Energia, quali sono le alternative per ridurre la dipendenza dallo Stretto di Hormuz?
La firma del memorandum tra Stati Uniti e Iran, in programma venerdì a Lucerna, potrebbe prospettare una riapertura per lo Stretto di Hormuz, uno scenario auspicato dall’economia globale. In queste settimane però non è mancata anche la ricerca di alternative che permettano ai vari Paesi di dipendere meno dalle sorti dello Stretto: di questo si è parlato nella puntata del 16 giugno di "Numeri", approfondimento di Sky TG24
L'ACCORDO
- La firma del memorandum tra Stati Uniti e Iran, in programma il prossimo venerdì a Lucerna, apre scenari ottimistici per il futuro dello Stretto di Hormuz, che potrebbe presto venire riaperto. Negli ultimi mesi, però, sono stati diverse le alternative che i vari Stati dell'area hanno esaeminato per trovare alternative alla produzione che passa dallo Stretto: di questo si è parlato nella puntata del 16 giugno di Numeri, approfondimento di Sky TG24.
L'IPOTESI DI NUOVI OLEODOTTI
- Fra le alternative ci sono i possibili nuovi oleodotti: si tratta però di progetti molto costosi, la costruzione cui potrebbe protrarsi per anni. Ne è un esempio l'oleodotto tra Iraq e Oman, dal costo di 55 miliardi e la cui realizzazione dovrebbe durare 7 anni.
GLI ALTRO OLEODOTTI
- In cantiere ci sono anche interventi su altri oleodotti che dovrebbero collegare i vari Paesi del Medio Oriente. Secondo le ultime ipotesi, sarebbe necessario un nuovo tubo per allungare quello che oggi dall'Iraq arriva in Turchia, per farlo giungere fino al Golfo Persico. Un secondo tubo, lunghissimo, dovrebbe invece partire sempre dall'Iraq e arrivare in Oman.
LE PREVISIONI
- Secondo quanto ipotizzato dagli analisti internazionali, una possibile riapertura dello Stretto di Hormuz potrebbe essere effettiva a partire dalla fine del mese di luglio, dopo il necessario sminamento del Canale.
COSA SIGNIFICA LA RIAPERTURA
- La riapertura dello Stretto di Hormuz porterebbe importanti benefici, ad esempio alla produzione di gas nell'area che, dopo appena due mesi, tornerebbe quasi ai livelli antecedenti il conflitto.
IL RITORNO DELLE NAVI
- Anche le navi tornerebbero a circolare: una riapertura dello Stretto di Hormuz porterebbe dopo poche settimane al ritorno di circa il 40% delle imbarcazioni presenti nell'epoca pre-guerra.
OPINIONI DIFFERENTI: IL PENSIERO DI BARSTAD
- Sul tema si registrano opinioni differenti. Secondo Lars Barstad, ad di Frontline, appena l'accordo sarà finalizzato le navi torneranno velocemente nell'area.
OPINIONI DIFFERENTI: IL PENSIERO DI TAMURA
- Un discorso diverso lo fa invece Jotaro Tamura, ad di Mitsui OSK Lines: secondo lui, infatti, servirà tempo prima che le compagnie si sentano sicure e tornino a navigare nell'area.
SCENDE IL PREZZO DEL PETROLIO
- La notizia dell'accordo sempre più vicino tra Usa e Iran ha portato a una discesa del prezzo del petrolio. La riapertura di Hormuz, la sospensione delle sanzioni all'Iran e l'aumento della produzione petrolifera degli Emirati Arabi Uniti, uscito dall'OPEC proprio per questo, potrebbe portare ancora più giù il prezzo del petrolio.
SCENDE IL PREZZO DEL PETROLIO: IL LATO NEGATIVO
- Dall'altro lato, però, ci sono delle ragioni che possono portare a vedere questo calo come effimero: in primis il carattere di rischio ancora legato allo Stretto di Hormuz, poi la ripresa dei consumi cinesi, dopo una fase più restrittiva, e infine la necessità degli Usa di riempire le riserve petrolifere, svuotate nel corso di questi mesi di crisi.