Sanità, in Italia dal 2012 la spesa per il personale è scesa di 33 miliardi. I dati
EconomiaIntroduzione
Dal 2012 al 2024 la spesa per il personale sanitario è scesa dal 39,7% sul totale della spesa sanitaria al 36,6%. Un calo che si traduce, virtualmente, in una perdita di 33,04 miliardi, di cui 12,82 miliardi nel solo periodo 2020-2024. È questa la stima illustrata dal presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, nel corso di un’audizione presso la Camera dei Deputati sul disegno di legge di riforma delle professioni sanitarie. Si tratta di una stima "virtuale", che non tiene conto delle trasformazioni avvenute nella Sanità nell'ultimo quindicennio, tuttavia dà un'immagine di come si sia assottigliata l'attenzione al personale.
Quello che devi sapere
"Capitale umano del Ssn indebolito e demotivato"
La simulazione di Fondazione Gimbe mostra come le risorse destinate al personale non abbiano tenuto il passo dell'aumento della spesa sanitaria: "È del tutto evidente che un ‘saccheggio’ di risorse pubbliche di tale portata ha progressivamente indebolito e demotivato il capitale umano del servizio sanitario nazionale, alimentando l'abbandono del servizio pubblico e la crescente disaffezione verso alcune professioni e specialità", ha detto Cartabellotta.
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I limiti del ddl sulla riforma delle professioni sanitarie
Proprio l'assenza di fondi dedicati rappresenta una delle criticità del disegno di legge delega sulla riforma delle professioni sanitarie, reo, soprattutto, di non destinare risorse dedicate ai professionisti. "Senza risorse aggiuntive e vincolate al personale sanitario la legge delega e i successivi decreti legislativi rischiano di ridursi a un intervento meramente ordinamentale - ha osservato Cartabellotta -, incapace di incidere sulla crisi strutturale del personale sanitario, in termini sia di attrattività delle professioni e delle specialità più disertate, sia di capacità di trattenere i professionisti nel servizio pubblico". Il disegno di legge delega, nelle intenzioni del ministro della Salute Orazio Schillaci, che lo ha presentato, dovrebbe incidere all'origine dei problemi legati al personale nel servizio sanitario, dalla perdita di attrattività del pubblico alla distribuzione non omogenea dei professionisti sul territorio, fino alle carenze per alcuni tipi di specializzazione. Se questi sono gli obiettivi, del tutto "condivisibili", la norma, "senza alcun impegno finanziario, rischia di restare lettera morta", ha avvertito Cartabellotta in audizione alla Camera. Nel testo, infatti, "non è previsto alcun investimento aggiuntivo".
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I numeri
Le cifre della crisi sono da tempo noti. In numero assoluto, nel nostro Paese non si può parlare di carenza di medici: con 5,4 medici per 1.000 abitanti siamo al secondo posto tra i Paesi Ocse, dove si registra una media di 3,9 medici per 1.000 abitanti. Circa 92 mila medici lavorano però al di fuori del Servizio sanitario nazionale. Le carenze riguardano specifiche figure: medici di famiglia (una carenza stimata di 5.500 unità) e le specialità meno attrattive, come emergenza-urgenza, discipline di laboratorio, radioterapia e medicina nucleare. Diverso il caso degli infermieri per i quali l'Italia, con 6,9 infermieri per 1.000 abitanti, è sotto la media Ocse di 9,5 per 1.000. Su questo fronte, secondo Cartabellotta, la legge non sembra destinata a risolvere i problemi, e criticità sono segnalate anche sul fronte della regolamentazione della responsabilità professionale, così come sul riordino dell'impiego degli specializzandi.
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Simeup e Simeu contro i medici pensionati in Pronto soccorso
E sempre sul tema della Sanità, è arrivato il "no" ai medici pensionati nei Pronto soccorsi da parte dei medici di emergenza-urgenza della Simeup (Società italiana medicina emergenza urgenza pediatrica) e della Simeu (Società italiana medicina emergenza urgenza), che hanno espresso una netta posizione di dissenso per l'emendamento al decreto Milleproroghe che prevede il prolungamento volontario dell'attività lavorativa dei medici fino a 72 anni come risposta alla carenza di personale negli ospedali.
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"Provvedimento che non risolve le criticità strutturali"
"Si tratta di un provvedimento che non risolve le criticità strutturali, in particolare nei ruoli strategici quali il Pronto soccorso e i setting di emergenza-urgenza, che richiedono elevati standard di prontezza operativa, sostenibilità professionale, continuità assistenziale e con un impegno gravoso che rende non realistico il ricorso ad una simile soluzione", hanno spiegato i presidenti della Simeup, Vincenzo Tipo, e della Simeu, Alessandro Riccardi.
"Il rischio è comprimere le prospettive dei medici più giovani"
"Il rischio concreto - hanno proseguito i due dirigenti - è quello di rinviare ancora una volta interventi indispensabili su assunzioni stabili e programmate, valorizzazione delle carriere ospedaliere, miglioramento delle condizioni di lavoro nei contesti ad alta complessità e formazione strutturata e continua, con il rischio di comprimere ulteriormente le prospettive professionali dei medici più giovani, alimentando disaffezione verso l'ospedale e la sanità pubblica, già oggi in evidente sofferenza". "La carenza di medici - hanno concluso Tipo e Riccardi - non può essere affrontata prolungando l'età lavorativa, ma rendendo nuovamente attrattivo, sostenibile e riconosciuto il lavoro ospedaliero, in particolare nei contesti di emergenza pediatrica, presidio essenziale del Servizio Sanitario Nazionale".
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