Iran, Bankitalia: guerra frena prestiti e mutui. Bce: peggiore stretta del credito da 2023
EconomiaIntroduzione
La Banca centrale europea e la Banca d’Italia hanno pubblicato l’indagine sul credito bancario e sulle aspettative dei consumatori di aprile 2026. Da quanto emerge, le tensioni internazionali legate all’attacco all’Iran e la crisi energetica che ne è scaturita stanno riducendo la richiesta di finanziamenti sia da parte delle famiglie sia da parte delle imprese. Le banche, inoltre, si stanno preparando a inasprire i criteri di concessione di prestiti e mutui. I dettagli.
Quello che devi sapere
Bce: “Inasprimento degli standard creditizi”
Nell’indagine sul credito bancario di aprile 2026, la Bce parla di un “inasprimento degli standard creditizi”. Le banche dell’area euro, spiega la Bce, hanno segnalato ad aprile un ulteriore inasprimento netto, superiore alle attese, degli standard creditizi – cioè le linee guida interne o i criteri di approvazione dei prestiti – sia per i finanziamenti sia per le linee di credito alle imprese nel primo trimestre 2026.
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Peggiore stretta del credito dal 2023
La Banca centrale europea, poi, sottolinea che la stretta del credito è la più pronunciata dal terzo trimestre del 2023. A pesare, aggiunge, sono i rischi delle prospettive economiche e delle tensioni geopolitiche. Alcune banche, inoltre, "hanno segnalato un ulteriore inasprimento legato all'esposizione verso imprese ad alta intensità energetica e verso il Medio Oriente".
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L’inflazione
Nell'indagine sulle aspettative dei consumatori, la Bce evidenzia che a marzo - il primo mese di guerra all'Iran – il tasso mediano di inflazione percepita dalle famiglie europee nei precedenti 12 mesi è salito al 3,5%, rispetto al 3% di febbraio. Le aspettative mediane sull'inflazione per i prossimi 12 mesi e le aspettative per l'inflazione a tre anni, che a febbraio si attestavano entrambe al 2,5%, sono aumentate a marzo rispettivamente al 4% e al 3%. Anche le aspettative di inflazione a cinque anni sono cresciute a marzo, raggiungendo il 2,4% rispetto al 2,3% di febbraio. Anche l'incertezza sulle aspettative di inflazione per i prossimi 12 mesi è aumentata a marzo.
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Bankitalia: guerra frena domanda di prestiti e mutui
Un focus sul nostro Paese è arrivato da Bankitalia. Dall'indagine sul credito condotta dalla Banca d'Italia, sempre nell'ambito di quella della Bce, emerge che le banche italiane si attendono, nel trimestre in corso, un calo della domanda di prestiti e mutui da parte di famiglie e imprese a causa degli eventi bellici e dell'andamento dei prezzi dell'energia. Gli eventi "avrebbero favorito un atteggiamento attendista delle imprese", si legge. Inoltre gli istituti di credito segnalano come, per le stesse cause, ci sarà un "irrigidimento sui finanziamenti" con un impatto più marcato per i settori maggiormente esposti.
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Verso un inasprimento dei criteri di offerta
Nell’indagine di Bankitalia si legge che nel primo trimestre del 2026 i criteri di offerta sui prestiti alle imprese erano rimasti invariati e anche i termini e le condizioni sono risultati nel complesso stabili. I criteri di concessione dei prestiti alle famiglie non hanno registrato variazioni nel comparto dei mutui, mentre sono stati lievemente irrigiditi per il credito finalizzato al consumo. Per il trimestre in corso, tuttavia, le banche si attendono un inasprimento dei criteri di offerta, marcato per i prestiti alle imprese e di lieve entità per il credito al consumo. Gli intermediari hanno segnalato che le attese di irrigidimento sui finanziamenti alle società non finanziarie sarebbero in larga parte riconducibili agli effetti dei recenti sviluppi geopolitici e sui mercati energetici, con un impatto più marcato per i settori maggiormente esposti.
Imprese e famiglie
La domanda di prestiti da parte delle imprese ha già registrato una flessione, riconducibile soprattutto alle minori esigenze di finanziamento per investimenti fissi. La domanda di mutui da parte delle famiglie è rimasta nel complesso stabile, mentre quella di credito finalizzato al consumo è leggermente aumentata, sostenuta da una maggiore spesa in beni durevoli e da un miglioramento della fiducia dei consumatori.
Le previsioni
Le banche, si legge ancora nell’indagine di Bankitalia, hanno segnalato un peggioramento delle condizioni di accesso sul mercato monetario, a fronte di un lieve miglioramento per i titoli di debito a breve termine e per i depositi. Nel trimestre in corso, le condizioni di accesso peggiorerebbero per quasi tutte le fonti di finanziamento principali e soprattutto per i titoli di debito a medio-lungo termine. Nel primo trimestre del 2026 la quota di crediti deteriorati (NPL) e gli altri indicatori della qualità del credito hanno esercitato un lieve effetto restrittivo sulle politiche di offerta per il credito al consumo; per il trimestre in corso non si attendono ulteriori inasprimenti.
Cartolarizzazione
In un nuovo quesito sull'attività di cartolarizzazione, spiega Bankitalia, gli intermediari segnalano un ricorso prevalente a operazioni tradizionali senza trasferimento significativo del rischio e a cartolarizzazioni sintetiche. Tali operazioni sono utilizzate soprattutto per migliorare l'accesso alle fonti di finanziamento, rafforzare la posizione di liquidità e liberare capitale, anche al fine di sostenere l'erogazione di nuovi prestiti. Negli ultimi dodici mesi, le cartolarizzazioni hanno avuto un impatto positivo sui criteri di offerta e sui volumi di credito; nelle attese degli intermediari, tali effetti proseguirebbero anche nei prossimi dodici mesi.
In calo la redditività delle banche
Nell’indagine, la Banca d’Italia sottolinea anche un altro aspetto: "Le decisioni sui tassi di riferimento della Bce hanno inciso negativamente sulla redditività degli intermediari nei sei mesi terminanti in marzo". "Nel semestre successivo, le banche si attendono effetti positivi, derivanti dall'aumento degli interessi attivi netti”, aggiunge Bankitalia.
L’audizione sul Dfp
Ieri, la Banca d’Italia è anche intervenuta in un’audizione alla Camera sul Documento di finanza pubblica. Il quadro macroeconomico delineato dal Dfp è "coerente" con le previsioni di Bankitalia e con quelle dei principali organismi nazionali e internazionali, ha dichiarato. Via Nazionale ha anche sottolineato come l'andamento dell'economia sostanzialmente positivo dei primi due mesi dell'anno sia "bruscamente peggiorato" a partire dall'attacco di Usa e Israele all'Iran.
“Cruciale monitorare la spesa”
"Sarà cruciale monitorare in modo accurato l'andamento delle spese, tenendo conto che una crescita dei prezzi più accentuata di quella prevista renderebbe ancora più difficoltoso rispettare il percorso di consolidamento programmato", ha spiegato Bankitalia. Ancora: "La politica di bilancio italiana sarà chiamata ad adempiere agli impegni internazionali sottoscritti in materia di difesa e a far fronte alla necessità di attenuare l'impatto della crisi energetica su famiglie e imprese. La risposta allo shock energetico andrebbe limitata a interventi mirati e di entità e durata contenute".
Su energia interventi “mirati e brevi”
Per contrastare la crisi energetica e l’impatto su famiglie e imprese, quindi, Bankitalia auspica interventi “mirati e brevi”. Inoltre, la Banca d'Italia invita a preservare "i segnali di prezzo, essenziali per orientare le scelte di consumo e favorire l'uso più efficiente dell'energia e la transizione verso fonti energetiche meno esposte a rischi geopolitici". Inoltre ha ricordato che, secondo le valutazioni ufficiali, il taglio delle accise per poco oltre 40 giorni avrebbe un costo di 0,7 miliardi e che nel complesso questi provvedimenti hanno un effetto nullo sul disavanzo in quanto le misure espansive trovano copertura soprattutto attraverso riduzioni di stanziamenti dei bilanci dei ministeri.
Crisi imprevedibile e situazione incerta
Durante l’audizione, il capo del dipartimento Economia e statistica della Banca d'Italia Andrea Brandolini ha sottolineato come l’imprevedibilità della crisi renda la situazione incerta. "L'imprevedibilità dell'evoluzione della crisi rende particolarmente incerta ogni previsione puntuale. Contrazioni dell'offerta e ulteriori rincari del petrolio e del gas, indisponibilità di materie prime e input intermedi, interruzioni nelle filiere produttive potrebbero spingere l'inflazione su livelli ben più elevati e pesare in misura marcata sui redditi e sui consumi delle famiglie e sui piani di investimento delle imprese, provocando un indebolimento dell'attività produttiva ben più pronunciato", ha detto. "La politica economica e le decisioni di bilancio devono muoversi all'interno di un quadro di elevata incertezza", ha aggiunto.
I conti pubblici e le riforme
Brandolini, sempre in audizione sul Dfp, ha poi sottolineato: "I limitati margini a disposizione derivano, prima ancora che dalle regole della governance europea, dall'esigenza di porre il debito in rapporto al prodotto su un sentiero discendente. Secondo il quadro tendenziale del Dfp, ciò avverrebbe dal 2027. Sarebbe un segnale positivo di grande importanza, anche per la fiducia dei risparmiatori e per la valutazione che si dà del nostro Paese sui mercati finanziari". Ha poi aggiunto: "La prudenza nella gestione dei conti pubblici e la volontà di rispettare il nuovo quadro di regole europeo sono state apprezzate sia dagli investitori - con una riduzione marcata del differenziale di rendimento tra i titoli di Stato decennali italiani e quelli tedeschi - sia dalle agenzie di rating - che nel 2025 hanno rivisto al rialzo la valutazione del merito di credito dello Stato italiano. Da questi sviluppi possono trarre vantaggio anche le banche, le imprese e le famiglie, che beneficiano di un minore costo dell'indebitamento. Per quanto fondamentale, la prudenza nella gestione dei conti pubblici non sarà sufficiente, se non sarà accompagnata da un'azione di riforma che crei le condizioni favorevoli all'innovazione e alla crescita della produttività". Ha infine sottolineato che "servono politiche perché il Paese cresca di più di quanto fatto negli ultimi anni" e che "tassi di crescita sotto l'1% non possono risolvere la situazione del Paese".
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