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Dazi Usa, ecco quali sono le regioni italiane più a rischio

Economia
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Dazi, Lgarde: freno alla crescita dell'Eurozona
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Dazi, Lgarde: freno alla crescita dell'Eurozona
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Introduzione

L’introduzione dei dazi annunciati dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump rischia di penalizzare diverse regioni in Italia, e le tariffe americane potrebbero colpire in particolare le esportazioni del Mezzogiorno. A dirlo è un'analisi realizzata dall’ufficio studi della Cgia, secondo la quale gli effetti negativi potrebbero abbattersi maggiormente sui territori dove la dimensione economica dell’export è fortemente condizionata da pochi settori merceologici.
 

Intanto, mentre la questione delle tariffe continua a tenere impegnata la classe politica, non è ancora chiaro cosa accadrà il 2 aprile, data indicata dallo stesso presidente degli Stati Uniti come l’inizio dei dazi. Trump è infatti sembrato fare un passo indietro su alcuni settori, tra cui l’automotive: un eventuale stop aiuterebbe l’Italia.

Quello che devi sapere

Le regioni del Sud a rischio

  • Partendo dall’analisi della Cgia, le regioni più a rischio per una eventuale entrata in vigore dei dazi sarebbero Sardegna, Molise e Sicilia. In particolare la regione che a livello nazionale presenta l’indice di diversificazione peggiore è la Sardegna (95,6%), dove domina l’export dei prodotti derivanti della raffinazione del petrolio. Seguono il Molise (86,9%), caratterizzato da un peso particolarmente elevato della vendita dei prodotti chimici/materie plastiche e gomma, autoveicoli e prodotti da forno, e la Sicilia (85%), che presenta una forte vocazione nella raffinazione dei prodotti petroliferi.

Per approfondire: Dazi Usa, Donald Trump frena ancora su auto, farmaci e chip. Tariffe rimandate

La situazione al Nord

  • Tra le realtà territoriali del Mezzogiorno, solo la Puglia presenta un livello di diversificazione elevato (49,8%). Un dato che la colloca al terzo posto a livello nazionale tra le regioni potenzialmente meno a rischio da un’eventuale estensione dei dazi ad altri prodotti merceologici. Ad eccezione della Puglia, le aree geografiche teoricamente meno in pericolo sono tutte del Nord. La Lombardia (con un indice del 43%) è ipoteticamente la meno a rischio. Seguono Veneto (46,8%), Puglia (49,8), Trentino Alto Adige (51,1), Emilia Romagna (53,9) e Piemonte (54,8).

L’intervento del presidente Mattarella

  • In ogni caso la situazione dei dazi continua a essere sotto le luci dei riflettori. Ieri il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha detto che l’Europa "ha la forza per interloquire con calma, autorevolezza e determinazione" alle tariffe che minaccia l'amministrazione Trump. Il Capo dello Stato è sembrato voler far ritrovare autostima e compattezza ad un'Europa che è apparsa timorosa nel replicare alle barriere tariffarie che gli Usa a guida trumpiana stanno imponendo al mondo.

Per approfondire: Mattarella: "Dazi inaccettabili, ostacolano mercato. Ma Ue ha la forza per contrastarli"

Una frenata sui dazi?

  • Intanto Donald Trump è sembrato frenare, almeno in parte, sui dazi annunciati per il 2 aprile. L’inquilino della Casa Bianca potrebbe infatti risparmiare ad alcuni settori come auto, farmaci e chip, pur imponendo quelli reciproci ai "dirty 15", cioè ai 15 Paesi con cui gli Stati Uniti hanno il peggior squilibrio commerciale. L'ipotesi, trapelata su Bloomberg e Wall Street Journal, ieri ha ridato slancio alla Borsa di New York e potrebbe avere un peso non indifferente sull’eventuale impatto dei dazi sulle regioni italiane.

Verso il "Liberation Day"

  • Il presidente degli Stati Uniti ha infatti detto che annuncerà in un prossimo futuro tariffe su automobili, alluminio e prodotti farmaceutici, tutti prodotti che vuole made in Usa per fronteggiare eventuali emergenze, guerre comprese, ma non ha indicato una data. Donald Trump è sembrato quindi fare una mezza marcia indietro, dopo aver proclamato che il 2 aprile, da lui ribattezzato "Liberation Day", sarebbero scattati tutti i dazi, compresi quelli sulle auto, che ha già sospeso per un mese nel mercato nordamericano su richiesta di General Motors, Ford e Stellantis. 

I vantaggi per l’Italia di uno stop

  • Qualora le tariffe sull'automotive fossero sospese, a beneficiarne in particolare sarebbero la Germania e anche l'Italia, come principale subfornitore del settore tedesco. Resta invece sconosciuto il destino dei dazi su acciaio e alluminio a Canada e Messico, anche questi sospesi dal presidente sino al 2 aprile. Trump recentemente ha sottolineato l'importanza della flessibilità, ma la sua arma principale resta l'imprevedibilità e tutto potrebbe cambiare all'improvviso. Come con Caracas, cui ha imposto una "tariffa secondaria" contro l'emigrazione di "decine di migliaia di criminali", in base alla quale "qualsiasi Paese acquisti petrolio e/o gas dal Venezuela sarà costretto a pagare una tariffa del 25% agli Stati Uniti su qualsiasi commercio che faccia con il nostro Paese".

La "dirty 15"

  • Trump sembra comunque deciso a imporre i dazi reciproci, in particolare su quelli che il segretario al Tesoro Scott Bessent ha individuato come i Paesi con cui Washington ha i maggiori squilibri commerciali e che quindi potrebbero essere colpiti più pesantemente. L'amministrazione americana non li ha nominati, ma si prevede che a essere presi di mira saranno quelli indicati dal rappresentante commerciale degli Stati Uniti in una nota del Federal Register in febbraio: in testa alla lista della "dirty 15" c'è la Cina (con cui gli Usa hanno un deficit di quasi 300 miliardi di dollari), seguita dall'Ue (oltre 225 miliardi) e dal Messico (quasi 175 miliardi).

Per approfondire su Insider: Contro-dazi: la Cina risponde, il Messico no. E l’Europa?

La risposta ai dazi Usa

  • La lista comprende poi, in ordine decrescente, Vietnam, Taiwan, Giappone, Corea del Sud, Canada, India, Thailandia, Svizzera, Malesia, Indonesia, Cambogia e Sudafrica. Nel mirino anche la Russia. Resta l'incertezza se i dazi entreranno in vigore subito o se ci sarà un margine per negoziare, come stanno già facendo molti Paesi, Italia compresa. Alcuni puntano sugli investimenti in Usa dei propri colossi industriali: come il gruppo sudcoreano Hyundai, che ha annunciato oggi un investimento da 20 miliardi di dollari, compresa un'acciaieria da 5 miliardi di dollari in Louisiana che dovrebbe assumere circa 1.500 dipendenti e produrre acciaio di nuova generazione per produrre veicoli elettrici in due suoi stabilimenti. "Il modo migliore di navigare tra i dazi è aumentare la localizzazione", ha ammesso il ceo di Hyundai Motor, José Muñoz.

Per approfondire: Dazi, Trump: "Il 2 aprile sarà la liberazione degli Usa ma ci sarà flessibilità"