Pensione di reversibilità, cambia l'importo dell'assegno: ecco le novità in arrivo

Economia
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Introduzione

Novità per chi percepisce una pensione di reversibilità: quest’anno, infatti, l’importo è destinato a cambiare. Le modifiche normative introdotte possono portare effetti differenti a seconda della struttura del nucleo familiare e della situazione economica del beneficiario: in questo modo le somme riconosciute a chi le percepisce non solo variano negli importi ma anche nelle modalità di ripartizione. Ecco cosa sapere.

Quello che devi sapere

A chi vengono applicati i tagli sugli assegni

Uno dei punti più delicati riguarda il sistema dei tagli applicati alle pensioni di reversibilità, ricalibrato sulla base del nuovo trattamento minimo, che si colloca attorno ai 611 euro mensili. L’innalzamento di questo riferimento comporta una revisione automatica dei confini reddituali entro cui è possibile ottenere l’assegno senza penalizzazioni. Restano in vigore tre livelli di riduzione, ma con valori aggiornati che incidono in modo concreto sulle verifiche reddituali familiari:

  • diminuzione del 25% oltre i 23.862,15 euro annui;
  • taglio del 40% sopra i 31.816,20 euro annui;
  • riduzione del 50% oltre i 39.769,25 euro annui.

 

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Gli esclusi

La normativa prevede che la presenza di ulteriori entrate non produca alcun effetto penalizzante quando nel nucleo familiare figurano figli minorenni, studenti ancora a carico oppure soggetti con disabilità. In queste circostanze l’assegno di reversibilità resta integralmente cumulabile, senza che scattino decurtazioni di alcun tipo. Un ulteriore chiarimento arriva dalla giurisprudenza costituzionale. Con la decisione n. 162 del 2022, la Consulta ha riconosciuto la validità del sistema delle riduzioni, ma ha fissato un principio di equilibrio: la trattenuta non può eccedere l’ammontare dei redditi che hanno dato origine al taglio. In sostanza, l’importo sottratto alla pensione non può mai superare le somme percepite a titolo di redditi concorrenti, garantendo così una tutela contro penalizzazioni sproporzionate e salvaguardando la coerenza complessiva del trattamento previdenziale.

 

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Occhio agli adeguamenti Istat

Un aspetto spesso trascurato è l’effetto degli adeguamenti Istat: l’aumento nominale dei redditi può far scattare il passaggio a una fascia più penalizzante, con conseguenze immediate sull’importo liquidato. Per questo i consulenti suggeriscono di controllare in anticipo la documentazione fiscale e valutare strategie che evitino riduzioni inattese.

Come crescono gli assegni

Sul fronte degli aumenti, il 2026 introduce una rivalutazione dell’1,4% per gli importi fino a quattro volte il minimo, ridotta al 90% tra quattro e cinque volte il minimo e al 75% per le fasce superiori. Nel caso della reversibilità, l’adeguamento non agisce direttamente sulla quota del superstite, ma sulla pensione originaria del titolare deceduto, che viene poi ripartita tra i beneficiari. Questo passaggio produce effetti differenziati sulle singole quote. Ad esempio, su una pensione che passa da 1.000 a 1.014 euro, il coniuge con diritto al 60% ottiene un incremento di circa 8,40 euro, mentre un figlio al 20% beneficia di poco meno di 3 euro. Lo stesso criterio vale per tredicesima, quattordicesima e integrazioni al minimo. 

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Cosa cambia per l’“incremento al milione”

Novità rilevante è anche l’aumento della maggiorazione sociale, il cosiddetto “incremento al milione”, che aggiunge circa 20 euro alla base, portandola potenzialmente a 768,30 euro prima della ripartizione. In uno schema standard questo significa circa 461 euro al coniuge e 154 euro a ciascun figlio. Per gli assegni inferiori al minimo è prevista inoltre una doppia rivalutazione: prima quella ordinaria, poi una straordinaria dell’1,3%. Un importo di 500 euro, ad esempio, può salire oltre i 513 euro prima della suddivisione, garantendo un recupero più consistente per i trattamenti più bassi.

La percentuale di ripartizione tra coniuge e figli

Il quadro delle aliquote resta ancorato a percentuali consolidate, che modulano l’assegno in funzione della composizione familiare. Il coniuge percepisce il 60% della pensione, che sale all’80% in presenza di un figlio e al 100% con due figli. In assenza del coniuge, un solo figlio ha diritto al 70%, due figli all’80% e tre o più al 100%. Nel 2026, tuttavia, ogni intervento di rivalutazione rende i calcoli più sensibili e dinamici: ogni incremento sull’importo di base si traduce in una ricalcolazione puntuale delle quote.

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Occhio alle cifre

Nei primi mesi dell’anno sarà quindi essenziale verificare con attenzione gli importi liquidati dall’Inps, una volta recepiti gli adeguamenti Istat e le integrazioni previste dalla Legge di Bilancio. Nei nuclei con più superstiti, la redistribuzione degli aumenti può creare differenze percepibili nel bilancio mensile. Sebbene le regole siano matematicamente chiare, le situazioni familiari complesse richiedono spesso valutazioni personalizzate: per questo comprendere a fondo il funzionamento delle quote pro rata diventa così uno strumento fondamentale per pianificare le entrate.

 

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