Introduzione
Dal rapporto semestrale di Aran, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, sulle retribuzioni dei dipendenti pubblici, emerge che nel Servizio sanitario nazionale ci sono delle differenze retributive tra territori, ma il contratto nazionale garantisce una certa uniformità da zona a zona. Lo studio, previsto dal decreto legislativo 165/2001, ha introdotto quest'anno un'analisi innovativa. Non si è analizzato solo l'andamento delle retribuzioni nel tempo, ma c’è stato anche un confronto puntuale dei livelli salariali effettivi e delle differenze territoriali nel comparto Sanità, con focus sul personale non dirigente.
Quello che devi sapere
Le differenze salariali tra Nord e Sud
Nonostante le diverse realtà territoriali, a parità di ruolo emergono differenze non particolarmente elevate nelle buste paga del personale sanitario da Nord a Sud. La diversità nelle retribuzioni ruota attorno ai 4.000 e i 5.000 euro annui.
Per approfondire: Responsabilità sanitaria, dal 16 marzo scatta l’obbligo di assicurazione: cosa sapere
Quanto prendono gli infermieri
Gli infermieri, secondo il rapporto Aran, percepiscono in media nazionale circa 36.000 euro annui, gli assistenti amministrativi si attestano intorno ai 29.500 euro, mentre gli operatori sociosanitari raggiungono i 28.100 euro. Gli scarti tra le retribuzioni più basse e quelle più alte sono appunto nell'ordine dei 4-5000 euro annui, a riprova di una regolazione salariale che resta in buona parte affidata al contratto nazionale.
Per approfondire: Contratto per dirigenti medici e sanitari, in arrivo aumenti e arretrati: novità e i dubbi
Gli stili gestionali
“L'assenza di marcate fratture regionali - sottolinea il rapporto - lascia spazio piuttosto a modelli di contiguità territoriale": aziende sanitarie geograficamente vicine tendono infatti ad allineare spontaneamente i trattamenti economici. Emergono inoltre alcune differenze negli “stili gestionali”, con alcune aziende che scelgono politiche retributive diverse da quelle seguite dalla maggioranza delle imprese.
Per approfondire: Ospedali, degenze al Sud più costose che al Nord: primo il Vanvitelli. La classifica
Il campione
Il campione dell’analisi si è basato sul numero di Contratti collettivi nazionali del Lavoro (Ccnl) applicati al personale non dirigenziale della Sanità. Sono 542mila, impiegati tra i ruoli - sanitari, sociosanitari, amministrativi e tecnici - delle Aziende sanitarie locali (485mila persone), i Policlinici universitari (43mila) e gli altri enti (13mila).
Gli stipendi pubblici in crescita
In generale, l'Aran rileva come gli stipendi pubblici siano in crescita, per effetto dei recenti rinnovi e della nuova Indennità di vacanza contrattuale 2025-2027. La seconda parte del documento analizza infatti l'andamento generale delle retribuzioni contrattuali nel pubblico impiego e nel settore privato fino al terzo trimestre 2025.
L’economia avanza rispetto all’inflazione
La crescita tendenziale dell'intera economia resta superiore all'inflazione, anche se in rallentamento rispetto ai trimestri precedenti. Nella crescita del settore pubblico hanno avuto un peso significativo gli ultimi rinnovi contrattuali e, come detto, la nuova indennità di vacanza contrattuale per il triennio 2025-2027.
Come si calcolano le differenze salariali
Una retribuzione media è composta da una parte fissa e una variabile. Quest’ultima è di circa 6.500 euro nelle professioni sanitarie, di poco superiore ai 4.700 euro nel sociosanitario e circa 3.200 euro nelle professioni amministrative. Per tutti e tre i casi, le differenze sono dovute a “scelte retributive sulla parte variabile”: al 69%, al 76% e al 61%. Per le professioni sanitarie, a spiegare i gap è quasi interamente la parte incentivante, cioè i compensi di produttività.
Le variazioni tra le Regioni
Valori elevati negli stipendi si registrano tra le province della Lombardia e del Veneto, mentre dati più contenuti arrivano dalla zona padana, spesso ampliata verso le Marche. Le Regioni a statuto speciale si differenziano maggiormente tra loro: se la Sardegna presenta retribuzioni medie più basse, la Sicilia e le province autonome di Trento e Bolzano hanno valori decisamente elevati.
Le politiche retributive
Per ogni provincia sono identificative le scelte di politica retributiva che le Aziende sanitarie locali e ospedaliere hanno fatto rispetto al profilo sanitario e a quello amministrativo. Le province in cui gli enti pagano il profilo sanitario mediamente tra il 21% e il 24% in più del ruolo amministrativo, in linea con lo scostamento medio nazionale, sono nella Lombardia Occidentale e nell’alta Emilia-Romagna (Piacenza e Parma).
Chi paga più i sanitari degli amministrativi
I posti in cui gli enti pagano una retribuzione mediamente più alta ai sanitari (oltre il 24%) sono alcune province lombarde (Bergamo, Brescia, Mantova), dell’Italia centro occidentale (Roma, Frosinone, Caserta, Benevento) e delle Isole. Al contrario, le province in cui le aziende sanitarie hanno scelto una retribuzione più alta per le professioni amministrative (sotto il 21%) si trovano in Veneto, Trentino, Piemonte, Valle d’Aosta e Toscana.
Su Insider: Stipendi, quanto guadagnano i lavoratori dipendenti in Italia?