Bce, oggi la riunione del Consiglio direttivo con la decisione sui tassi d’interesse

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La Banca centrale europea sembra orientata a mantenere i tassi invariati, complice lo spettro del conflitto in Medio Oriente, in linea con quanto fatto ieri dalla Fed. A seguire, dopo l’annuncio a Francoforte, ci sarà la consueta conferenza stampa della presidente Lagarde

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Oggi a Francoforte si tiene la riunione del Consiglio direttivo della Bce con la consueta decisione sui tassi d’interesse. Gli analisti sembrano orientati verso il mantenimento dello status quo, in linea con quanto fatto ieri dalla Fed. Come sempre, a seguire, ci sarà la conferenza stampa della presidente Lagarde.

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"È improbabile che la Bce mostri la stessa pazienza adottata durante il precedente shock inflazionistico. Questa volta non c'è un margine di inflazione sotto il target su cui fare affidamento: l'inflazione core è già al di sopra dell'obiettivo proprio mentre si manifesta il nuovo shock”, ha scritto in un report Sylvain Broyer, capo economista Emea di S&P Global Ratings. “La Bce deve dimostrare che la sua strategia aggiornata, che promette maggiore flessibilità e una risposta più rapida agli shock dal lato dell'offerta, non è solo retorica. In questo contesto, ci aspettiamo un aumento dei tassi a giugno. L'obiettivo non sarebbe quello di comprimere la domanda - che non appare surriscaldata e ha un'influenza limitata sui prezzi del petrolio - ma di inviare un segnale chiaro per ancorare le aspettative di inflazione, che hanno già reagito in modo significativo all'aumento dei prezzi energetici". Una posizione più restrittiva - secondo il report di S&P - "potrebbe inoltre contribuire a contenere il deprezzamento dell'euro, che altrimenti amplificherebbe l'impatto di uno shock sui prezzi delle materie prime in un'economia dipendente dalle importazioni".

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Intanto ieri la Fed ha mantenuto i tassi di interesse invariati e continua a prevede per quest'anno una sola riduzione del costo del denaro. Nonostante la guerra in Iran, le cui ripercussioni economiche sono "incerte", la banca centrale Usa non cambia per il momento la sua posizione. "Non sappiamo cosa accadrà", ha ribadito il presidente Jerome Powell. I più alti prezzi dell'energia faranno salire l'inflazione ma - ha spiegato - è "troppo presto per conoscere la portata e la durata del potenziale effetto economico”. Powell ha cercato di rassicurare sulle prossime mosse: anche se l'ipotesi di un aumento dei tassi è emersa nel corso del dibattito, la maggioranza dei membri della banca centrale non ritiene una stretta come suo scenario di base. Anzi è previsto un ribasso quest'anno e un secondo nel 2027. 

Rebus Iran porta a tassi fermi

Ben 18 banche centrali, dalla Cina al Giappone all'Europa fino agli Usa si riuniscono questa settimana: ieri la Fed, oggi Bce, Banca d'Inghilterra e Banca nazionale svizzera. Il mantra - salvo che per la Reserve Bank of Australia che ha alzato i tassi di 25 punti base - è guardare oltre lo shock immediato e mantenere nervi saldi. Incrociare le dita, sperando che la fiammata dei prezzi energetici non diventi un incendio per l'inflazione generalizzata. Allo stesso tempo, dare ai mercati il segnale di prontezza per tenere sotto controllo le aspettative d’inflazione. La speranza, per tutti, è che la guerra scatenata in Medio Oriente dall'attacco di Israele e Usa all'Iran termini presto. Alzare i tassi sarebbe doloroso per tutti. Nell'area euro, l'ipotesi di un taglio dei tassi è stata spazzata via dalla nuova guerra. Francoforte manterrà tutto fermo ora e gli economisti non vedono una stretta come scenario principale del 2026.

Jerome Powell

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