Medici, verso proroga per lavoro in corsia fino a 72 anni su base volontaria: cosa sapere
EconomiaIntroduzione
Camici bianchi in corsia fino a 72 anni ma solo su base volontaria. Come anticipato dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, e confermato da fonti di maggioranza, anche per il 2026 gli ospedali potranno tenere in servizio i medici che hanno maturato i requisiti anagrafici e contributivi per la pensione di vecchiaia e che scelgono di proseguire l'attività a patto di rispettare alcune condizioni. Ecco quali.
Quello che devi sapere
Norma prevista nel Decreto Milleproroghe 2024
La misura, contenuta nel Decreto Milleproroghe 2024 e in scadenza alla fine dell’anno da poco concluso, non compariva nel nuovo provvedimento, licenziato dal Consiglio dei Ministri l’11 dicembre scorso. Trattandosi di un decreto, le norme entrano subito in vigore in attesa della conversione in legge, e già dal 1° gennaio 2026 gli ospedali non potrebbero più assumere medici in quiescenza.
Per approfondire: Pensione anticipata e contributiva a 64 anni, requisiti e limiti di reddito: cosa sapere
L’iter parlamentare
Durante l’esame parlamentare, i partiti che sostengono il governo hanno raggiunto un’intesa sulla proroga della norma per l’anno in corso. Il 22 gennaio è fissato il termine per la presentazione degli emendamenti nell’esame del decreto svolto dalle Commissioni riunite Affari Costituzionali e Bilancio della Camera.
Cosa prevede
Secondo quanto stabilito dal Dl Milleproroghe 2024, per tutto lo scorso anno gli ospedali erano autorizzati ad ammettere in servizio il personale “fino al compimento del settantaduesimo anno di età” se disponibile a proseguire l’attività “avendo maturato i requisiti anagrafici e contributivi per il pensionamento di vecchiaia, nei limiti delle facoltà assunzionali vigenti”.
Il divieto di incarichi apicali
Per i professionisti disponibili a lavorare oltre la soglia di pensione, la legge vieta tuttavia l’assunzione di incarichi “dirigenziali apicali di struttura complessa o dipartimentale o di livello generale”. In sostanza, i medici che scelgono di rimanere in corsia fino ai 72 anni non possono svolgere ruoli di vertice, a partire da quello di primario.
Loizzo (Lega): “In linea con richieste di professionisti e Regioni"
Simona Loizzi, deputata in quota Lega della Commissione Affari Sociali della Camera, definisce l'emendamento “in linea con le richieste non solo dei professionisti ma anche con quelle della Conferenza Stato-Regioni”. Secondo la deputata del Carroccio la norma risponde alla necessità di “abbattere le liste d'attesa e superare le criticità legate alla carenza di personale”. “La tutela della salute dei cittadini passa inevitabilmente dalla valorizzazione del lavoro dei medici e degli operatori sanitari”, ha aggiunto.
Di Silverio (Anaao Assomed) – “Necessari paletti”
Sulla possibilità di consentire ai medici di esercitare la professione fino ai 72 anni, il segretario nazionale di Anaao Assomed, Pierino Di Silverio, indica la necessità di introdurre alcuni paletti. “Non siamo pregiudizialmente contrari alla norma, a patto però che sia su base esclusivamente volontaria, che questi colleghi non conservino il ruolo apicale e che restino come tutor senza incidere sul rinnovo delle piante organiche e sulle carriere”, afferma.
Sindacato camici bianchi: “Rischio blocco carriere”
Secondo la sigla che riunisce medici e dirigenti sanitari italiani la principale criticità riguarda il rischio di un blocco negli avanzamenti di carriera penalizzando i professionisti più giovani. “Il nostro principale timore, però, è che trattenendo in servizio i colleghi più anziani si blocchino di fatto le carriere di tutti gli altri che hanno il sacrosanto diritto di veder riconosciute competenze e professionalità, ambizione che in questo modo viene invece negata”, sostiene Di Silverio, che aggiunge: “Vigileremo affinché la norma venga riproposta con le precise condizioni da noi indicate, confidando che nella più ampia riforma del Sistema sanitario nazionale, di cui si inizia a discutere, non ci sia più spazio per le proroghe. La sanità pubblica per funzionare bene ha bisogno di stabilità”.
Da Friuli-Venezia Giulia ok a legge per incarichi a medici in pensione
In attesa del via libera all’emendamento al Milleproroghe, una spinta a “richiamare” i medici in pensione arriva dalle Regioni alle prese con carenze di organico nei reparti. La giunta regionale del Friuli-Venezia Giulia ha approvato un disegno di legge che autorizza gli enti del Servizio sanitario regionale a conferire fino al 31 dicembre di quest’anno incarichi di lavoro autonomo a medici in quiescenza.
Riccardi (Assessore Salute Fvg): “Misura per momento critico"
Obiettivo del disegno di legge approvato dalla giunta guidata da Massimiliano Fedriga “è garantire uniformi livelli essenziali di assistenza, tenuto conto della grave carenza di medici in convenzione”. “Contribuiamo a fronteggiare la limitata disponibilità di professionisti, permettendo alle aziende di avvalersi dei medici già in pensione che si renderanno disponibili e superando così l'attuale impossibilità per la Pubblica amministrazione di formalizzare nuovi rapporti di lavoro”, spiega in una nota l’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, che aggiunge: “È una misura straordinaria per rispondere a un momento di straordinaria criticità”.
Medici di famiglia, firmato accordo per rinnovo di contratto
Oltre ai sanitari under 72 anni che operano in reparto, il nuovo anno porta novità anche per i medici di base. La Conferenza Stato-Regioni ha dato via libera al nuovo Accordo collettivo nazionale (Acn) 2022-2024 che rinnova la convenzione tra il Servizio sanitario nazionale e oltre 60mila medici di medicina generale e convenzionati. Il contratto riconosce un aumento medio delle retribuzioni pari al 5,78% rispetto ai valori del 2021 e il recupero degli arretrati relativi al triennio 2022-2024.
Per approfondire: Responsabilità sanitaria, dal 16 marzo scatta l’obbligo di assicurazione: cosa sapere