Introduzione
Dopo il trauma collettivo provocato da quanto accaduto a Modena il 16 maggio, l’attenzione resta concentrata sulle condizioni dei feriti e sulle conseguenze giudiziarie dell’episodio. L’uomo accusato del gesto, Salim El Koudri, è stato arrestato e nei suoi confronti vengono ipotizzati i reati di strage e lesioni personali gravissime, con il gip che ha già convalidato il fermo. Accanto allo choc e alle polemiche politiche, però, emerge anche una questione destinata ad avere un peso enorme: quella dei risarcimenti. Le lesioni riportate da alcune vittime sono molto gravi e il quadro giuridico appare tutt’altro che ordinario. Non si tratta infatti di un classico sinistro stradale causato da una distrazione o da una violazione del codice della strada, ma di un presunto atto volontario nel quale l’automobile sarebbe stata utilizzata come uno strumento di offesa. È proprio questa natura dolosa del fatto a riaprire il dibattito sulla possibilità che i feriti e i loro familiari possano rivalersi direttamente sulla compagnia assicurativa che copre la Rc auto del veicolo coinvolto.
Quello che devi sapere
Il dubbio: la Rc auto copre anche un gesto intenzionale?
La questione divide da tempo giuristi e assicuratori. Da un lato c’è chi ritiene profondamente ingiusto che il sistema dell’assicurazione obbligatoria debba sostenere anche i costi di atti volontari e criminali. Secondo questa impostazione, come riporta il Sole 24 Ore, i maggiori esborsi finirebbero inevitabilmente per pesare sull’intera collettività degli automobilisti assicurati, attraverso premi più elevati.
Per approfondire: Chi è l’investitore Salim El Koudri
Cosa dice la legge
Le perplessità si basano soprattutto su due elementi normativi. Il primo riguarda il Codice civile. Gli articoli 1900 e 1917 stabiliscono infatti che il contratto assicurativo non può coprire danni o responsabilità derivanti da comportamenti dolosi. In sostanza, l’assicurazione non dovrebbe intervenire quando il danno viene provocato intenzionalmente. Il secondo elemento riguarda il Codice delle assicurazioni. La versione aggiornata dell’articolo 122, modificata dal decreto legislativo 184 del 2023, stabilisce che l’obbligo di assicurazione Rc auto riguarda i veicoli utilizzati conformemente alla loro funzione di mezzo di trasporto al momento dell’incidente. Una vettura impiegata deliberatamente per investire dei pedoni sembrerebbe quindi allontanarsi completamente dalla sua funzione ordinaria. Da qui nasce il dubbio: se l’auto viene trasformata in un’arma, la copertura assicurativa può ancora operare?
Per approfondire: Chi è Luca Signorelli: l'uomo che ha bloccato l'aggressore Salim El Koudri
La posizione della Cassazione
Nel tempo, la giurisprudenza della Cassazione ha però tracciato una linea piuttosto chiara. Secondo i giudici, il sistema della Rc auto obbligatoria ha come obiettivo principale la tutela delle vittime della strada, anche nei casi più estremi. La Corte ha parlato di “assoluta specificità” dell’assicurazione automobilistica obbligatoria, sottolineando che il terzo danneggiato deve poter ottenere il risarcimento anche quando il conducente abbia agito dolosamente. In diverse pronunce, la Cassazione ha affermato che la compagnia assicurativa resta tenuta a risarcire le vittime, pur mantenendo successivamente il diritto di rivalersi nei confronti dell’assicurato responsabile del gesto.
Per approfondire: Modena, auto investe una decina di pedoni: le immagini dei soccorsi. FOTO
Escluso dalla copertura assicurativa il resposabile
Il principio è stato ulteriormente chiarito dalle Sezioni Unite. Anche quando il veicolo viene usato in modo non conforme alla sua funzione abituale - come nel caso di un’auto impiegata per investire intenzionalmente delle persone - la copertura assicurativa continua a operare nei confronti del terzo danneggiato. A restare escluso dalla protezione assicurativa è invece il responsabile del fatto. In pratica, chi subisce il danno conserva il diritto di agire direttamente contro la compagnia assicurativa del veicolo coinvolto.
Il problema dei massimali assicurativi
Resta però aperta una questione tutt’altro che secondaria: quella della capienza dei massimali. La legge prevede limiti minimi di copertura pari a 6 milioni e 450mila euro per i danni alle persone e 1 milione e 300mila euro per i danni alle cose, indipendentemente dal numero delle vittime coinvolte. In un episodio con molti feriti gravi, però, queste somme potrebbero non essere sufficienti. Le conseguenze fisiche permanenti, le eventuali invalidità, le spese mediche e i danni morali potrebbero infatti generare richieste economiche molto elevate. È proprio nei casi considerati "catastrofali" che il sistema rischia di mostrare i suoi limiti, soprattutto se il numero dei danneggiati aumenta o se le lesioni risultano particolarmente pesanti.
Il ruolo della normativa europea
L’orientamento della Cassazione si collega anche alla normativa europea sulla Rc auto. Come ricordato sempre dal Sole 24 Ore, la direttiva 2021/2118 consente agli Stati membri di escludere dall’assicurazione obbligatoria i danni causati con dolo, ma solo a una condizione precisa: deve esistere un sistema alternativo capace di garantire alle vittime un indennizzo analogo a quello assicurativo. Nel recepire la direttiva, il legislatore italiano non ha introdotto un meccanismo sostitutivo di questo tipo. Di conseguenza, il sistema continua a privilegiare la protezione dei danneggiati attraverso la Rc auto. È anche per questo motivo che, nel caso di Modena, non sembrano esserci particolari dubbi sulla possibilità per i feriti di avanzare richieste risarcitorie direttamente verso l’assicurazione del mezzo.
Come funziona il Fondo per le vittime dei reati violenti
Chi è stato colpito da un fatto come quello di Modena può anche rivolgersi al Fondo per le vittime dei reati intenzionali violenti, previsto dalla legge 122 del 2016. Questo strumento non garantisce però un vero e proprio risarcimento integrale del danno. Si tratta piuttosto di un indennizzo, cioè di una somma predeterminata che non necessariamente coincide con il danno effettivamente subito. Per le lesioni gravissime e per le deformazioni del volto sono previsti 25mila euro, mentre in caso di omicidio l’indennizzo può arrivare a 50mila euro. Il meccanismo potrebbe quindi rappresentare un sostegno economico aggiuntivo, ma difficilmente sarebbe sufficiente da solo a compensare conseguenze tanto gravi.
La compensazione tra indennizzo e risarcimento
Un altro aspetto riguarda il principio della "compensatio lucri cum damno". In sostanza, se una vittima dovesse ricevere prima l’indennizzo del Fondo, l’eventuale risarcimento successivo ottenuto dalla compagnia assicurativa potrebbe essere ridotto di una cifra equivalente. Questo significa che le diverse forme di tutela economica non sarebbero cumulabili integralmente. L’obiettivo è evitare che il danneggiato ottenga un doppio ristoro per il medesimo pregiudizio.
La responsabilità diretta degli autori del fatto
Al di là dell’assicurazione e del Fondo, resta comunque possibile chiedere il risarcimento direttamente ai responsabili dell’accaduto. La responsabilità potrebbe riguardare sia il conducente sia il proprietario del veicolo, chiamati a rispondere in solido. Anche la compagnia assicurativa o il Fondo, una volta effettuati i pagamenti alle vittime, potrebbero successivamente rivalersi contro i responsabili per recuperare le somme versate. Secondo l’interpretazione richiamata nel dibattito giuridico, ricorda infine il Sole, questa azione di rivalsa avrebbe una prescrizione ordinaria di dieci anni, non il termine biennale previsto normalmente per i diritti derivanti dal contratto assicurativo.
Per approfondire: Salute mentale, il caso di Modena e l'interruzione dei percorsi di cura