Petrolio, Opec+ taglia la produzione di 2 milioni di barili al giorno. L'ira di Biden

Economia
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Il cartello dei principali esportatori di greggio (che comprende anche la Russia) ha deciso di diminuire l’offerta per tenere alti i prezzi. La mossa, che rischia di inasprire la crisi energetica scatenata dalla guerra in Ucraina, è stata letta da molti come uno schiaffo agli Usa, da mesi impegnati per ottenere più greggio in circolazione e a costi inferiori per tutti. Infuriato Biden, che promette "contromisure immediate"

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L’Opec+, organizzazione che riunisce i maggiori produttori di petrolio più la Russia, ha deciso di tagliare la produzione di greggio di due milioni barili al giorno: il doppio di quanto si ipotizzava alla vigilia della riunione di Vienna (in presenza per la prima volta dallo scoppio della pandemia). Una mossa giustificata dalle prospettive di calo della domanda globale ma che rischia di rendere più difficile il contrasto al caro energia in Occidente: per questo è stata interpretata da molti come un sostegno indiretto a Mosca. Tra più infastiditi, il presidente americano Joe Biden, che si è detto “deluso” e ha parlato di “scelta miope”.

La decisione

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La mossa dell’Opec+ è arrivata in esito alla riunione convocata d’urgenza il 5 ottobre a Vienna, dove l’organizzazione ha sede fin dagli anni ‘70. A volere la sforbiciata è stata soprattutto l’Arabia Saudita, il leader del gruppo, che spera in questo modo di spingere al rialzo le quotazioni dopo il calo di circa il 20% accusato negli ultimi tre mesi. Si tratta in effetti della riduzione più forte dal 2020, ma non è chiaro quanto impatterà effettivamente sul mercato visto che diversi Paesi membri del cartello stanno producendo da tempo al di sotto delle soglie massime consentite. Quindi il taglio “effettivo”, reale, sarà all’incirca della metà di quanto annunciato.

L’ira di Biden

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Sicura è invece l’irritazione di Washington. “Siamo molto contrariati” ha detto Biden, che ha annunciato l’immediata immissione sul mercato di altri 10 milioni di barili dalle scorte strategiche Usa proprio per contrastare la stretta e aumentare il greggio in circolazione. Il presidente, preoccupato che a un mese dalle elezioni di medio termine il prezzo del petrolio (e della benzina alla pompa) salga troppo, ha promesso di individuare con il Congresso “strumenti e autorità addizionali per ridurre il controllo dell’Opec sui prezzi dell’energia”. Un nuovo scontro Usa-Russia alle porte, insomma. Nei giorni scorsi l’inquilino della Casa Bianca aveva cercato di esercitare pressione su Arabia Saudita, Kuwait ed Emirati Arabi perché votassero contro il taglio e non compromettessero così gli sforzi europei per contenere l’inflazione energetica scatenata dall’invasione dell’Ucraina. Sforzi che, evidentemente, non hanno sortito gli effetti sperati.

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