Pensioni, dal 2027 con l’aumento dei requisiti si rischiano 55mila nuovi esodati

Economia
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Introduzione

"Oltre 55.000 lavoratrici e lavoratori che negli ultimi anni hanno aderito a misure di uscita anticipata dal lavoro rischiano, a partire dal 1° gennaio 2027, di ritrovarsi senza reddito e senza contribuzione a causa dell'adeguamento automatico alla speranza di vita. L'effetto concreto è quello di dover inseguire requisiti pensionistici che continuano a spostarsi in avanti, con una nuova platea di esodati". A lanciare l’allarme è la Cgil, che in uno studio spiega che saranno coinvolte le persone uscite con l'isopensione, i fondi di solidarietà e i contratti di espansione.

Quello che devi sapere

"Modifiche a scenario su cui sono stati costruiti migliaia di accordi"

"Nonostante le ripetute promesse del Governo sul blocco dell'aumento dei requisiti pensionistici - sottolinea l'analisi dell'Osservatorio Previdenza della Cgil, che tiene conto delle modifiche introdotte dall'ultima Legge di Bilancio e dall'aggiornamento del Rapporto sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico del Mef a partire dal 2027 - il nuovo quadro normativo prevede un incremento di 1 mese dal 2027, un ulteriore aumento di 2 mesi nel 2028 e un incremento complessivo stimato in 3 mesi a decorrere dal 2029, rispetto ai soli due mesi precedentemente previsti per il biennio 2029-2030". "Un cambiamento - viene spiegato nello studio - che modifica radicalmente lo scenario su cui erano stati costruiti migliaia di accordi di uscita dal lavoro attraverso isopensione, contratti di espansione e Fondi di solidarietà sottoscritti fino al 31 dicembre 2025, quando non erano previsti aumenti né nel 2027 né nel 2028 ed era più contenuta la stima per il 2029".

 

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"Si rischiano periodi senza assegno e senza alcuna tutela"

"Se il Governo non interverrà - dice il responsabile delle politiche previdenziali del sindacato, Ezio Cigna - oltre 23.000 lavoratori in isopensione, circa 4.000 con contratto di espansione e altri 28.000 usciti tramite i Fondi di solidarietà bilaterali, rischiano di trovarsi con periodi di vuoto previdenziale senza assegno, senza contributi e senza alcuna tutela. Parliamo - prosegue Cigna - di persone che hanno lasciato il lavoro nel pieno rispetto delle regole vigenti, firmando accordi con aziende, sulla base di date certe di accesso alla pensione. L'aumento dei requisiti cambia quelle regole a posteriori, e scarica interamente sui lavoratori il costo dell'adeguamento alla speranza di vita".

 

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"Una nuova platea di esodati"

Secondo l'Osservatorio Previdenza Cgil, "il rischio concreto è quello di una nuova platea di esodati, seppur con caratteristiche diverse rispetto al passato: scoperture pari a un mese nel 2027, due mesi nel 2028 e fino a quattro mesi dal 2029 (saranno sei mesi di aumento dei requisiti invece dei due attesi, ndr), durante le quali le persone coinvolte potrebbero non percepire né reddito né pensione".

 

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"Lavoratori costretti a inseguire la pensione"

"Il Governo - ha attaccato la segretaria confederale della Cgil Lara Ghiglione - aveva promesso il blocco dell'aumento dei requisiti pensionistici e il superamento della legge Fornero, ma nei fatti ha scelto di peggiorarne gli effetti: ha incrementato i requisiti, cancellato ogni forma di flessibilità in uscita e non ha previsto alcuna salvaguardia per chi ha già lasciato il lavoro con strumenti di accompagnamento alla pensione. Lo stesso Governo aveva vincolato l'Inps a non applicare alcun adeguamento dei requisiti pensionistici dal 2027 in avanti. Oggi, invece, ci troviamo di fronte a una platea ancora più ampia di lavoratrici e lavoratori costretti a inseguire la pensione, a causa di scelte politiche precise".

 

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"Serve un intervento immediato di tutela"

"Il risultato - ha concluso Ghiglione - è il rischio concreto di creare una nuova generazione di esodati: persone costrette a rincorrere requisiti pensionistici che continuano a spostarsi in avanti. Serve un intervento immediato di tutela e un rafforzamento degli strumenti di accompagnamento alla pensione, come chiediamo da anni. Ma il Governo ha scelto di non confrontarsi: l'ultimo incontro sul tema previdenziale risale infatti al 18 settembre 2023".

 

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Mozione unitaria di Pd-5s-Avs: stop all'aumento dell'età

Intanto il M5s e Avs hanno sottoscritto la mozione sulle pensioni presentata dal Pd, discussa ieri mattina alla Camera. La mozione, tra le altre cose, impegna il governo "a rivedere, sin dal primo provvedimento utile, la decisione di incrementare i requisiti anagrafici per l'accesso alla pensione e ad eliminarne il meccanismo di revisione periodica, abolendo immediatamente il meccanismo automatico di adeguamento all'aspettativa di vita, escludendo altresì ogni ulteriore iniziativa volta a prolungare il già improprio strumento delle finestre di uscita". "Quello che ha fatto il governo sulle pensioni è il più alto tradimento consumato a scapito degli elettori. Avevano promesso l'abolizione della Fornero e invece fanno crescere di anno in anno l'età per la pensione. E al tempo stesso hanno eliminato tutte le altre possibilità che garantivano un minimo di flessibilità per alcune lavoratrici e lavoratori - ha dichiarato in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati - Nel frattempo non è stato preso alcun provvedimento per la crescita né per migliorare le condizioni del lavoro, non vogliono il salario minimo e non hanno innalzato le pensioni minime come avevano promesso. Oggi un lavoratore povero guadagna meno che in qualsiasi altro Paese europeo, ma se è un pensionato al minimo è ancora più povero. La mozione, a prima firma Pd, che abbiamo presentato insieme a M5s e ad Avs, chiede al governo di bloccare l'innalzamento dell'età pensionabile, garantire la gratuità dei riscatti della laurea, proteggere i giovani con una pensione minima garantita, combattere la precarietà e alzare i salari oggi per avere pensioni migliori domani".

 

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