Imprese, sgravi contributivi per aziende che sostengono la conciliazione vita-lavoro
EconomiaIntroduzione
Il decreto Lavoro, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 28 aprile, introduce un incentivo per le attività che adottano la certificazione UNI/PdR 192:2026, un nuovo strumento di gestione per la conciliazione tra vita familiare e lavoro che definisce requisiti verificabili e indicatori di performance per le organizzazioni, private e pubbliche, che scelgono di investire in modo strutturato su maternità, paternità, carichi di cura, flessibilità organizzativa, welfare aziendale, salute e continuità di carriera.
Quello che devi sapere
Esonero fino a 50mila euro
La misura contenuta nel decreto Lavoro prevede un esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per le aziende in possesso della certificazione collegata alla valorizzazione del sostegno alla natalità e alle esigenze di cura, con una misura fino all'1 per cento e nel limite massimo di 50.000 euro annui per ciascuna impresa.
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La certificazione UNI/PdR 192:2026
Come spiegato sul sito del Dipartimento per le politiche della famiglia, la certificazione UNI/PdR 192:2026 è la prassi di riferimento dedicata al "Sistema di gestione per la conciliazione tra vita familiare e lavoro – Requisiti e raccomandazioni per il benessere delle famiglie". "La prassi, voluta dal Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri con la collaborazione della Provincia autonoma di Trento, si pone l’obiettivo di fornire le linee guida operative utili ad accompagnare le organizzazioni nell’implementazione di politiche aziendali inclusive e responsabili, dedicate alla genitorialità (maternità e paternità), al relativo equilibrio vita-lavoro, alle pari opportunità e al benessere organizzativo. Il documento, definendo i requisiti e le raccomandazioni per le organizzazioni che adottano misure a favore dei temi sopracitati, introduce anche un processo di valutazione della conformità di terza parte, finalizzata attraverso obiettivi e indicatori alla certificazione e all’ottenimento del Marchio UNI", si legge sul sito.
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Gli stanziamenti: 7 milioni per il 2026 e 12 dal 2027
"La nuova certificazione, che affianca e integra quella già operativa per la parità di genere - ha spiegato Eugenia Roccella, ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità -, è frutto di un lavoro molto approfondito portato avanti dal ministero insieme a UNI e alla provincia autonoma di Trento, già promotrice del 'family audit' che ha dato importanti spunti per questa iniziativa. Nel decreto approvato viene previsto, per le aziende e le organizzazioni certificate, uno sgravio contributivo fino all'1 per cento, con un tetto di 50mila euro annui per ogni impresa. Sono stati stanziati 7 milioni per la restante parte del 2026 e 12 milioni l'anno strutturali a partire dal 2027. A questi si aggiungono 14 milioni già messi in campo dal ministero per l'accompagnamento delle imprese nel percorso di certificazione". "Abbiamo sempre detto che il sostegno alle famiglie e la natalità sono sfide che si possono vincere solo unendo le forze con spirito sussidiario. Oggi - ha concluso Roccella - segniamo un altro importante passo nel coinvolgimento del mondo del lavoro e dell'impresa e nella costruzione di ambienti di lavoro accoglienti nei confronti della famiglia e della genitorialità".
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In Italia l’occupazione femminile cala in presenza di figli
La misura si inserisce in un quadro in cui - secondo un rapporto Eurostat diffuso a marzo - in Italia il 64,9% delle donne fra i 25 e i 49 anni lavora. Ma se per chi non ha figli questa percentuale sale al 68,5%, il dato invece scende al 64,8% in presenza di un figlio, al 62,5% di due figli e al 42,3% di tre figli o più (al 36,6% se l'ultimo figlio ha meno di sei anni). Nell’Unione europea, in media, lavora il 77,6% delle donne tra i 25 e i 49 anni: anche qui la percentuale sale all'80,9% se non ci sono figli mentre scende al 78% con un figlio, al 77,3% con due figli e al 59,8% con tre figli.
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Il 40% dei padri segnala la sfida della conciliazione vita-lavoro
Guardando invece agli uomini, secondo i dati raccolti dall’istituto di ricerca sociale Eumetra nell'ultima edizione della ricerca Parents, cresce tra i padri italiani la percezione della necessità di trovare un equilibrio tra lavoro e famiglia: nel 2025 il 40% ritiene che sia inevitabile scendere a compromessi, in aumento rispetto al 33% del 2024 e al 31% del 2023. "Stiamo osservando una trasformazione strutturale della figura paterna, sempre più coinvolta nella cura quotidiana e sempre meno confinata a un ruolo tradizionale", ha spiegato Matteo Lucchi, ceo di Eumetra. "Questa evoluzione si accompagna a una maggiore consapevolezza del carico - anche mentale - che la genitorialità comporta. Si tratta di un segnale di maturità: più i padri partecipano, più sviluppano una lettura realistica e profonda delle sfide legate all'equilibrio tra vita privata e professionale".
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