Anziani, oltre quattro milioni non autosufficienti ma cala spesa pubblica per assistenza

Economia
©IPA/Fotogramma

Introduzione

Colpite da Parkinson, Alzheimer o dalle conseguenze di un ictus, sono oltre quattro milioni le persone over 65 non autosufficienti in Italia, un numero che tende a crescere mentre la spesa pubblica per cure a lungo termine si attesta all'1,18% del Pil nel 2024, in calo rispetto all'1,43% del 2020, lasciando alle famiglie una quota crescente del peso per l'assistenza. A fare il punto è il Rapporto Cergas Bocconi, mentre, in attesa degli effetti del piano nazionale per la non autosufficienza, i costi delle rette per le strutture residenziali schizzano in alto e i posti sono sempre troppo pochi.

Quello che devi sapere

Il report

Dopo sette anni di analisi sistematica del settore long term care italiano, l’Osservatorio Cergas Sda Bocconi–Essity ha accumulato un patrimonio di dati e fotografie del sistema che oggi restituisce un quadro ormai nitido del settore: la domanda di assistenza per gli anziani cresce, l’offerta pubblica non riesce sempre a tenerle il passo e il modello di welfare tradizionale mostra i suoi limiti strutturali. Con l’8° Rapporto – presentato a Milano nel corso di un Convegno a cui hanno partecipato istituzioni, aziende ed esperti internazionali del settore – l’Osservatorio si interroga su come innovare il sistema guardando oltre i confini.

 

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I numeri

Il rapporto evidenzia che i posti letto in residenze dedicate restano stabili, mentre le ore di Assistenza domiciliare integrata registrano una crescita dell’11% rispetto al 2022, segnale di una spinta verso la domiciliarità che però non si traduce ancora in maggiore intensità assistenziale: le ore medie per paziente sono scese da 18 (2019) a 14 (2023). In parallelo, oltre 1 milione di badanti continuano a rappresentare un pilastro insostituibile del sistema di cura informale.

 

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Le indennità

I trasferimenti economici diretti alle famiglie (come l’indennità di accompagnamento) continuano a rappresentare la voce maggioritaria della spesa pubblica long terme care, il 51,7% sono risorse che finanziano l'autonomia delle persone, ma che raramente si traducono in servizi organizzati e innovativi.

 

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Le differenze geografiche

Il divario territoriale resta una criticità: i posti nelle Rsa coprono il 29% delle necessità nella Provincia Autonoma di Bolzano, mentre la percentuale si ferma all'1% in Campania e Sardegna. Sul fronte assistenza domiciliare, alcune regioni del Centro-Nord (Lazio, Veneto, Toscana) hanno già raggiunto il target Pnrr del 10% degli over 65 con Adi; le regioni del Sud registrano aumenti, ma restano ancora significativamente lontane.

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L’identikit dei pazienti

Il profilo del paziente ospite delle Rsa è sempre più complesso: l'età media di ingresso è di 83,8 anni, la permanenza media di 340 giorni e il 60% ha disturbi cognitivi. Dati che raccontano quanto le strutture residenziali debbano oggi rispondere a bisogni sempre più articolati, richiedendo approcci professionali e organizzativi all’altezza. Senza contare il nodo dei costi. Secondo una recente indagine della Federazione Alzheimer Italia, i costi delle rette nelle residenze in Italia sono in aumento, toccano 3.000 euro al mese.

Interviene anche la politica

Il tema è anche sul tavolo della politica. È alla Conferenza Unificata delle Regioni la bozza del decreto del presidente del Consiglio dei ministri che adotta il Piano nazionale per la non autosufficienza 2025-2027 e dispone il riparto del relativo Fondo per il triennio: quasi tre miliardi in tre anni e l'introduzione della separazione della platea dei disabili under 70 da quella degli anziani e soglie Isee più alte per garantire l'accesso anche alle famiglie non povere con gravi disabilità.

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Il confronto

Il rapporto del Cergas però va oltre l'Italia e ha affiancato all'analisi del sistema italiano uno sguardo su 79 casi internazionali per capire come rispondere in modo più efficace ai bisogni. Una buona parte riguarda modelli abitativi per l'invecchiamento: dal senior housing con servizi integrati come nel caso di Thuisplusflats nei Paesi Bassi, alla comunità multigenerazionale SällBo in Svezia, fino a modelli abitativi in piccola scala con servizi di cura integrati nel quartiere per persone con demenza come Dagmarsminde in Danimarca. L'indagine riguarda l'integrazione delle tecnologie digitali nei modelli di servizio con soluzioni orientate alla gestione relazionale, alla salute proattiva e a servizi più flessibili e basati sui dati.

 

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L’analisi

"Il punto di partenza non è solo la disponibilità di risorse, ma la capacità di ripensare i modelli, costruire collaborazioni e mettere la persona al centro", conclude Elisabetta Notarnicola, coordinatrice area di Ricerca Social Policy del Cergas Sda Bocconi. "Abbiamo scelto di esplorare non solo ciò che il sistema è oggi, ma anche le condizioni che rendono possibile il cambiamento. Le esperienze europee che abbiamo analizzato dimostrano che innovare nel settore long term care è possibile: in Italia esistono già energie e competenze per percorrere questa strada. Quello che serve ora è un contesto – normativo, organizzativo e culturale – che le sostenga e le valorizzi".

 

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