La Banca centrale europea, complice lo spettro del conflitto in Medio Oriente e in linea con quanto fatto ieri dalla Fed, ha mantenuto i tassi d'interesse fermi. Quello sui depositi resta al 2%, quello sulle operazioni principali di rifinanziamento al 2,15% e quello sui prestiti marginali al 2,40%. A Francoforte in conferenza stampa la presidente Lagarde dice: "Seguiamo con attenzione sviluppi guerra, determinati su inflazione"
Oggi a Francoforte si è tenuta la riunione del Consiglio direttivo della Bce con la consueta decisione sui tassi d’interesse. La Banca centrale europea mantiene, come atteso, i tassi d'interesse fermi. Il tasso sui depositi resta così al 2%, quello sulle operazioni principali di rifinanziamento al 2,15% e quello sui prestiti marginali al 2,40%. Resta dunque lo status quo, in linea con quanto fatto ieri dalla Fed.
Bce lascia i tassi al 2% come da previsioni
"La guerra in Medio Oriente ha reso le prospettive significativamente più incerte, generando rischi al rialzo per l'inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica", si legge nel comunicato della Banca centrale: "Il conflitto avrà un impatto rilevante sull'inflazione a breve termine tramite i rincari dei beni energetici. Le implicazioni a medio termine dipenderanno dall'intensità e dalla durata della guerra nonché dal modo in cui le quotazioni dell'energia influenzeranno i prezzi al consumo e l'economia". Il Consiglio direttivo dice di trovarsi "in una posizione favorevole per affrontare tale incertezza" e "le informazioni che acquisirà nel prossimo periodo consentiranno di valutare l'impatto del conflitto sulle prospettive di inflazione e sui rischi a esse associati", mantenendo un approccio fondato "sui dati", in base al quale !le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione".
Bce taglia a 0,9% la crescita per il 2026: "Può peggiorare"
La Bce ha poi tagliato le sue stime di crescita per l'area euro dopo l'escalation in Iran e avverte: "Un'interruzione prolungata delle forniture di petrolio e gas comporterebbe un'inflazione più alta e una crescita più bassa rispetto allo scenario di base delle proiezioni". Nel nuovo scenario di base la crescita 2026 si ferma allo 0,9% da 1,2% indicato a dicembre. La stima per il 2027, in precedenza all'1,4%, scende all'1,3% e quella per il 2028 resta a 1,4%. Una revisione al ribasso "derivante dagli effetti a livello mondiale che la guerra produrrà sui mercati delle materie prime, sui redditi reali e sul clima di fiducia", si legge nel comunicato della Bce. Ipotizzando uno scenario "grave", le crescita resterebbe inchiodata allo 0,4% nel 2026, per accelerare solo allo 0,9% nel 2027 e 1,9% l'anno successivo. E l'inflazione schizzerebbe quest'anno al 4,4%, accelerando ulteriormente al 4,8% nel 2027 prima di frenare al 2,8% nel 2028. Lo scenario presuppone uno shock energetico "più persistente" rispetto allo scenario 'avverso', con i prezzi petroliferi che raggiungerebbero un picco a 145 dollari al barile e il gas a 106 euro/megawattora.
Bce alza drasticamente la stima d'inflazione 2026 al 2,6%
"Nello scenario di base l'inflazione complessiva si collocherebbe in media al 2,6% nel 2026, al 2,0% nel 2027 e al 2,1% nel 2028", scrive la Bce nelle sue nuove previsioni macroeconomiche, con un rialzo deciso della stima d'inflazione per il 2026 rispetto al precedente 1,9% indicato a dicembre. In rialzo anche le stime per il 2027 rispetto all'1,8% delle scorse previsioni, e per il 2028 rispetto al precedente 2%. Secondo le stime Bce l'inflazione di fondo, al netto della componente energetica e alimentare, "si porterebbe in media al 2,3% nel 2026, al 2,2% nel 2027 e al 2,1% nel 2028".
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Lagarde: "Determinati su inflazione"
"Siamo determinati ad assicurare che l'inflazione si stabilizzi al 2% nel medio termine" e "seguiamo attentamente la situazione", ha detto la presidente della Bce Christine Lagarde nella conferenza stampa, spiegando che lo scenario economico e dei tassi d'interesse "dipenderà dall'intensità e durata del conflitto" in Iran e da come i prezzi energetici si ripercuotono sull'inflazione generalizzata. Poi ha aggiunto che "l'attuale crisi energetica rafforza l'imperativo di ridurre ulteriormente la dipendenza dai combustibili fossili".
S&P: Bce meno paziente che nel 2022, alzerà i tassi a giugno
"È improbabile che la Bce mostri la stessa pazienza adottata durante il precedente shock inflazionistico. Questa volta non c'è un margine di inflazione sotto il target su cui fare affidamento: l'inflazione core è già al di sopra dell'obiettivo proprio mentre si manifesta il nuovo shock”, aveva scritto ieri in un report Sylvain Broyer, capo economista Emea di S&P Global Ratings. “La Bce deve dimostrare che la sua strategia aggiornata, che promette maggiore flessibilità e una risposta più rapida agli shock dal lato dell'offerta, non è solo retorica. In questo contesto, ci aspettiamo un aumento dei tassi a giugno. L'obiettivo non sarebbe quello di comprimere la domanda - che non appare surriscaldata e ha un'influenza limitata sui prezzi del petrolio - ma di inviare un segnale chiaro per ancorare le aspettative di inflazione, che hanno già reagito in modo significativo all'aumento dei prezzi energetici". Una posizione più restrittiva - secondo il report di S&P - "potrebbe inoltre contribuire a contenere il deprezzamento dell'euro, che altrimenti amplificherebbe l'impatto di uno shock sui prezzi delle materie prime in un'economia dipendente dalle importazioni".
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La Fed conferma i tassi e un taglio nel 2026
Intanto ieri la Fed ha mantenuto i tassi di interesse invariati e prevede per quest'anno una sola riduzione del costo del denaro. Nonostante la guerra in Iran, le cui ripercussioni economiche sono "incerte", la banca centrale Usa non cambia per il momento la sua posizione. "Non sappiamo cosa accadrà", ha ribadito il presidente Jerome Powell. I più alti prezzi dell'energia faranno salire l'inflazione ma - ha spiegato - è "troppo presto per conoscere la portata e la durata del potenziale effetto economico”. Powell ha cercato di rassicurare sulle prossime mosse: anche se l'ipotesi di un aumento dei tassi è emersa nel corso del dibattito, la maggioranza dei membri della banca centrale non ritiene una stretta come suo scenario di base. Anzi è previsto un ribasso quest'anno e un secondo nel 2027.
Banca d'Inghilterra lascia tassi invariati
Tassi d'interesse invariati al 3,75% nel Regno Unito, secondo le attese. Lo ha deciso oggi la Bank of England (BoE) sullo sfondo di un calo ancora insufficiente dell'inflazione e soprattutto degli allarmi per l'impatto della guerra in Medio Oriente, innescata dagli attacchi di Usa e Israele all'Iran, sull'economia britannica e globale: a partire dall'impennata dei prezzi dell'energia. Effetti che hanno già provocato, anche a tassi stabili, un aumento medio dei costi dei mutui sull'isola per iniziativa degli istituti bancari privati.
Rebus Iran porta a tassi fermi
Ben 18 banche centrali, dalla Cina al Giappone all'Europa fino agli Usa si riuniscono questa settimana: ieri la Fed, oggi Bce, Banca d'Inghilterra e Banca nazionale svizzera. Il mantra - salvo che per la Reserve Bank of Australia che ha alzato i tassi di 25 punti base - è guardare oltre lo shock immediato e mantenere nervi saldi. Incrociare le dita, sperando che la fiammata dei prezzi energetici non diventi un incendio per l'inflazione generalizzata. Allo stesso tempo, dare ai mercati il segnale di prontezza per tenere sotto controllo le aspettative d’inflazione. La speranza, per tutti, è che la guerra scatenata in Medio Oriente dall'attacco di Israele e Usa all'Iran termini presto. Alzare i tassi sarebbe doloroso per tutti. Nell'area euro, l'ipotesi di un taglio dei tassi è stata spazzata via dalla nuova guerra. Francoforte mantiene tutto fermo ora e gli economisti non vedono una stretta come scenario principale del 2026.