Lo ha spiegato il presidente dell'Istituto intervenuto in audizione alla Camera sul Dfp. Il processo di validazione dei Conti di finanza pubblica prodotti dall'Istat da parte delle istituzioni comunitarie "segue modalità e tempistiche dettate dai regolamenti europei". Nel dettaglio, la verifica dei Conti di finanza pubblica viene effettuata con cadenza semestrale, ovvero entro il 1° aprile e il 1° ottobre di ogni anno, "sotto il coordinamento tecnico di Eurostat", ha specificato Chelli
A seguito delle critiche avanzate di recente dalla premier, Giorgia Meloni, che aveva fatto riferimento alle stime Istat sostenendo siano "spesso sottostimate sul Pil e poi riviste al rialzo" e parlando anche di rischio "beffa" per il Paese, l’Istituto di statistica ha fatto chiarezza, attraverso il presidente dell'Istituto, Francesco Maria Chelli, intervenuto in audizione alla Camera sul Dfp.
Un ruolo "autonomo e indipendente"
Il processo di validazione dei Conti di finanza pubblica prodotti dall'Istat da parte delle istituzioni comunitarie "segue modalità e tempistiche dettate dai regolamenti europei". Nel dettaglio, la verifica dei Conti di finanza pubblica viene effettuata con cadenza semestrale, ovvero entro il 1° aprile e il 1° ottobre di ogni anno, "sotto il coordinamento tecnico di Eurostat", ha specificato Chelli. In questo contesto, l'Istat, "pur mantenendo un ruolo autonomo e indipendente come responsabile ultimo della qualità dei dati prodotti, svolge anche una funzione di coordinamento e di sintesi tra le diverse istituzioni nazionali coinvolte, a vario titolo, nella produzione dei dati di finanza pubblica (come la Banca d'Italia e il Ministero dell'Economia e delle Finanze - MEF), assicurando la coerenza tra le varie fonti informative nazionali", ha poi aggiunto.
Il nodo del 3%
"Fa arrabbiare constatare che, anche prendendo per buone le attuali stime Istat, saremmo stati comunque sotto il 3% di deficit se, anche nel 2025, sulle casse dello Stato non avesse gravato l’esborso di miliardi di euro per il Superbonus". Lo aveva scritto sui social proprio Meloni, commentando le stime Eurostat sul rapporto deficit/Pil dell'Italia al 3,1% per il 2025. Proprio dall'Istat sono arrivate spiegazioni circa il motivo del contendere e dunque circa la soglia del 3% nel rapporto deficit/Pil, spartiacque per l’uscita dalla procedura europea per disavanzo eccessivo. Secondo quanto spiegato dai tecnici dell’Istat stesso, non sarebbe bastato scendere al 2,99% per rientrare nei parametri.
Il Superbonus
Chelli ha riferito anche che le stime sui conti sono "complete, sebbene non ancora definitive per la fisiologica stabilizzazione" del dato sul Superbonus. "L’attuale versione dei conti acquisisce, in particolare, le più recenti evidenze sulle cessioni dei crediti d’imposta connessi al Superbonus per le spese sostenute nel corso del 2025. La normativa aveva infatti indicato il 16 marzo 2026 come data ultima per comunicare all’Agenzia delle Entrate la scelta di avvalersi della cessione del credito o dello sconto in fattura per le spese Superbonus sostenute nel 2025", ha spiegato ancora Chelli. "Le informazioni inserite sono pertanto complete, sebbene non ancora definitive per la fisiologica stabilizzazione del dato relativo alla cessione dei crediti possibile nei prossimi mesi. L’Agenzia delle Entrate ha inoltre comunicato all’Istat di avere, nei primi mesi del 2026, intensificato l’attività di controllo dei crediti ceduti rilevando un aumento rispetto agli anni precedenti delle irregolarità delle comunicazioni di cessione che ha condotto allo scarto e/o alla sospensione preventiva di un importo rilevante dei crediti. Tali irregolarità sono state considerate nella stima della spesa per Superbonus inclusa nel conto delle ap, notificato a Eurostat il 31 marzo".
La situazione del Medio Oriente
Chelli, poi, ha allargato lo sguardo parlando del conflitto in Medio Oriente. "In questo momento, come riconosciuto da tutte le principali organizzazioni internazionali e sottolineato nello stesso Dfp, risulta complesso formulare ipotesi sull'evoluzione degli scenari globali e sulle reazioni degli operatori economici". Dall'inizio del conflitto, lo scorso 28 febbraio, "lo scenario economico internazionale è peggiorato e l'incertezza ulteriormente aumentata", ha evidenziato ancora.