Prezzo benzina e diesel, governo valuta bonus carburante e sgravi per imprese. Le ipotesi
EconomiaIntroduzione
Accantonata per il momento l’ipotesi delle accise mobili, il governo continua a studiare nuovi interventi per alleggerire il peso dei rincari dei carburanti sulla popolazione. Il tema dovrebbe finire sul tavolo del Consiglio dei ministri entro fine mese, tra le varie polemiche di chi sottolinea come sia di fatto già troppo tardi, considerando che la crisi in Medio Oriente sta andando avanti ormai dal 28 febbraio (quando Usa e Israele hanno attaccato l’Iran) e che la spirale di rialzi, complice anche la speculazione degli operatori del settore, è già iniziata.
Sembra che a Palazzo Chigi si stia comunque pensando a un bonus carburante per i cittadini e ad altri aiuti per le aziende. Il principale nodo da sciogliere riguarda, come sempre, le poche risorse disponibili. Ecco cosa sappiamo.
Quello che devi sapere
Ipotesi bonus carburante per Isee fino a 15mila euro
La premier Giorgia Meloni e la sua squadra sarebbero propensi a tornare su un classico bonus anti-rincari, che però dovrebbe andare a favore soltanto delle famiglie già in difficoltà economica, cioè quelle con un Isee che non supera i 15mila euro di reddito annuo.
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Buoni benzina sulla carta Dedicata a te
Non è ancora chiaro che forma potrebbe avere il contributo. In campo c’è anche una sorta di riedizione di quanto fatto nel 2023 con i buoni benzina caricati direttamente sulla carta Dedicata a te.
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Gli aiuti per le aziende e i tir
Il governo guarda però anche alle aziende e ai settori più esposti alla crisi. Si è parlato di un credito d’imposta ad esempio per i conducenti dei tir, di nuovi aiuti per le aziende che potrebbero essere inseriti con un emendamento al decreto Bollette in fase di conversione alla Camera e di una qualche forma di supporto alle imprese esportatrici, sul modello di quanto fatto dopo l'imposizione dei dazi negli Stati Uniti lo scorso anno.
Tassare gli extra-profitti contro la speculazione?
Tra le ipotesi sondate rispunta anche quella di una tassa sugli extraprofitti delle aziende energetiche. Questa volta a rilanciarla è il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. "Abbiamo tassato le banche, possiamo anche tassare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere" ha detto, aprendo così a un nuovo intervento "fiscale o normativo" contro le speculazioni, dopo aver convocato in prefettura a Milano proprio oggi, 18 marzo, 14 compagnie di settore, tra le quali Eni, Ip, Tamoil, Q8, le pompe bianche e altri operatori. "Se c'è qualcuno che sta speculando non sono disponibile a tollerarlo", assicura il leader della Lega.
Il dibattito sulle accise mobili
In tutto ciò, non si ferma la polemica delle opposizioni. La segretaria dem Elly Schlein continua a spingere per attivare il meccanismo delle accise mobili, idea che tra l’altro viene anche ribadita dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, ma che contrasta con le dichiarazioni del ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso. Va intanto in pressing sulle accise mobili anche il Codacons, che parla dei bonus ipotizzati come dei “soliti inutili palliativi che varranno solo per le famiglie meno abbienti senza apportare reali benefici alla collettività".
Il no al taglio delle accise
Un taglio delle accise, come fece da ultimo l’ex premier Mario Draghi, secondo il ministro Urso "costò allo Stato, ai cittadini, circa un miliardo al mese e non raggiunse l'obiettivo: l'inflazione, infatti, continuò a crescere e, peraltro, come certificò l'Ufficio di Bilancio della Camera, i benefici andarono in gran parte ai ceti più abbienti". Urso, per il Codacons, si sta però sbagliando, perché la riduzione della tassazione sui carburanti operata da Draghi nel marzo del 2022 portò "un calo immediato di mezzo punto dell'inflazione (dal 6,5% al 6%) che, tradotto in soldoni equivale ad un risparmio da circa 4 miliardi di euro per la collettività dei consumatori".
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