Flat tax al 7% per pensionati che dall’estero si trasferiscono nel Sud Italia, le novità

Economia
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Introduzione

L’Italia, ormai da qualche anno, ha messo in campo una misura fiscale per cercare di attrarre nelle regioni del Sud pensionati che siano titolari di un trattamento erogato da un soggetto estero: la Legge di bilancio del 2019 infatti ha introdotto la flat tax al 7% per questa categoria di contribuenti per 9 anni, a patto che si trasferiscano in un Comune sotto una determinata soglia di residenti in Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia. Inizialmente la popolazione di queste città non doveva superare quota 20mila, ma la legge sulle PMI approvata a marzo di quest’anno ha esteso il limite a 30mila residenti

Quello che devi sapere

Come funziona la flat tax

Come spiegato dall’Agenzia dell’Entrate, questo sistema è destinato a “persone fisiche titolari di redditi da pensione erogati da soggetti esteri che trasferiscono la residenza fiscale in Italia, in uno dei comuni appartenenti al territorio delle regioni Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia”. Qualora si scelga un comune che abbia meno di 30mila abitanti, questi pensionati “possono beneficiare di un regime fiscale opzionale, che prevede l’applicazione di un’imposta sostitutiva dell’Irpef con aliquota al 7% a qualsiasi categoria di reddito prodotto all’estero, per ciascuno dei nove periodi d’imposta di validità dell’opzione”.

 

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L’estensione territoriale

Dalla sua entrata in vigore, non è stato esteso solamente il limite di abitanti per i comuni in cui trasferirsi ma anche l’elenco stesso dei luoghi che danno diritto all’agevolazione: infatti, come stabilito dal decreto Sostegni Ter del 2022 “possono beneficiarne anche i pensionati esteri che trasferiscono la residenza nei comuni coinvolti nel terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009”. E dunque, spiega ancora l’Agenzia delle Entrate, “rientrano così nel perimetro di applicazione della disposizione di favore una serie di realtà prima escluse, come ad esempio Camerino, Matelica, Tolentino e Norcia”.

 

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Quali comuni rientrano nella flat tax

Al fine di individuare quali comuni rientrino effettivamente tra quelli che danno diritto alla flat tax al 7%, “si considera il dato risultante dalla Rilevazione comunale annuale del movimento e calcolo della popolazione pubblicata sul sito dell’Istat riferito al 1° gennaio dell’anno precedente il primo periodo di validità dell’opzione”. Se il comune scelto rientra nel limite dei 30mila abitanti, “tale dato rileva per tutta la durata di validità dell’opzione, sempre che il contribuente non trasferisca la residenza in altro comune”.

 

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Cosa succede se si cambia comune

Cosa succede però se si decide di cambiare comune di residenza? L’Agenzia delle Entrate spiega che “l’opzione rimane efficace anche se, a partire dal secondo periodo di imposta di validità, il contribuente si trasferisce in un altro comune ‘agevolabile’, per il quale va considerato il dato della popolazione risultante al 1° gennaio dell’anno antecedente a quello di trasferimento della residenza”. Invece “gli effetti dell’opzione non si producono, se viene accertata l’insussistenza dei requisiti di legge, ovvero cessano, se questi ultimi vengono meno”. Se ci si trasferisce dunque in un comune fuori dai parametri, si perde il diritto alla flat tax al 7%.

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Come avere la flat tax al 7%

Nella scheda di spiegazione del funzionamento del provvedimento viene specificato che la flat tax al 7% “si perfeziona con la presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui viene trasferita la residenza ed è efficace a decorrere da quella stessa annualità”. Per accedere al beneficio è comunque necessario rispettare alcune indicazioni previste dalla legge.

I requisiti per avere la flat tax

Oltre a quanto indicato in precedenza, infatti, è necessario indicare nella dichiarazione dei redditi “lo status di non residente in Italia per almeno cinque periodi di imposta precedenti l’inizio di validità dell’opzione”. Necessario poi specificare “la giurisdizione, tra quelle in cui sono in vigore accordi di cooperazione amministrativa nel settore fiscale, in cui ha avuto l’ultima residenza fiscale prima dell’esercizio di validità dell’opzione”. Serve poi indicare “lo stato di residenza del soggetto estero che eroga i redditi da pensione” e “l’ammontare dei redditi di fonte estera da assoggettare all’imposta sostitutiva”.

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Come pagare la flat tax sulla pensione

È necessario poi rispettare le scadenze fiscali per non perdere il diritto al beneficio. In particolare “l’imposta sostitutiva sui redditi prodotti all’estero deve essere versata, per ciascun periodo di imposta di efficacia del regime, entro il termine fissato per il saldo delle imposte sui redditi”. Il pagamento deve essere “effettuato in unica soluzione, tramite modello F24”, e “il codice tributo da indicare è il 1899”.

 

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Quando decade la flat tax

Infine, l’Agenzia delle Entrate specifica che “è possibile revocare l’opzione in uno dei periodi d’imposta successivi a quello in cui la scelta è stata esercitata, dandone comunicazione nella dichiarazione dei redditi relativa all’ultimo anno di validità”. In questo caso, comunque, sono “fatti salvi gli effetti prodotti nei periodi d’imposta precedenti”. Da considerare poi che si va incontro alla decadenza dalla flat tax “anche in caso di omesso o parziale versamento dell’imposta sostitutiva, a meno che si rimedi entro la data di scadenza del pagamento del saldo relativo al periodo d’imposta successivo a quello cui l’omissione si riferisce”. Sia in caso di revoca che di decadenza, queste “precludono l’esercizio di una nuova opzione”.

 

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