Attentato Ranucci, legale Lavitola: "Non vuole ritrattare, ma puntualizzare"

Cronaca
Ansa/Ipa

Secondo l’avvocato dell’ex imprenditore, Sergio Cola, "gli atti dimostrano che lo stesso Ranucci aveva chiesto di aumentare la scorta" ed "è intuibile che dopo l'attentato lui avesse capito chi fosse il mandante". La difesa presenterà una memoria 'ex articolo 309' per la richiesta di riesame sulle misure cautelari e si sta valutando anche un'integrazione delle sue dichiarazioni per un nuovo interrogatorio

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"Sono qui oggi per parlare con Lavitola e verificare se è necessario integrare la confessione del 12 agosto in vista dell'udienza del Riesame che si terrà presumo la settimana prossima". A dirlo è l'avvocato Arturo Cola, prima di entrare nel carcere di Rebibbia per un colloquio con Valter Lavitola, detenuto dopo aver confessato di essere il mandante dell'attentato dinamitardo a Sigfrido Ranucci. "Non si tratta di ritrattare o dire cose diverse - aggiunge l'avvocato - ma si tratta semplicemente di puntualizzare e offrire un'interpretazione autentica di ciò che è già stato riferito. Questo ci è possibile perché al Riesame si possono fare dichiarazioni spontanee". Intanto nei prossimi giorni la Procura chiederà l'estradizione del factotum dell'ex imprenditore, il cittadino camerunese Gomes Tavares, attualmente latitante, che avrebbe avuto il ruolo di mediatore. Mentre Ranucci potrebbe essere ascoltato dagli inquirenti come persona informata sui fatti non prima di settembre, quando saranno terminate le analisi più approfondite su pc e cellulare dell'ex faccendiere, che dureranno ancora per settimane.

Richiesta di riesame e nuovo interrogatorio

"Gli atti dimostrano che lo stesso Ranucci aveva chiesto di aumentare la scorta" ed "è intuibile che dopo l'attentato lui avesse capito chi fosse il mandante dell'attentato", ha detto ieri l'altro avvocato della difesa di Lavitola, Sergio Cola, secondo cui ci sono elementi da cui emerge la conferma che il suo assistito avesse organizzato l'attentato per innalzare il livello di protezione a Ranucci, "che lui stesso aveva chiesto". Insomma una messa in scena, ma con mezzi e ordigni veri, che doveva essere credibile perché - dice Cola ribadendo quanto detto da Lavitola di fronte ai magistrati - "non poteva che aumentare la tutela del giornalista della Rai e la sua popolarità". Anche per questo nei primi giorni della settimana sarà presentata dal legale una memoria 'ex articolo 309' per la richiesta di riesame sulle misure cautelari dell'imprenditore, attualmente in carcere a Rebibbia. Ma si sta valutando anche un'integrazione delle sue dichiarazioni per un nuovo interrogatorio: l'obiettivo della difesa è di fugare quegli aspetti ritenuti poco chiari dal giudice.

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Richiesta di interrogatorio per i 4 esecutori materiali

Secondo Cola, anche i coimputati - arrestati per essere gli esecutori materiali dell'attentato del 16 ottobre del 2025 con l'esplosione dell'auto del giornalista parcheggiata davanti a casa sua - in alcune dichiarazioni spiegano che "loro non avevano alcuna intenzione di far del male a Ranucci, lo si vede dalle modalità con cui hanno agito". E sull'ipotesi di un 'terzo livello' nella vicenda, l'avvocato commenta: "Congetture". E depositeranno una richiesta di interrogatorio ai pm anche gli avvocati dei quattro esecutori materiali dell'intimidazione.

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D'Amato: "Lavitola mi parlò di un progetto con a capo Ranucci"

Lavitola "mi chiese di lavorare a una lista di indirizzi, una sorta di mailing list, che avrebbe dovuto servire a costruire l'embrione di una struttura politica che facesse capo a Ranucci. Mi disse che gli indirizzi me li avrebbe forniti una collaboratrice di Ranucci, non ricordo il nome". A raccontarlo è Alessandro D'Amato, giornalista di Open, parlando in un'intervista a Il Corriere della sera. Riferendosi al conduttore di Report, D'Amato ha detto di pensare che a Lavitola non "avesse dato un vero e proprio via libera. Lavitola mi parlava del progetto, ma quelle che mi raccontava mi sembravano idee bislacche perché è uno che ha sempre un progetto nuovo e una quantità enorme di cose nella testa. Un giorno vuole una cosa, il giorno dopo ne ha pensata un'altra. Ma non mi ha mai detto che Ranucci fosse d'accordo". Ritornando sullo stesso tema, sul Qn, D'Amato ha anche ricordato che, in uno dei suoi colloqui con Lavitola, il gestore del Cefalù Bistrò "dopo alcune insistenze" rispose alla domanda su "chi avesse commissionato il sondaggio che indicava in Ranucci un potenziale leader politico molto popolare". La risposta, conclude D'Amato, fu "ambienti del Partito Democratico americano".

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