Mercato immobiliare, cala offerta di case in vendita: eccezioni a Bologna e Firenze. DATI
EconomiaIntroduzione
Il mattone mostra segnali di ripresa ma offerta ancora in calo. Secondo gli ultimi dati diffusi dal portale specializzato Idealista.it, il mercato delle case in vendita in Italia ha registrato nel primo scorcio di quest’anno una flessione di cinque punti percentuali rispetto ai dodici mesi precedenti. L’offerta cresce, invece, di mezzo punto percentuale in confronto all’ultimo trimestre 2025. Ecco la situazione nei capoluoghi e nelle province.
Quello che devi sapere
Contrazione dell’offerta in 87 province su 107
Per quanto riguarda le province, il calo di stock di case in vendita investe 87 aree sulle 107 monitorate. L’assottigliamento dell’offerta è accentuato rispetto allo stesso periodo 2025 quando la flessione riguardava 47 province mentre le restanti 60 registravano il segno più.
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Le province con i cali più significativi
A subire le flessioni maggiori sono soprattutto le aree del Centro Italia: nessuna delle 22 province analizzate da Idealista.it vede aumenti. I cali risultano più marcati a Pistoia, Fermo, Viterbo e Ancona, tra il 10 e il 13% in meno rispetto al primo trimestre 2025. Estendendo lo sguardo a livello nazionale Pavia si colloca al primo posto tra le province con il 19% di case disponibili in meno sul mercato, seguita da Trieste e Udine, con cali compresi tra il 16 e il 17%. Offerta immobilirare in discesa a due cifre anche a Gorizia e Aosta, entrambe con il 15% in meno.
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In controtendenza
Da Nord a Sud emergono, a macchia di leopardo, eccezioni. La città metropolitana di Bologna svetta nella classifica tra le province con lo stock di case disponibili per la vendita in aumento del 7%, un punto sopra Siracusa e due rispetto a Salerno, Enna e Foggia.
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Offerta in calo nelle città metropolitane
Nelle città metropolitane, lo stock di case in vendita arretra soprattutto a Palermo, meno 10%, seguita da Genova e Venezia, in entrambi i casi in calo di 8 punti percentuali. Il fenomeno riguarda anche Roma e Milano, in calo rispettivamente del 7 e dell’1% sul 2025.
La situazione nei capoluoghi
L’analisi condotta dal sito specializzato sulle compravendite immobiliari ha preso in esame anche la platea di abitazioni in vendita nei 110 capoluoghi di provincia italiane. Di questi, 80 riportano il segno negativo, soprattutto al Sud dove l’offerta scende in 22 centri su 26 e al Centro (20 su 23). Le case sono meno disponibili sul mercato un po' ovunque ma con flessioni più consistenti a Chieti, Biella e Udine, tra il 27 e il 34% in meno rispetto ai primi tre mesi del 2025. Non va meglio ad Ancona e Matera, entrambe in calo del 24%, un punto sopra Messina (-23%).
Città in controtendenza
Nell’analisi non mancano eccezioni, a partire dai capoluoghi di provincia che vedono un incremento di case in vendita. A Bologna aumenta del 22%, oltre la metà di Firenze, in crescita del 10%. Stock in crescita nei primi tre mesi di quest’anno anche a Milano e a Torino, in positivo rispettivamente del 6% e del 2%.
Le possibili cause
Come emerge dai dati, l'offerta cresce soprattutto nei grandi centri urbani del Nord Italia che, oltre ad essere poli attrattivi di primo piano per universitari e turisti, dopo il Covid hanno registrato gli aumenti più significativi sul prezzo delle abitazioni. Di fronte alla prospettiva di un raffreddamento futuro sui canoni non è da escludere che in questa fase dove i prezzi sono ancora alti i proprietari stiano provando a vendere quanti più immobili possibili per aumentare i ricavi.
Compravendite, attesa per le mosse Bce
Dopo la crescita registrata nel 2025, è ancora presto per certificare un rallentamento del mercato immobiliare. In attesa del 10 giugno, quando l'Agenzia delle Entrate diffonderà i dati aggiornati sulle compravendite, un elemento da considerare riguarda i movimenti in corso sul fronte dei mutui. Nel 2026 i tassi fissi proseguono la loro risalita ma la distanza con i tassi variabili, oggi più bassi, potrebbe azzerarsi nei prossimi mesi se, come ipotizzato da più osservatori, la Banca Centrale Europea (Bce) alzerà il costo del denaro per provare a tenere l’inflazione sotto la soglia del 2%.
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