Istat, inflazione al 2,7% ad aprile: le città dove il carovita pesa di più. Classifica
EconomiaIntroduzione
Continua la corsa dell’inflazione. L’Istat ha reso noto l’indice nazionale dei prezzi al consumo (Nic) che per il mese di aprile registra un aumento dell’1,1% su base mensile e del 2,7% su base annua. A trainare l’incremento sono soprattutto le tensioni che si registrano sui beni energetici e sugli alimentari non lavorati, in crescita del +9,2% e del +5,9%. Partendo dagli ultimi dati Istat, l’Unione Nazionale Consumatori (Unc) ha stilato la classifica delle città dove il costo della vita pesa di più. Ecco quali sono.
Quello che devi sapere
"Effetto Iran"
L’ultima rilevazione Istat che ha rivisto leggermente al ribasso la stima preliminare (erano rispettivamente +1,7 sul mese e +2,8% su base annua) tiene conto dell’impatto che la guerra in Iran e il conseguente blocco dello Stretto di Hormuz hanno avuto sui consumi. Partendo da uno scenario di forte incertezza, l’Unc ha analizzato tre voci che più di altre hanno risentito del conflitto: i prodotti energetici (elettricità, gas e altri combustibili), i carburanti utilizzati per il trasporto personale e i prodotti alimentari, incluse le bevande analcoliche, sui quali sono già considerati i rincari dei costi energetici e di trasporto.
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Inflazione corre al Centro-Sud
Considerando i valori in percentuale dell’inflazione su base annua, le città del Centro-Sud risentono dell’aumento maggiore. Nella rilevazione di aprile 2026, il podio è occupato da Macerata, seconda con il +3,7% dietro Reggio Calabria e Cosenza, prime ex aequo con un incremento del +4%.
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Dalla decima all’ottava posizione
Per quanto riguarda l’incremento della spesa calcolata su una famiglia tipo di quattro persone, la classifica citata da La Stampa vede al decimo posto Vicenza, dove il carovita equivale ad un onere pari a 855 euro in più all'anno. Un gradino sopra si collocano Belluno e Pordenone, rispettivamente al nono e all’ottavo posto con incrementi compresi tra 860 e 871 euro.
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Dalla settima alla quarta posizione
Scorrendo la classifica verso l’alto, al settimo posto spicca Lucca dove il costo della vita comporta una spesa maggiore di 893 euro a famiglia. Sesta è Pistoia con 920 euro in più, diciassette in meno di Verona, quinta con 937 euro. La quarta posizione è occupata da Roma. A fronte di un’inflazione tendenziale del 2,4%, leggermente al di sotto della media nazionale, l’aumento dei prezzi nella Capitale comporta una spesa aggiuntiva pari a 953 euro per un nucleo di quattro persone.
Il podio dei rincari
Sul gradino più basso del podio tra le città c’è Udine dove l’inflazione tendenziale è schizzata al +3,4%, sopra la media nazionale. Nella città friulana l’incremento di spesa arriva a 955 euro a famiglia. Medaglia d’argento per Rimini che con la terza inflazione più alta a livello nazionale (+3,6%) registra un aumento di 991 euro all'anno. Al vertice della classifica Unc si colloca Bolzano che in questa fase risulta la città italiana con l’aumento maggiore dei prezzi al consumo. Partendo da un’inflazione tendenziale del +3,4%, nella città altoatesina una famiglia media deve mettere in conto una spesa aggiuntiva di 1.128 euro su base annua.
Alimentari, in testa sempre Bolzano
Per quanto riguarda la voce legata a cibi e bevande, alcolici esclusi, i rincari si fanno sentire in misura maggiore a Bolzano, con un aumento del 4,8%. Seguono Genova e Reggio Calabria, entrambe al +4,4%.
Carburanti, prime Cosenza e Reggio Calabria
Secondo l’analisi dell'associazione Cosenza e Reggio Calabria risultano le città italiane che registrano l’incremento maggiore per quanto riguarda i carburanti utilizzati per il trasporto personale. Muoversi con mezzi a benzina, gpl, metano è diventato più caro del 9,8% in entrambi i comuni calabresi. Terza Ferrara con un aumento del 9,3%.
Bollette, Caserta la più cara
Sul fronte dei consumi energetici (elettricità, gas e altri combustibili), la classifica vede al primo posto Caserta dove i prezzi sono lievitati del 9,7% oltre tre punti in più della media nazionale. Seguono Vicenza e Padova con aumenti del 9,6% e del 9,5%.
Ecco le città dove si spende meno
Come riporta la classifica Unc, Brindisi si afferma come la città dove il carovita impatta in questa fase in modo meno evidente. Con un’inflazione tendenziale del 2,2%, sotto la media nazionale, nel comune salentino l’aggravio di costi per una famiglia tipo non va oltre i 434 euro su base annua. Sul podio trovano spazio Cuneo e Potenza, con una spesa aggiuntiva rispettivamente di 478 e 486 euro.
I timori delle associazioni dei consumatori
A prescindere dalle differenze locali, gli ultimi dati Istat sull’inflazione preoccupano le associazioni dei consumatori che paventano il rischio di pesanti rincari per le famiglie italiane. “La guerra in Medio Oriente, in termini di aumento di prezzi e tariffe, sta generando una maxi-stangata da complessivi 23 miliardi di euro sulle tasche delle famiglie italiane”, afferma il Codacons. Per il presidente Unc Massimiliano Dona la guerra in Iran “sta producendo effetti devastanti come quelli già visti in occasione del precedente conflitto del 2022”. “La crisi attuale colpisce i consumi di primaria necessità, quelli a cui le famiglie non possono rinunciare e che sono diventati un lusso”, rileva l’Associazione per la Difesa e l'Orientamento dei Consumatori (Adoc).
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