”, spiega.
Perché il tasso fisso rimane stabile
Bertolino afferma che la curva dei futures sull’Euribor indica un’ulteriore risalita tra fine 2026 e inizio 2027 arrivando a superare il 2,8%. La situazione appare, invece, più stabile per quanto riguarda i mutui a tasso fisso. Nonostante l’indice di riferimento Irs a 30 anni si attesti oggi al 3,3% non si intravedono segnali di un inasprimento delle rate mensili. Il motivo è da ricercarsi soprattutto nell’atteggiamento delle banche che applicano spread negativi per rendere attrattiva la proposta sui fissi e stimolare la domanda. Secondo il responsabile di MutuiSupermercato in questa fase di crescente incertezza, “il fisso può essere una scelta vantaggiosa, perché le banche garantiscono i tassi attuali per le stipule fino a settembre”.
Mercato immobiliare a rischio frenata
Al di là della scelta tra tasso fisso e variabile, l’aumento dei costi dei mutui rischia secondo gli esperti del settore di fiaccare il mercato immobiliare in una fase di ripresa dopo due anni di contrazione. Nel 2025 i finanziamenti concessi hanno sfondato quota 404mila, il 18,8% in più rispetto al dato dell’anno precedente. Di fronte ad uno scenario caratterizzato da incertezza prolungata non è esclusa una virata verso la contrazione.
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